Modì: Il Suicidio Della Formica. L’album poco riuscito di un cantautore che vale molto di più

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Più indipendente di lui non esiste nessuno: da professore di storia dell’arte, Giuseppe Chimenti, in arte Modì, chi vuole cominciare a collegare gli elementi lo faccia, diventa chitarrista in alcune band di Roma per poi diventare solista e incidere per un’etichetta neonata e indipendentissima Il Suicidio Della Formica, album d’esordio uscito a marzo.

Il cantautore, originario di Cosenza, con otto brani originali ed una cover di Elliot Smith (La Ballata Del Grande Nulla), regala un album d’esordio tanto interessante quanto difficile da capire. La sua musica, così come quella del più blasonato Colapesce, è calda, estiva e malinconica. Il disco sembra essere la colonna sonora di un lungo viaggio con una meta che non c’è. A questo viaggio dal sole soffocante si contrappongono dei testi cupi, senza via d’uscita, quasi esageratamente nichilisti.
Dico difficile da capire, però, perché mentre è palpabile l’intenso lavoro interiore che ha portato Chimenti alla composizione di questo disco, allo stesso modo è veramente difficile apprezzarne il suono e gli arrangiamenti. L’album è registrato in maniera eccessivamente asciutta e spesso degli arrangiamenti folk – interessanti, anche se molto classici nel loro genere – non si riesce ad apprezzare la fattura. Forse per problemi di budget, ma più probabilmente per ottenere un suono scarno, vissuto o anche sofferto, tutto l’album, dai testi alle qualità di musicisti, arrangiamenti e canzoni, resta nascosto dietro a una produzione sbagliata.
E’ un disco che è possibile apprezzare dopo svariati ascolti, quando si entra davvero nei pezzi prescindendo da tutto questo, immaginando come sarebbe potuto essere. Il problema è che i dischi non si fanno col condizionale, quindi segnalo Modì come uno dei cantautori interessanti del momento, che sicuramente (come gran parte dei cantautori indipendenti) live rende di più e che deve riuscire a trovare una produzione che lo valorizzi per fare un nuovo disco.
Fra gli elementi positivi dell’album bisogna riconoscere a Chimenti di essere riuscito, come il collega siciliano Colapesce, a creare una linea cantautoriale che, senza dimenticare i grandi maestri, è riuscita ad andare avanti, senza rimanere ancorata a una nostalgia e a un modo di fare il cantautore antico e surclassato che è la condanna del movimento attuale. E’ riuscito a mettere il cantautorato in una dimensione non ideologica, non buonista e dove la prima cosa è la musica (il finale di Preferisco il silenzio ne è una dimostrazione). In più la cupezza e la sagacia dei testi molto particolare, vede Modì usare  un potere che i cantautori hanno e troppo spesso dimenticano di possedere: cioè quello di sputare sentenze senza speranza di essere ascoltato, senza tentare di essere apprezzato, parla di quello che vede e che pensa, sapendo che in fondo nessun uomo sarà il buono. Ritrova il coraggio delle idee.
Mentre a lui mando l’augurio di fare di più in futuro, ai cantautori di Roma (quelli di ultima generazione) chiedo: ma come mai i più interessanti di tutti vengono da fuori?
F.B.

Autore: Modì
Titolo: Il Suicidio Della Formica
Etichetta: Hydra Music

TRACKLIST
1 – Persistenza Della Memoria
2 – La Ballata Del Grande Nulla (cover Elliot Smith)
3 – Gli Anni Chiusi In Tasca
4 – Carnevale
5 – Di Venerdì Tutto Succede
6 – L’Amore Ci Brucerà
7 – Suicidio In Stazione
8 – Il Suicidio Della Formica
9 – Preferisco Il Silenzio

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