Metallo Romano #6

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Maggio è il mese più amato e più odiato dai giovani: l’estate è vicina ma è tempo di verdetti, che siano scolastici o universitari. Cos

 

a c’è di meglio quindi che una sana scarica di metallo – rigorosamente underground – per tirare avanti? Niente, dico io. Sono di parte? Probabile. Però tra lo Stoned Hand of Doom (ormai mitico festival della capitale) e le nuove uscite se c’è una cosa che non manca mai è il metal a Roma – con i suoi alti e bassi, con la nostalgia di chi c’era già qualche anno fa e con l’ottimismo di chi per le scene indipendenti a Roma continua a battersi.

Live report

Stoned Hand of Doom – Chapter 7 @ Init Club, 19/05Locandina dello Stoned Hand of DoomIl ritorno del più amato appuntamento dedicato al doom metal di tutta la penisola è la classica serata da ricordare: ovvero quella a cui si ripenserà sempre con piacere anche se è difficile che finisca nel novero dei “migliori concerti di una vita”. Però con un bill così ricco di gruppi onesti e autentici, con un’atmosfera così rilassata, con un’organizzazione così certosina ci sono tutti gli ingredienti per un live “come si deve”, tanto che quasi verrebbe da definirlo “poco italiano” (sarebbe un errore, però: il malcostume della scena metal nostrana non è particolarmente diffuso – è solo che fa più notizia). Ad aprire (sono appena le 16 e 30) il quartetto romano The Wisdoom [7], guidato dalla coppia di chitarre formata da Dario Iocca e Francesco Pucci – quest’ultimo impegnato anche dietro al microfono. La proposta può essere condensata in uno stoner estremamente cupo e pesante, con parti vocali potenti ma leggermente ovattate; dal vivo la lunghezza dei brani è penalizzate, ma le qualità del gruppo si possono toccare con mano. Molti gruppi sono una novità (per me e per buona parte dei presenti), ma ci mettono poco per farsi apprezzare. Gli emiliani Caronte [6] impongono con sicurezza un muro di distorsioni che produce brani sì piacevoli ma alla fin fine eccessivamente schiacciati su un modello di doom un po’ datato. I sardi Black Capricorn [6.5] puntano tutto (o quasi) sull’atmosfera simil-esoterica, che aumenta esponenzialmente l’impatto dei brani: il modo migliore per conoscere questo gruppo è dal vivo, dove la noia non subentra mai. Spiccano i Funeral Marmoori [7.5], che mostrano una buona stage attitude unita ad una proposta sonora che raccoglie le suggestioni doom di cui questa serata è ovviamente stracolma e idee psichedeliche della prima metà dei Settanta – anche il fatto che non si prendano eccessivamente sul serio aiuta, non neghiamolo. Il motto dei Gandhi’s Gunn [6.5] è “quanto più lunga la barba, tanto più duro il suono” (come da titolo dell’esordio) e il loro stoner è la proposta più ammeregana di questa giornata. In certi ambienti godono di credono pressoché illimitato, ma in realtà si tratta di una band onesta con un carattere intenso, che non sfigura in nessuna circostanza ma che non fa gridare al miracolo. Il duo bergamasco El Thule [7.5] è passato, con il recentissimo Zenit, alla lingua italiana come forma espressiva per uno stoner doom molto personale ricco di influenze “space” e di strappi punk – davvero interessante e coraggiosa come proposta, anche se non premiata dal pubblico che si concede in gran parte una pausa-ristoro. Arriva il momento dei tre pesi massimi, i gruppi (due italiani e uno inglese) che tutti aspettano e su cui si incentra questa ricchissima edizione dello Stoned Hand of Doom. L’Impero delle Ombre [8.5] è un manifesto all’importanza della presenza scenica: se già il disco I Compagni di Baal è un gioiellino, dal vivo (arricchito da una spiccata componente teatrale che tanto deve ad una certa espressività visiva black metal) guadagna punti per l’atmosfera e il coinvolgimento che si creano. Grandissima prova, al punto che per un attimo i Doomraiser [8], che pure giocano i casa, sembrano un brusco ritorno alla realtà. Ma il gruppo romano non si è costruito per caso o fortuna la fama di macchina da guerra (sia in studio che live, oltretutto), e lo dimostra una volta di più con una prestazione maiuscola, enormemente aiutata dal supporto di un pubblico affezionatissimo. Gli headliner sono gli Orange Goblin [9], e basta il nome. Concerto strepitoso, sia come qualità del materiale (e non c’erano dubbi), che come resa sonora e rapporto con il pubblico, che viene intrattenuto in tutti i modi possibili. A tratti il caos del pogo si fa poco controllabile – è lì che interviene lo staff della band stessa, per “salvare” qualche giovane disorientato dall’alcol. Lo Stoned Hand of Doom è una garanzia, ancora una volta.Recensioni

Sedition [8] degli Hour of Penance è una mezz’ora di devastante intensità, quasi bruciante nel suo estremismo death – non però al livello dei precedenti lavori della band romana, dato che il senso di “disco di transizione” aleggia in maniera piuttosto netta. Sono cambiati cantante (in meglio) e batterista (in peggio) e c’è un minimo di freschezza in meno, ma il gruppo in sé resta solido e affidabile. Più melodici e “masticabili” i Lahmia, quartetto che viaggia fra death svedese e thrash europeo con il debutto Into the Abyss [7.5], che richiama spesso i Dark Tranquillity ma integrandoli con influenze diverse (persino tocchi di Moonsorrow qui e là) combinate con sufficiente personalità da evitare effetti dejà-vu. Continuando sul filone death (incredibile davvero il volume della proposta estrema nella capitale), sono al primo full-length anche gli Hideous Divinity: Obeisance Rising [6.5], acclamato fino all’inverosimile nei forum metallari, è un’onesta produzione a cavallo fra brutal e formule più tecniche, in cui c’è tutto tranne quel pizzico di originalità che farebbe davvero la differenza. Un disco solido, in ogni caso, e privo di debolezze sostanziali. Rivedibile la prima produzione dei neonati Riti Occulti, un disco dal titolo omonimo [5.5] che viaggia fra doom estremo, black, psichedelia – retti da atmosfere occulte – senza mai trovare una direzione sua. L’impronta dei Consummatum Est (con cui spartiscono il team vocale) c’è e si sente, ma il livello ancora non è paragonabile. Allo stesso modo, il gothic dei Maledia non convince nell’EP Your Angels Cry [5], per via di una formula musicale abusata e priva di spunti sostanziali, a cui si somma una presentazione vocale non sempre efficace.

Calendario

02/06 Obituary @Orion

05/06 Kyuss Lives! @Orion

08/06 Brujeria @Circolo degli Artisti

08/06 The Foreshadowing @Closer Live Club

11/06 Dimmu Borgir @Orion

12/06 Exodus+Heathen+Suicidal Angels @Blackout

16/06 Elephante+Cielo Drive+Necroart+The Wisdoom (serata Metal Massacre)

20/06 Adrenaline Mob @Orion

21/06 Nasum @Traffic

25/06 Napalm Death @Traffic

26/06 Trivium @Orion

27/06 Mastodon @Atlantico

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