Mish-Mash Festival ’16 | Day #2

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Siamo stati al Mish-Mash Festival, evento organizzato dall’associazione culturale ‘Mosaico’ all’interno del Borgo Antico della città di Milazzo: il secondo giorno siamo tornati al Castello per orario aperitivo, sempre col favore musicale di Defe.

Inevitabilmente inebriati dalla brezza del prosecco della casa, abbiamo potuto apprezzare la performance di Rycott, dj di talento che propone proprie creazioni miscelando elettronica di grande gusto ed in procinto di lanciare il secondo EP.

When Due 

Subito dopo il palco è pronto ad accogliere i When Due, gruppo emergente siciliano. Iniziano la loro esibizione con il volto coperto da maschere, quasi a voler scoprire esclusivamente la loro musica. Presentano il loro album omonimo When Due, nel quale si rintracciano sonorità electro-rock degne di nota. Pezzi come «New» o «Half-light» trascinano il pubblico in un vortice di sensazioni a primo impatto cupe, per poi sprigionarsi in tutta la loro maestosità. Anche in questo caso un piccolo consiglio, ascoltateli dal vivo e non ve ne pentirete.

Celluloid Jam 

Se vi dicessi di mettere insieme dance anni ‘80, elettronica e visual da paura cosa vi viene in mente? No, non siamo ad una festa trash romana, ma davanti ad un gruppo di fenomeni: Celluloid Jam. Tre elementi, voce e visual. Si presentano così, belli e colorati. Non appena iniziano a suonare la facciata del monastero delle benedettine si riempie di colori e grafiche spumeggianti, la voce invece riempie lo spazio del Borgo Antico improvvisando balletti indemoniati. L’effetto sul pubblico non può che essere devastante. Si crea una sorta di empatia tra palco e platea, non ci sono più confini, fanno tutti parte di un disegno lisergico fatto di suoni dance randellati da un beat sfacciatamente pop. E’ tutto davvero molto bello. Il loro primo album, Youth, non può essere ascoltato in cuffia o via casse, perde maledettamente valore. Scendono dal palco, il pubblico li invoca e risalgono riproponendo «Fire»: “Now give me all you got, I’m never gonna stop I’m on fire, desire”, ecco, lo dite anche voi, noi vorremmo prendere tutto ciò che voi possiate regalarci. Sono anche un gruppo impegnato; la voce, Caterina, ha fondato un gruppo di attiviste femministe a Firenze e ricorda al pubblico che la libertà non può passare attraverso imposizioni altrui, invece il visual artist indossa con strafottenza una maglia che recita “sono extracomunitario”. Non so perché ma all’improvviso mi è sembrato di trovarmi in una sceneggiatura di Nanni Moretti (chiaramente in positivo). Hanno deciso di proseguire il percorso artistico in quel di Londra, mentre noi speriamo di rivivere al più presto una loro esibizione.

Matilde Davoli

Ancora esaltati dall’esibizione dei Celluloid si affaccia sulla platea Matilde Davoli per la sua unica data in terra sicula. Il suo progetto incontra e si appassiona al mondo dell’electro-pop. L’artista ha un trascorso nei gruppi Studiodavoli e Girl with the gun; la svolta solista dà alla luce I’m calling you from my dreams, un’ escalation di sensazioni. La voce soave che accompagna le basi la ritroviamo, esplosiva, durante il live. Esordisce con il pezzo «#1», primo estratto dell’EP, poi propone «Realize», «Summer ending», «Morning»; si tratta di pezzi di facile ascolto da parte del pubblico, e mentre piovono proposte di matrimonio per la cara Matilde, la mia mente vola, sospinta dalla musica a tratti psichedelica e dalle visioni oniriche che produce. La sua musica ricorda il post-punk anni 80 con tonalità noise e indie rock appena accennate. Fa davvero un bell’effetto ascoltare espressioni artistiche di questo livello. Scende dal palco, viene richiamata a gran voce e ripropone «Realize». Siamo tutti contenti e probabilmente lo è anche lei, anche se non ha accettato alcuna proposta di matrimonio, neanche la mia.

Bruno Belissimo 

Sono curioso di sapere se chi ha scelto la line up avesse idea di cosa significasse chiamare Bruno Belissimo. Uno spettacolo. Ultimo artista a salire sul palco chiude il Festival nel migliore dei modi possibili. Artista internazionale, è In aprile ha lanciato il suo disco omonimo, uno di quegli album che sta bene un po’ ovunque, dall’aperitivo fino alle prime luci dell’alba. Il motivo è semplice; riesce ad unire tonalità di disco music, funk e deep house portando il groove a livelli estremi. Propone al pubblico praticamente tutti i brani del suo primo lavoro; da «French riviera» a «Pastafari» passando per «La violenza». E’ un animale da palcoscenico. Invita a salire sul palco chiunque abbia voglia di gestire le proprie emozioni sotto il suo comando ed a consumare gin e ananas, una roba di sua creazione. Ad un certo punto mi rendo conto che metà Festival limona con la prima cosa che trova davanti, io sto nell’altra metà prendendomi cura della mia bionda, doppio malto. Fa una breve pausa, anche Bruno è umano, poi riattacca con un dj set improvvisato. Avrà suonato per più di due ore. Ma il pubblico è felice, vuole che continui l’esibizione. Non si tira indietro e va avanti fin quando ne ha, cosa non da poco. Ha dovuto staccare solo perché aveva sforato l’orario ed il service non poteva andare avanti fino all’alba. Poco male, ti riascolteremo volentieri.

P.S.

Vorrei spendere due parole per l’organizzazione del Festival. Trovarsi immersi in una location mozzafiato per assistere ad un Festival non può che essere già di per sé elettrizzante, se poi si aggiunge una selezione di artisti notevole ed un ambiente rilassato non si può che lasciare una bella immagine dell’evento.

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Belissimo alla fine ha trovato il tempo di pubblicizzare il suo album, perché “Voglio comprare una casa a Milazzo” …. E allora rifatelo questo meraviglioso Festival, parola di Bruno.

P.P.S.

Personalmente ho chiuso la mia serata al mercato del pesce di Milazzo. Chiaramente il giorno dopo ho mangiato un arancino perché di un pesce spada intero non sapevo che farmene.

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Piergiuseppe Basile

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