Vi presento i Molotoy

I Molotoy spaccano e noi lo sappiamo.
Dei Molotoy abbiamo recensito il disco, The low cost experience (che potete trovare QUI).
Con i Molotoy siamo un bel po’ in fissa e dato che chiedendo in giro qualcuno ci rispondeva ancora “chi?” il nostro Enrico Strina ha deciso di presentarveli nel modo più semplice e diretto possibile.
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molotoy

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CheapSound: Ciao ragazzi, presentatevi ai lettori di Cheap Sound!

Molotoy: Suoni alterati, basi electro, trattamenti digitali e strumenti rock e ad arco…questo e ancora altro sono i Molotoy.

CS: Il vostro approccio è strumentale. Dentro troviamo tante influenze e ve ne cito due molto lontane: King Crimson e Daft Punk. Da chi altri siete ispirati?

M: Ognuno di noi proviene da ascolti ed esperienze musicali ben diversificate. E tutto questo, nelle nostre composizioni, si sente. Passiamo dagli ormai classici “moderni” come Nirvana, Slint o Rush a gruppi attuali come Jaga Jazzist, God Is An Astronaut o The Knife. Non siamo settoriali nei generi, bisogna spaziare per rendersi conto di come si evolve la musica.

CS: Cosa significa fare strumentale oggi? Cosa vorreste comunicare al pubblico, nonostante la mancanza dell’immediatezza delle lyrics?

M: Non c’è per forza bisogno di un messaggio ben chiaro, scritto nero su bianco, per poter trasmettere qualcosa a chi piace ascoltare musica. Di sfumature ce ne sono molte e noi abbiamo preferito non usare quelle della voce per poter, invece, potenziare l’aspetto sonoro e melodico. Sono ormai molti anni che il pubblico è abituato e predisposto mentalmente a farsi trasportare e avvolgere da brani senza cantato. E poi di cantati e cantanti ce ne sono già molti perchè continuare ad aumentare il numero della lista?

CS: Come avviene la composizione in casa Molotoy? L’elettronica è una struttura portante o è una sovrastruttura che agisce sopra ad un tipico interplay tra strumenti per così dire tradizionali’?

M: L’elettronica per noi è fondamentale. Quando ci avviciniamo alla composizione di qualche nuovo brano iniziamo, la maggior parte delle volte, con qualche giro midi . Perdiamo sempre molto tempo nella ricerca del suono giusto che possa esprimere al meglio l’intenzione del brano. Poi si aggiungono gli altri strumenti, ognuno con la propria sensibilità e carattere. Capita anche il contrario che da una chitarra nasca un riff, ma nel proseguire la struttura ci buttiamo subito a scrivere le parti delle varie sequenze che andranno a fare da struttura portante al brano.

CS: Descrivete The low cost experience.

M: Il nostro primo album è stato un omaggio al cercare di fare alcune cose ‘a basso costo’. Che non vuol dire certo voler fare un lavoro a metà o con poca qualità. Anzi il nostro intento è stato quello tirare fuori il meglio dalle nostre possibilità ‘tout court’. Ci siamo auto costruiti parte della strumentazione sonora e scenografica; come ad esempio i led e la centralina che li controlla, che usiamo come elemento scenografico portante dei nostri live (oltre alle video proiezioni a sync con la musica). La ‘The low cost experience’ è questo e molto altro ancora, oltre che un omaggio viscerale a Jimi Hendrix e a quell’epoca che ancora continua ad affascinare tutti coloro che si avvicinano al mondo della musica rock.

CS: Ora decostruite The low cost experience dicendoci in modo autocritico dove vorreste migliorare per il prossimo disco.

M: Siamo molto pignoli su tutto. Dal suono agli arrangiamenti, alla struttura dei brani. Abbiamo la convinzione che bisogna sempre evolversi, mai fermarsi o adagiarsi. Con il tempo i gusti cambiano, si matura (o almeno si spera) e anche la nostra musica deve seguire questo nostro percorso umano. Chi si adagia è perduto!

CS: Com’è la scena musicale romana e nazionale secondo voi per le band indipendenti al momento? E per un gruppo strumentale?

M: C’è un gran fermento musicale qui a Roma (e anche in giro per l’Italia). Ci sono gruppi che si esprimono con i generi più disparati e questo è un bene. Finalmente si è tolta quella omogeneità di proposte che fino a pochi anni fa la faceva da padrona (almeno qui a Roma). Ora le proposte sono molte e ben diversificate. Gruppi come noi che si esprimono con un genere strumentale sono, ormai, allo stesso livello degli altri.

CS: Ritenete che Londra e Berlino siano ancora le avanguardie per un approccio come il vostro o pensate che siano miti ormai tramontati?

M: Beh appena faremo un’esperienza simile in queste due magnifiche città ve lo faremo sapere. Per noi hanno un fascino (e l’estero in generale) tutto particolare. Riuscire a potersi esprimere in quegli ambienti sarebbe qualcosa di unico.

CS: Descriveteci i Molotoy tra 5 anni.

M: Saremo 5 anni più vecchi…

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