Mogwai | Atlantico Live 28/10/2017

Mogwai all'Atlantico Live | ©Elisa Scapicchio
© Elisa Scapicchio
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Ci sono band che nei loro live, oltre ad intessere melodie, riescono a creare alchimie trascendendo la dimensione temporale. I Mogwai hanno regalato un live catartico, un viaggio sonoro attraverso le loro sperimentazioni al pubblico dell’Atlantico live di Roma

Ci sono quegli attimi (rari) in cui ti sembra che tutto sia perfetto, proprio come in certi film: notte, poche luci, zona periferica, esterno di un locale e… AZIONE! Entri di corsa nel club, la porta si spalanca e squarcia il buio lasciandoti inerme alla tempesta di note poderose che arrivano dal palco fino a te, rimbalzando su centinaia di corpi e tu non puoi che sorridere e godere, illuminata dalle sole luci dello stage!

Roma 28 ottobre 2017, Altlantico live, sul palco ci sono i Mogwai  e insieme a diverse centinaia di persone ci sono anche io: ad aprire il live set la meravigliosa e potente “20 Size”.

Il live dei Mogwai è stato una continua coreografia di giochi pirotecnici sonori: il giusto ritmo, la giusta scaletta, una esecuzione tecnicamente precisa ma allo stesso tempo autentica e coinvolgente, tanto da lasciare senza fiato il pubblico, rapito e catapultato in una dimensione parallela senza tempo se non quello  infinito dei loop e delle casse ipnotiche.

Un live sicuramente di grande impatto emozionale, 90 minuti di risacca, cullati tra shoegaze e post-punk, tra delay di chitarre e bassi fuzzosi per infrangersi su tappeti di batterie più siderali: impossibile non entrare in connessione e lasciarsi travolgere completamente dal sound dei Mogwai.

La set list ha dato spazio principalmente all’ultimo LP, Every Country’s Sun, nono album in studio, uscito a settembre, in cui post-punk, ambient e sentori di noise sono mescolati in una perfetta alchimia di suoni e sperimentazioni, tratto distintivo della band scozzese.
“20 Size” è stata scelta come overture, teatrale dalle evocative ambientazioni shoegaze, mentre l’unico brano forse più  pop, anche perché è l’unico cantato del live ( da Stuart Braithwaite) è stato “Party in the dark”, ma è bastato poco per rituffarsi nei suoni più post-punk e noise di “Battered At A Scramble” e “Old Poisons”.

Completano la set list brani storici  della band come “I’m Jim Morrison, I’m Dead”, totalmente inaspettata ( non compariva nella scaletta milanese della serata precedente) e accolta da fragoroso stupore, e la solenne ed ipnotica “Auto Rock”, eseguita con una lunghissima coda di delay e un fragoroso colpo di cassa a chiusura.  Congedano i Mogwai dal pubblico di Roma due brani  in encore, difficilmente scelti a caso: due tracce chiusura di altrettanti dischi importantie e cioè  “Every Country’s Sun” , dell’omonimo ultimo arrivato e  “Mogwai fear Satan”, traccia di coda del loro primo album Mogwai Young Team.

Un ventennio di sound tra post-rock e sperimentazioni e la garanzia di energia, passione e talento: come un buon vino invecchiato il sound dei Mogwai risulta corposo ed attuale, in grado di regalare performance inebrianti e catartiche, come quella dello show all’Atlantico live di Roma.

Foto di Elisa Scapicchio

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