Metallo Romano #5

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Normalmente detesto le prime persone, ma per questo mese è più che giusto cominciare con delle scuse: la rubrica è più scarna del solito a causa di circostanze eccezionali. Resta il “cuore” (cioè i live report e il calendario), manca il contorno – le recensioni e gli speciali.

Live report

Ottimo mese per i live a Roma: si procede verso l’estate a ritmi serrati. Non sempre le serate riescono, ma quello che conta è esserci.

Rhapsody of Fire + Kaledon + Bejelit @ Orion, 13/04

Cominciamo col dire che l’Orion è la concert hall che mancava nel panorama romano: non semplice da raggiungere (è a Ciampino), ma strutturata meravigliosamente, molto all’inglese, come una Brixton Academy a dimensioni lievemente ridotte – un vero piacere, rispetto alle tane di marmotte in cui ci si avventura normalmente. Sfortunatamente il 13 aprile è giorno di diluvio costante nella Capitale, e quindi sia all’apertura che durante l’esibizione dei Bejelit [6.5] il pubblico è davvero poco. Peccato perché, se la band piemontese su disco susciterebbe poca attenzione (il materiale è quello che è: power non particolarmente innovativo né in grado di spiccare per qualche particolarità), dal vivo si presenta ottimamente, con ottima stage attitude e capacità di “giocare” con il pubblico. Quello, oltretutto, che manca ai romani Kaledon [5], che soffrono del problema inverso: sei dischi in studio a testimoniare una certa qualità, anche a fronte di materiale eccessivamente omogeneo e allineato a canoni “datati”, ma non convincente la prestazione live, che risulta semplicemente piatta e priva di attrattive. I Rhapsody of Fire [8] sono le star della serata ma fanno di tutto per sembrare quanto più vicini possibile ai fan – sia fisicamente, data la scarsa distanza fra il palco e la prima fila, sia idealmente: si respira un clima estremamente piacevole e rilassato. Lo show è molto lungo (praticamente due ore), ma con il “trucco”: fra falsi finali, saluti, ringraziamenti, aneddoti, assoli (di basso e batteria), intro e outro il tempo effettivo si aggira sull’ora e mezza. Che comunque non è poco ed è sicuramente abbastanza per saziare tutti i fan, con una scaletta che viaggia attraverso tutte le fasi della carriera della band, anche se un pizzico di spazio in più al materiale più recente non avrebbe guastato. La nuova formazione (che non vede più presente il fondatore Luca Turilli alla chitarra, sostituito da Roberto De Micheli) è già una macchina ben oliata e si muove come un corpo unico sul palco – a fare la parte del leone, criniera inclusa, è ovviamente il cantante Fabio Lione (ops!), autore di una prestazione più che buona nonostante un lieve calo nel finale. E proprio a proposito del finale, qualche pezzo veloce in meno probabilmente avrebbe migliorato la prestazione. Ma poco importa, perché i Rhapsody of Fire, questa volta, vincono.

Taake + Disguise + Sedna + Nerodia @ Traffic Club, 20/04

A Roma piomba il black metal, con un gruppo forse non notissimo ma sicuramente di peso. E, udite udite, la serata è organizzata magnificamente: tre opening acts azzeccati, suoni intensi ed avvolgenti e ottima atmosfera. Il Traffic (una di quelle “tane di marmotte” di cui parlavo poco sopra) avrà vari difetti – ci sarà modo di parlarne a proposito di concerti in cui sono venuti fuori con chiarezza – ma ha il grandissimo merito di ospitare concerti come questo: metal, underground, attenti alla qualità della proposta e anche a promuovere la scena locale. I Nerodia [6.5] sono i primi a salire sul palco: mezz’ora per loro, che evidenziano bene la (relativa) melodicità della loro proposta, a cavallo fra black e death europeo. Il pubblico, ancora non abbondante e, a dirla tutta, impegnato in amabili conversazioni all’esterno, si lascia coinvolgere da una buona prestazione. Si fanno notare per bene invece i Sedna [7], il cui black metal si abbandona spesso a incursioni post- e quasi ambient, creando una grande atmosfera. Il pubblico apprezza, la band dà il massimo e si fa pubblicità nel miglior modo possibile: dimostrando le sue qualità. Complimenti. Per contrasto, l’approccio fin troppo diretto dei Disguise [5.5] arriva quasi a stonare con il mood su cui il pubblico si era adagiato; in parte è colpa del materiale proposto, non troppo significativo – la cover dei Mayhem in chiusura non manca di riscuotere consensi, in ogni caso. I Taake [7.5] non suonano a lungo (hanno un’ora o poco più a disposizione), ed è una prima pecca. Ma dominano il palco e il locale, con una presenza scenica che fa concorrenza a nomi più “di peso” come i Gorgoroth (visti sullo stesso palco qualche mese fa) e con un black metal primordiale e selvaggio, anche se non grezzo: prestazione estremamente studiata, senza dettagli lasciati al caso, ma non per questo meno intensa e spontanea, anzi. Piuttosto particolare la presenza, proprio sotto al palco, di un gruppo di fanciulle evidentemente interessate (in senso prettamente carnale) al singer del gruppo norvegese: otterrano, a fine concerto, qualche cimelio. Da notare, invece, un pubblico piuttosto inusuale: pochissimo pogo (e piuttosto scoordinato), più che altro un’attenzione costantemente rapita e catalizzata dal sound e dalle movenze dei Taake.

