MiAmi Festival – Day 3

Gentili lettori, cheap sound vi da il benvenuto al Mi ami 2017 minuto per minuto.  La tredicesima edizione di uno dei festival più importanti della musica indipendente italiana che si terrà come ogni anno al circolo magnolia di Milano, le aspettative sono alte e i nostri inviati non vedono l’ora di raccontarvi una tre giorni di “partite” indimenticabili.

Sabato 27-05-2017

Pietro: Sono circa le 17, il caldo a Milano anche oggi non ci ha risparmiati, arrivo davanti al circolo magnolia, con il morale alto ma al contempo triste, perché Domenico, l’amico con cui mi sono divertito ieri, raccontando il Mi ami come fosse la trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto”, non è potuto essere con me. Quindi ringraziandolo per avermi rievocato vecchie radio e antiche emozioni, oggi vi risparmierò le metafore calcistiche, raccontandovi la giornata di sabato così come io l’ho vissuta.
Il luogo è come sempre bellissimo: l’idroscalo, il verde, la gente, gli stand, tutto è come al solito il contorno giusto. Oggi il festival deve affrontare una prova dura: superare in bellezza, enfasi e coinvolgimento la giornata di ieri.

Leute, Persian Pelican e Dulcamara Tra sonorità emo dei primi quasi urlati sottovoce, il folk con sfumature elettroniche del secondo e  il modern-folk dell’ultimo mi sfiorano dolcemente, mentre tra un saluto e l’altro, mi riscaldo e immedesimo in quello che è un ambiente accogliente e quasi surreale di una Milano di fine maggio.

Sono una trottola, il Mi ami è quasi come un parco giochi dove non ti va di perdere nemmeno un’attrazione, e subito dal parco Rizla i Les enfants con il loro pop mistico e sincero mi mettono quasi una sicurezza addosso che non vorrei più scrollarmene.

I Gomma mantengono le aspettative; quanto sono cresciuti sti ragazzi? Quanta gente non vedeva l’ora di ascoltarli mentre sdraiati sulla collinetta, ci si coccolava senza vergogna, senza fare «come gli elefanti che si nascondono».

I Gomma amano Cheap Sound e Cheap Sound ama i Gomma.

Guardo i miei amici, e la gente vicino a me, effettivamente non si sa che fare adesso, ci sono i Canova e Management del dolore post operatorio: Mi ami quasi quasi che ti odio! Quale decisione migliore se non quella di un half-half. Corro al banco del bar, birra ghiacciata ed eccola, una delle band più sorprendenti di questo 2017 i Canova, il palco Rizla è una bolgia, tutti cantano a memoria le loro canzoni, e loro con schiettezza e audacia sembrano già una band veterana, e questo sicuramente non può che augurargli e auspicarli una strada tutta in discesa, e la “vita sociale” è stata mandata definitivamente «a puttane». Al Dr. Martens tutti saltano, quasi stento a vedere il palco, mi intrufolo e subito parte il pogo i Management del dolore post operatorio spingono eccome, e come al solito il loro live è uno sputarsi verità addosso sempre a mille all’ora, non posso fare altro che lasciare lo zaino alla mia compagnia, stringere forte il cappello tra le mani, e buttarmi nel pogo: “Norman”, “Auff” e “Pornobisogno” oltre al mix di pezzi romantici e vecchio stile del nuovo album Un incubo stupendo, e alla domanda : «e adesso che stiamo naufragando mi chiede: sei pronto per la fine del mondo?» tutti in coro dentro se stessi, so per certo, che avranno risposto all’unisono «Si, siamo pronti».

Edda mantiene l’atmosfera al massimo dell’attenzione, purezza e sincerità sono il suo forte, e riesce a trasmetterlo al pubblico attento del circolo Magnolia; i Gazebo Penguins, seguiti , gioco forza a metà, mentre il tramonto prende il sopravvento, che di per sè già da un senso di malinconia, la malinconia stessa ce la spruzzano addosso attraverso le loro chitarre, svegliandoci con botte di energia, per poi farci riaffievolire, come docili bestie a quel sentimento che il male ce l’ha solo come radice del nome, ma che spesso ti sa cullare come nessun’altra sensazione al mondo.

Adesso corro in direzione del palco principale, non vorrei mica perdermi il gruppo più atteso, o uno dei più attesi della giornata: Le luci della centrale elettrica.

Costellazioni e terra il live di Vasco brondi è un vero e proprio Terra/universo di preziosa compagnia, la nuova composizione live funziona, e fra una malinconica nota, e un senso di rivalsa le canzoni “parlate” del buon Vasco racchiudono tutto quello che può significare il MI ami; è un turbine, un vortice, un tornado: al magnolia, al tempo del Mi ami ci si può aspettare di tutto, magari un nuovo amore, o uno finito, una nostalgia da far riaffiorare o una amicizia riscoperta. Vasco Brondi libero di scapestrarsi sul palco quando non indossa la sua chitarra sembra volteggiare goffamente e pienamente coinvolto dalla sua stessa musica, è di poche parole, tanto a che servono, se la marea di gente è li a cantare “A forma di fulmine” piuttosto che “nel profondo Veneto” piuttosto che “le ragazze stanno bene”.

Sento che anche questo giorno, l’ultimo sta volgendo a termine, e decido di sfegatarmi con  gli irriverenti e pazzissimi Pop x, prima della carrelata del dj set Rockit all stars, senza mancare di rispetto al palco raffles, dove la musica dei Dizzyride, Birø, Iosbi, Capibara, Populous accompagnata dall’impeccabile live painting che colorava la gente ondeggiante e attenta del sottopalco.

Quando davvero so che è finita, mentre mi appresto a lasciare il circolo magnolia incontro un amico, che guardacaso ha accompagnato Vasco Brondi come tastierista nel suo tour; è Angelo Trabace che dopo i convenevoli mi chiede «ma che sta succedendo di là?» e io, con un accento falso siciliano acquisito nel tempo gli rispondo solamente «compà non lo so, è tutto bellissimo».

Chi al Mi ami non ci è mai stato non sa cosa si è perso; chi al Mi ami si è innamorato lo amerà a vita; chi al Mi ami si è odiato, forse, non ne ha capito il senso. Io non posso fare altro che, pieno di musica, darmi l’appuntamento al prossimo anno.

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