Roma a Natale, musica a non finire!

Roma sotto Natale è un qualcosa di fantastico.

I monumenti, le luci, la gente che va e che viene, l’odore di caldarroste che impera per le strade del centro, i negozi. Ma sono cose che, forse, già sapete.

Da ieri ho un motivo in più per amare la mia città in questo periodo: la musica in strada.

Non credo molti di voi abbiano mai fatto caso al vecchio violinista russo del Corso o al trombettista solitario di via dei Fori Imperiali, non credo vi siate mai soffermati più del tempo di mezza sigaretta davanti al quartetto slovacco poco dopo la chiesa dei santi Ambrogio e Carlo, né, tanto meno, presso quella fucina etnica che spontaneamente si propone sulle scalinate di piazza Trilussa.
<<Non c’è tempo>> troppo spesso mi viene risposto quando, come un ragazzino, davanti a queste naturali e bellissime espressioni musicali, chiedo ancora cinque minuti.
Ora i più ‘international’ di voi commenteranno: <<Beh, a Londra questo succede ovunque>> (mentre i francofili mi rifileranno la classica Montmartre) e io tranquillamente risponderò con un: <<Chi se ne frega>>. E’ bello succeda anche da noi. Che altro c’è da dire?
Altri invece, i bacchettoni, se ne usciranno con un: <<Ma poveracci, quelli cercano di fare due lire per mangiare>>. Vi dico che avete ragione. Anzi, avete perfettamente ragione. Ma questo non ha mai impedito a nessuno di ascoltare, gustarsi l’esibizione, fermarsi a parlare e magari offrire un caffè o altro.
Semplice.
Anche perché, spesso, in un angolo con la custodia aperta e le chitarre in mano, stanno anche professionisti o semiprofessionisti pronti a scendere in strada per farsi sentire.

Questo mi è successo domenica scorsa, quando, camminando per via dei Fori Imperiali, improvvisamente vengo incuriosito da uno strano ukulele elettrificato, poi da una mini fisarmonica (mai vista in vita mia), poi da un glockenspiel formato baby.
A suonarli un ragazzo e una ragazza. Lui alla chitarra acustica, lei, la voce, alla miriade di altri strumenti, almeno fino a quando non entra l’ukulele con gli assoli.
Lì per lì, benché perfettamente attrezzati (un microfono per la voce di lei e uno per gli strumenti, due piccoli amplificatori, uno esclusivamente per chitarra e ukulele), li avevo presi per due ragazzi che, un po’ per divertirsi, un po’ fare qualche spiccio, avevano arrangiato qualche pezzo e lo stavano eseguendo in giro.

Niente di più sbagliato!

Non che non si stessero divertendo, quello è indubbio, ma Silvia Caracristi e Gabriele Pierro sono tutt’altro che due ragazzi presi a caso con arrangiamenti fatti a caso per due lire.
Due storie musicali che s’incrociano e generano le Miniature, gruppo (così descritto nella fan page ufficiale di Facebook) acoustic minimal folk.
Ora, sapete quanto io vada d’accordo con definizioni di generi musicali più complesse di punk-rock, ma devo dire che per quanto riguarda le prime due, acoustic e minimal, ci siamo.
Che la questione sia acustica è palese. Con una chitarra a portare avanti il tutto, strumenti di riempimento quali quelli sopra citati e il massimo effetto rappresentato da un leggero delay, le Miniature sono fantasticamente acustici.
Ora, per quanto riguarda il minimal, per comprendermi meglio vi consiglio vivamente di andarli a trovare su Facebook (link qui sotto) e leggere la lista delle loro cover: Billie Jean, The final countdown e le non elencate Eye of the tiger e Rocket man.
Fondamentalmente sono tutti pezzi che difficilmente immaginereste in versione acustica. Sono pieni di riff, pieni di suono, pieni di tutto! L’unico modo di eseguirli sarebbe di spogliarli e lasciare solo il necessario, il nocciolo del pezzo, la parte, per l’appunto, minimale: riff, linea vocale, accompagnamento. Ed è esattamente ciò che fanno le Miniature.
Leggero l’accompagnamento, delicatissime, quasi aeree, le linee melodiche, semplici, quasi come cantati da un bambino, i riff.
E’ un qualcosa che, personalmente, mi ha stupito.

Ho avuto modo di scambiare due parole al volo con Silvia e Gabriele e ho semplicemente capito che, al momento, frequentano la zona tra i Fori Imperiali e p.zza Navona.
Se quindi vi capita di vedere un ragazzo e una ragazza ben attrezzati, con diversi strani strumenti, tanta gente intorno e una custodia aperta con dei CD dentro, fermatevi e ascoltate.
Se amate l’acustico come me, sarà una delle cose più divertenti abbiate mai sentito.

Da sottolineare, in questa non-so-bene-se-chiamarla-recensione, quei CD nella custodia che v’ho appena citato. Due lavori in vendita: il primo è quello vero e proprio delle Miniature, dove penso troviate le cover che sono sulla loro fan page di Facebook (‘penso’ perché, purtroppo, non ho fatto in tempo a comperarlo), il secondo ha una sagoma di ragazza e una semplice scritta.
Potremmo chiamarlo SILVIACARACRISTI (a voi da interpretare come self-titled o, semplicemente, un-titled) e contiene sette tracce inedite in stile Miniature con alla voce, ovviamente, Silvia.
Non sono, purtroppo, riuscito a trovare alcuna informazione sulla lavorazione dell’album, su eventuali collaboratori o musicisti ma, giuro, non appena avrò qualcosa farò presente (se non qua, perlomeno su YouTube!).
Nel frattempo, sappiate che mi sto lentamente innamorando di questa ragazza.

Vi lascio con un piccolo momento dell’esibizione che sono riuscito a rubare e, più sotto, i link alla loro fan page di Facebook, dove potrete trovare tutte le info riguardo nuovi live.

 

R’n’R

G.F.

 

MINIATURE

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SILVIA CARACRISTI

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