MinimiTermini: Novotronik, quando una band stupisce

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MinimiterminiA volte capita di scoprire una band per caso, a un concerto dove ti sei ritrovato trascinato da un amico, spulciando Youtube e così via. Così ho scoperto i MinimiTermini durante un breve set a un All Together Now di qualche tempo fa, e ricordo di aver pensato di averla beccata, finalmente, una band di cui non sapevo l’esistenza prima molto, molto fica.
Passa un po’ di tempo ed ecco che esce Novotronik: secondo album della band. I MinimiTermini – Antonella Pacifico (voce, synth, chitarra), Elena Montomoli (chitarra), Salvatore Rizza (chitarra), Anastasia Angelini (basso) e Andrea “Strufu” Pucci (batteria, drum machine) – vengono dal grunge: il primo album, Novalgina Sex Train (2012), si può considerare un album prettamente di genere con la particolarità dei testi in italiano. Ecco, scordatevi tutto questo. “Ed ora, qualcosa di completamente diverso”: basta un anno o poco più ed ecco che il gruppo rimette in gioco tutto. 
Novotronik è un album che parte da una copertina dal sapore post punk e con un’importante novità per la band: i testi in inglese; o meglio, i titoli: testi in verità non ce ne sono, basta qualche parola chiave e poi un inglese completamente casuale ed inventato. Non un tentativo di rendersi internazionali senza il beneficio della lingua, ma una ricerca vera e propria nei suoni e nelle melodie più che nelle parole. A libera interpretazione dell’ascoltatore insomma, un misto tra il Gibberish di Bjork e l’inglese improvvisato alla Bennato/Celentano.
Non finisce qua la ventata di novità che i MinimiTermini vogliono portare con il loro nuovo album: per tutti gli otto brani si ha la netta sensazione, infatti, che le influenze del primo disco si siano mischiate ed amalgamate con altre e che vengano rigettate fuori con una vena del tutto personale. Drum machine e sintetizzatori si incrociano con batteria acustica e chitarre elettriche, senza disordine o casino, senza la necessità del “muro” di suono costante: ogni suono rimane ben calibrato, alla maniera degli ultimi Radiohead – ma senza però quella patina di minimalismo che li rende insopportabili – e i pezzi si rivelano molto dinamici, con passaggi decisivi in potenza e volume quasi post rock. È poi la voce, molto caratteristica e, direi, marchio di fabbrica della band, a tenere tutto insieme con un ruolo variabile, e non di poco, a seconda delle necessità dei brani: ora è distante, quasi un sample o una voce “ambient” quasi appartenente a quell’elettronica del filone Moby, ora è protagonista, graffiante e potente; meriti che la cantante non può non condividere con Salvatore Rizza che si è occupato di tutta produzione dell’album.
È veramente difficile trovare una collocazione a questo disco tante sono le contaminazioni che ci si possono trovare dentro, ma lo stile rimane coeso per tutto il disco e non si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un minestrone pieno di idee non approfondite.
Certo, a voler trovare un difetto a questo album si può dire che, per quanto l’impatto sonoro sia immediato, non sia di facile digestione, non di certo un easy listening insomma. Ma non ce ne importa granché, visto il risultato finale e il valore di certi brani, come lo Novotroniksplendido pezzo di chiusura My little Sunday morning. Tantomeno importa a loro, già pronti ad esportare la loro musica in Danimarca, mercato dove per tradizione una band cosí può vedersi aprire strade interessanti.
Insomma, un disco da ascoltare e certamente uno dei migliori album autoprodotti degli ultimi tempi!

effebbí

Autore: MinimiTermini
Titolo: Novotronik
Etichetta: Autoprodotto

TRACKLIST
1 – What I think about love
2 – Come on over
3 – Kansas City
4 – Isabel Control
5 – Black Milk
6 – Abioghein
7 – NYC sky
8 – My little Sunday morning

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