Murubutu | L’Uomo che Viaggiava nel Vento e altri Racconti di Brezze e Correnti

Non dite che non siamo di parola, che non manteniamo le promesse: nell’ultimo appuntamento di Better Call Belli abbiamo lasciato Murubutu con la promessa di aggiornarci presto. Eccoci allora a parlare del suo nuovo album battezzato L’Uomo che Viaggiava nel Vento e altri Racconti di Brezze e Correnti.

Come si è soliti dire, un nome che è tutto un programma, un concept album sul Vento. Conoscendo l’artista in questione, la sua doppia anima e missione di rapper e uomo di lettere e letteratura, potete immaginare come un filo conduttore come questo ci permetta di viaggiare verso mondi, tempi e storie dalle tinte vive, forti e indimenticabili. Il Vento come spettatore e catalizzatore, attore e testimone. Murubutu come la rara maestria delle sue rime forgia una serie di rap-conti che sono grandi piccoli tuffi nella storia e nell’anima. Non mi resta dunque che chiedergli come è nata questa scelta.

“L’idea del vento è nata spontaneamente perché rappresenta un medium ideale per passare tra vari paesaggi ed entrare nei vissuti individuali. Inoltre è una metafora facilmente declinabile, come il mare o forse un po’ più difficile… “

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Tra l’introduzione di “Anemos” e la conclusione di “L’ultimo soffio” sono tante le storie portate dal vento e raccontate dalla voce del rapper. Si passa dalla Seconda Guerra Mondiale di “Linee di Libeccio” al Rio de la Plata de “La Bella Creaola” al Lungo Senna di Parigi di “L’Uomo che Viaggiava nel Vento” ed il confine tra mito e realtà, storia e cronaca è molto sottile, così ho chiesto ulteriori delucidazioni sull’origine dei brani e se soprattutto tra questi, ce n’è qualcuno che mentre lo componeva, lo ha coinvolto maggiormente:

“I brani tratti dalla cronaca sono: “Grecale”, “Mara e il Maestrale”, “Dafne sa Contare”, “Linee di Libeccio” e “L’uomo che Viaggiava nel Vento. Il brano che mi ha coinvolto maggiormente? E’ stato Mara e il Maestrale. È come se avessi vissuto con Mara e Nando per due settimane; mi sono documentato molto per scriverla.”

Scorrendo la track-list dell’album, non posso fare a meno di notare tra i guest alcuni nomi noti molto interessanti. Nomi di artisti che hanno fatto del rap una via per scrivere e approcciarsi al testo musicale inedita, raggiungendo dei livelli altissimi: parlo di Dargen D’Amico, Rancore, Ghemon.

“Gli ospiti più noti sono tre tra le migliori penne in Italia nella scrittura rap. Mi ha fatto molto piacere che abbiamo accettato subito di collaborare.”

Ora, dopo aver ascoltato ripetutamente il disco per preparare al meglio questo articolo, devo confessarvi che è difficile trovare un punto debole in L’Uomo che Viaggiava nel Vento e altri Racconti di Brezze e Correnti. Il livello poetico dei testi è altissimo anche in questo caso, il ritmo e l’incedere coinvolgente e ogni brano ha la potenza e la forza del vero cantautorato, dove ogni canzone supera se stessa per parlare e comunicare qualcosa di più grande. Ovviamente ho anche io i miei pezzi preferiti, quelli che mi hanno colpito maggiormente. Come la bellissima storia puntata a passi di danza di Giulia in “Grecale”:

«Non è vero che i ciechi sognano il buio.»

O la struggente vicenda di “Mara e Maestrale”, forse il punto più alto dell’album per intensità emotiva, una sorta di nuova “I Marinai tornano tardi”:

«Per la canzoni e le promesse ho una memoria eccezionale.»

In conclusione, L’Uomo che Viaggiava nel Vento e altri Racconti di Brezze e Correnti è l’ennesimo grande – ed imperdibile –  disco di un artista che non accenna minimamente ad abbassare il livello altissimo della sua produzione.

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