MiAmi Festival – Day 2

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Gentili lettori, cheap sound vi da il benvenuto al Mi ami 2017 minuto per minuto.  La tredicesima edizione di uno dei festival più importanti della musica indipendente italiana che si terrà come ogni anno al circolo magnolia di Milano, le aspettative sono alte e i nostri inviati non vedono l’ora di raccontarvi una tre giorni di “partite” indimenticabili.

Venerdì, 26 – 5- 2017

La seconda giornata del Mi ami, venerdì 26 maggio, si appresta ad essere una delle più interessanti, il sole e il caldo accompagnano gli spettatori: tutto pronto, palla al centro si comincia.

A bordocampo i nostri inviati, Pietro e Domenico, non vedono l’ora di raccontarvelo e farvelo vivere insieme a loro.

Domenico: Buonasera a tutti, sono Domenico, l’inviato dal palco rizla.

Le “squadre” entrano in campo per il riscaldamento. Il caldo lascia un po’ spiazzati tutti ma non demoralizza nessuno, soprattutto i primi spettatori che iniziano ad affollare la collinetta e a bere le prime birre ghiacciate. Corsetta blanda con gli Atlantico, basso assente e synth prevalentemente pop, lo-fi anni 90’; il riscaldamento viene intensificato dai Liede, con un sound pop “finto intelletuale”; stretching per recuperare con Revo Fever, una melodia cupa e surreale con un pizzico di libera genuinità.

Finalmente si tocca il pallone, classico torello alternative anni 90 stile Pavement con gli Altre di B; si rientra negli spogliatoi e la gente inizia la ola sulla collinetta con Colombre, che riesce a mantenere inalterato lo stile del suo primo album Pulviscolo, facendomi tornare in mente il suono anni 70’ del cantautorato italiano. “Dimmi tu” e “Fuoritempo” fanno salire il clima prepartita grazie alla sua chitarra leggera.

Finalmente il calcio d’inizio; e quale miglior inizio con il duo romano, direttamente dal quartiere trastevere, Carl Brave X Franco126.

La pressione è alta e il pubblico aumenta a dismisura e in pochi minuti passano in vantaggio grazie a “Lucky Strike” e “Polaroid” e la difesa avversaria non può far altro che mandare il pallone “Pellaria” a centrocampo. Incitano il pubblico a fare “caciara” tra «fiori cresciuti tra sanpietrini» e «un supertele che galleggia sopra il tevere».

Adesso diamo la linea all’inviato del palco Dr. Martens Pietro.

Pietro: Buonasera a tutti, ringrazio Domenico, e salto le presentazioni, perché è più importante parlare di sensazioni, quelle che girovagando per lo stadio “Circolo magnolia” mentre il parco rizla era già in fermento, ho colto tra le facce accaldate dai 30 gradi milanesi. Le birre ghiacciate rinfrescano i sensi e mandano giù i primi arrosticini e panini divorati dalla folla in festa; c’è chi già si Ama e chi si amerà più tardi, è un clima da finale, e, tutto rimanda a ciò che succederà nel palco “principale” quello appunto Dr. Martens.

Gli stand-sponsor, le zone rinfresco, e le bancarelle di oggetti e dischi cominciano ad essere vere e proprie attrazioni, mentre il bel paesaggio che l’idroscalo regala al circolo magnolia viene assaporato dal pubblico scalpitante, e il verde del prato mischiato ad un inconsueto azzurro del cielo Meneghino sono il contorno di una giornata piena di gioia e aspettative.

Il match comincia subito con una fase di studio, quelle degli Esecutori di metallo su carta che portano in campo la loro rivisitazione e trascrizione della scena strumentale italiana con un riguardo di anticlassicismo; Ma Attenzione ! Inaspettato nel caos calmo del sottopalco il contropiede che porta direttamente al gol del pareggio, è quello dei Drink to me band sperimentale elettronica che ha scelto proprio il Mi ami, come data zero, prima della “pausa di riflessione”: e che data zero! Subito in rete, le attese rispettate dai ragazzi di Ivrea, pop e dancefloor possono convivere e loro lo hanno appena dimostrato, un vero e proprio arcobaleno musicale . Il risultato viene mantenuto intatto, con un “tiki taka”  a centrocampo, senza particolari affondi di Giorgio Poi, il cantante voce dei “Cairobi” non si sbilancia all’attacco e mantiene intatti i colori portati dai Drink to me, fra assoli e pop psichedelico.