Entombed + Buffalo Grillz + Southern Drinkstruction + Housebreaking @ Traffic Club, 27/04

E qui cominciano le lamentele. Era stata annunciata una scaletta piuttosto precisa (che già non è che fosse la più soddisfacente, con il main act destinato a cominciare alle 23 per concludere a mezzanotte inoltrata) ed è stata totalmente disattesa. Gli Housebreaking [5] non erano stati annunciati; suonano, ma è come se non lo facessero – prestazione irrilevante, figlia di una proposta musicale non troppo convinta né particolarmente matura, eccessivamente diretta e priva di spunti. I Southern Drinkstruction [6.5] possono piacere o non piacere, ma senza dubbio nella scena romana sono amati e riescono a trascinare il pubblico. Finché si è davanti, là dove il martello colpisce più forte, tutto bene; basta indietreggiare di qualche metro perché la proposta del gruppo romano convinca molto meno. Ancora, l’attitudine da palco è buona (non parliamo di novellini, d’altra parte), ma la musica proposta è davvero poca cosa. Tanto che i Buffalo Grillz [7], che in fondo non fanno altro se non pestare sull’acceleratore senza soluzione di continuità, trovando l’equilibrio fra musica e ironia (a quanto pare il pubblico ama sentire La Canzone del Sole di Battisti in versione grindcore) finiscono per essere il miglior gruppo della serata. La prova degli Entombed [6] già di per sé non è di quelle che fanno strappare i capelli, anzi; un po’ per l’acustica penalizzante, un po’ per una presenza sul palco decisamente non consona allo status della band (che, ricordiamolo, è fra i più grossi nomi del death metal mondiale, anche se non lo dimostra), un po’ per una serie di problemi logistici su cui vale la pena spendere qualche parola, il gruppo svedese delude. Ora, la totale assenza di un’etica da pogo in Italia (se si eccettua qualche comune hardcore, ma negli ultimi anni il numero dei “virtuosi” è drasticamente diminuito anche lì) è una deprimente realtà a cui siamo abituati. Ma non è che siano gli italiani ad essere irrimediabilmente “cattivi”: semplicemente, ogni locale che si rispetti ha una security all’interno. Il Traffic no, e lascia ogni cosa impunita. Crowd-surfing (al chiuso! in un ambiente ampio quanto una sala da pranzo!) con fan catapultati in continuazione sul palco, ad interferire con la strumentazione e con i movimenti dei musicisti; pogo a gomiti alti e generica mancanza di “cultura da concerto”, con il concerto intero però a farne le spese. Occasione clamorosamente sprecata, e lo dico con enorme tristezza.

Calendario

11/05 Riti Occulti+Acheronte+Reburn @Closer (serata Metal Massacre)

16/05 Sleep+A Storm of Light @Circolo degli Artisti

19/05 Nanowar of Steel @Orion

19/05 Stoned Hands of Doom 7: Orange Goblin+Doomraiser+L’Impero delle Ombre+guests @Init Club

25/05 Vexed+Head Crusher+Not Ready Yet+Blackwater Park @Closer (serata Metal Massacre)

29/05 Fear Factory @Orion

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