Molotoy: The Low Cost Experience

molotoyIl portmanteau Molotoy è intrigante, l’artwork bizzarro, il disco d’esordio non semplice. Volutamente? Sì, volutamente. The Low Cost Experience è un esperimento ancor prima che un’esperienza, pensato in ogni dettaglio e realizzato al meglio dell’etica DIY – da tanti anni propria dell’elettronica molto più che dei padroni originari. La sensazione di caos ordinato offerta dall’album nasce con la prima nota e svanisce con l’ultima: cioè è costante per tutta la durata del disco, ma fatica a lasciare un segno una volta che il volume va giù. Il che non è neanche necessariamente un male, ma aiuta a capire meglio che cosa abbiamo di fronte.

Urge chiarezza: The Low Cost Experience si districa molto bene tra post-rock e elettronica – e che elettronica: più che a Daft Punk e Air, viene da pensare ad un frullato di fine anni settanta condensato di volta in volta in quattro minuti di canzone, e non a caso arrivano idee su idee filtrate dal prog rock di quegli stessi anni. Su un’architettura fatta di tastiere e suoni artificiali (sui quali vale la pena spendere due parole più avanti) e retta da una batteria interessante ma eccessivamente laid-back (personalmente non sono un fan dell’effetto drum machine, a questo punto meglio una drum machine vera e proprio), spesso la differenza nei pezzi la fa il violino, che dà aria anche là dove a volte le frequenze si calpestano un po’. Certo, rispetto agli standard a cui siamo stati abituati negli ultimi anni è un’elettronica che risulta leggerina anche quando vorrebbe spingere – questione di suoni e di missaggio, ad esempio in We Are the Volvo la botta non arriva mai perché la voce, che pure è tanto effettata da mescolarsi con il background, sovrasta nei volumi la ritmica – ma è un male? Oppure una scelta intelligente che permette al succitato violino e alla chitarra di portare all’ascoltatore melodie che altrimenti rimarrebbero affogate? Al sound nel complesso manca qualcosa – spesso nelle basse frequenze, che sono il motivo dell’assenza di impatto delle sezioni più cariche – e c’è qualche sovraccarico – sulle medio-alte, che a volte confondono. Molto interessanti le scelte a livello di elettronica pura, realizzata con un uso intrigante di protocolli OSC (che potremmo definire come “thinking man’s MIDI”) abbinati a “giocattoli” come iPhone e WiiMote – giocattoli esplosivi, toys che diventano molotov per produrre comunque un giocare-con-la-musica.

Tutti questi discorsi non sottraggono ad un dato fondamentale: non ci si stanca facilmente di The Low Cost Experience, che è un ottimo biglietto da visita per i Molotoy e una release sopra la media non solo dell’underground, ma dell’elettronica italica tout court. Occorre attenzione a qualche dettaglio “filosofico” – ad esempio va giustificata maggiormente l’affezione alla forma-canzone con brani che siano canzoni, strumentali se lo si vuole ma in grado di racchiudere ciò che hanno da dire negli effettivi quattro minuti – ma è quello che si richiede per fare il grande salto, non per essere di buon livello: lì i Molotoy ci sono già e possono dirlo con sicurezza. Anche perché, bypassando discorsi tecnico-tecnologici affrontati in precedenza, l’essenza trip di The Low Cost Experience è intensa e viva, in grado di prendere l’ascoltatore per mano e avvolgerlo.

F.F.

molotoyAutore: Molotoy
Titolo: The Low Cost Experience
Etichetta: Modern Life

TRACKLIST
1 – Super attack
2 – Brain
3 – We are the Volvo
4 – Holymount in the rain
5 – Kukkiko ronf
6 – Magical history soup
7 – Laqu
8 – Mussaka
9 – Werther
10 – Digital Bohemien

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