Ma nemmeno il tempo del pareggio, nemmeno il tempo di rilassarsi, che subito dal palco rizla scendono in campo due degli artisti più attesi, e a me non resta che cedere la linea a Domenico, rimandandovi a più tardi.

Domenico: grazie per la linea Pietro. Non perdo altro tempo perché c’è il primo tocco di palla di Mecna.

Il rapper foggiano, introverso ma allo stesso tempo sincero, canta la sua “paranoia”, tenendo il pubblico incollato al palco e desideroso a seguire le sue introspettive visioni.

L’attacco vincente lo sferra Coez: dopo l’uscita del suo ultimo album Faccio un casino, il fuoriclasse di Nocera attacca subito con “Occhiali Scuri”, mantiene alta la linea con “Taciturnal” e sferra l’attacco vincente con “ Le Luci della Città” e “Faccio un Casino”. Il pubblico è senza voce, cantando a pieni polmoni le sue strofe sensuali e nostalgiche. Sembravamo dei bambini quando giocavamo  per la prima volta nei parchetti, felici e spensierati…

Pietro: Incredibile qui al Dr. Martens, doppi passi, veroniche e palleggi mai fini a se stessi, tutto così osceno, tutto così pop,  tutto così «oscenamente pop»,  tutto così maledettamente romantico e distruttivo: sono scesi in campo i Baustelle. Il pubblico in visibilio L’amore e la violenza va dritto all’incrocio dei pali, Bianconi e compagni con determinazione e incoscienza hanno infuocato gli animi della platea colma, mi guardo intorno e capisco che forse questo venerdì passato al Mi ami sta raggiungendo il suo momento clou, qui si può decidere l’intera partita e l’intera posta in palio. Cerco “Betty” negli occhi del mio vicino, canto “Il vangelo di Giovanni” in faccia alla coppia che litiga al mio fianco, per urlargli che in momenti così “La guerra è finita” , che il “Mi odi” non si direbbe nemmeno al peggior nemico, e che il Mi ami non è solo il nome di un festival; ecco è questo il live dei Baustelle, odi et amo, amore e violenza, girotondo di emozioni, una partita giocata con la tattica e l’esperienza di chi sa di non sbagliare. Il gol del pareggio era già nell’aria, e quando dal vortice sensoriale ti sparano in faccia “Charlie fa surf” la palla non può far altro che finire “sotto il sette”.

Finalmente con il risultato in bilico, stanco ma soddisfatto, Domenico si presenta a me con due birre: «beviamoci su perché non è ancora finita».

Pietro e Domenico: infatti non è finita, il dopo partita, o forse ancor prima, i minuti di recupero, hanno ancora qualcosa da regalarci. Girano strane voci, la gente mormora un segreto ancora da scoprire, si chiama Liberato, dalle nostre fonti, ci giungono voci in anteprima di un collettivo che canterà le canzone della misteriosa figura napoletana, l’attesa è spasmodica, guardandoci intorno capiamo benissimo che non siamo gli unici a pensarlo, ed ecco che sul palco compaiono le figure di Calcutta, Izi, Priestess e Dj Shablo. Il dialetto napoletano e le musiche electro prendono l’aria e si sente profumo di “9 maggio” come l’attesa di una primavera e la voglia di poter mai dire “Tu t’e scurdat’ e’ me”. Alla fine del live, che forse è stato il giusto riassunto della giornata di oggi, abbiamo un appello:

«Liberate Liberato».

Guardandoci in faccia, esausti, forse brilli ma felici, capiamo di non poter attribuire un vincitore e un vinto, e decidiamo che il risultato più giusto è il pareggio, grazie al terzo tempo e agli intervalli che il terzo palco, il palco Raffles ha omaggiato, dove si sono susseguiti Dutch Nazari, Technoir, Muruburtu e molti altri, contornati dalla novità del live painting.

Adesso la partita, qui allo stadio “circolo magnolia” è davvero finita. Ci apprestiamo a salire sulle navette che ci porteranno per le nostre strada, divisi e diversi, accomunati dalla stessa gioia, che ci guiderà alla giornata di domani.

 

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