Non tutta la neve vien per nuocere, i Buoni Propositi del Music Inn

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Non so se anche voi avete avuto lo stesso problema mio in questi ultimi giorni, ma a me, questa neve, ha fatto saltare non poche serate.
Esempio? Giovedì scorso, 9 Febbraio, con la doppia e malefica combo de La Tua Fottuta Musica Alternativa al Circolo degli Artisti con il concerto de Le Luci della Centrale Elettrica al BlackOutRockClub.
Per diversi motivi (tra cui la neve!) non ho potuto ‘presenziare’ né all’uno né all’altro e forse è stato un bene.

All’ultimo momento di quello stesso giovedì sera vengo invitato a una serata organizzata dal Saint Louis Music College di Roma nello storico Music Inn di largo dei Fiorentini.
Jazz club, ottimi musicisti, una passeggiata in centro, neve in giro; tutto sommato l’atmosfera che si sarebbe potuta respirare m’incuriosiva. Vestito in fretta e presa la macchina di corsa mi sono diretto sul Lungotevere, sicuro, come al solito, di arrivare tardi.

Trovato (fortuna incredibile) parcheggio subito, mi lancio verso quella cantina di storia della musica Capitolina che è il Music Inn, a due passi da Campo de Fiori.
Superato l’elegante ingresso principale e il grande bancone illuminato che si staglia sulla parete di fondo, scendo i gradini sulla sinistra. Da qui la leggendaria serie di corridoi, di porte, di piccole aperture che nascondono privè e, finalmente, la sala ‘grande’, pregna di oltre quarant’anni di live music, quella che ha ospitato più e più volte i grandi nomi del Jazz, da Chet Baker a Bill Evans, da Ornette Coleman a Lee Konitz fino a Charlie Mingus, il nostrano Roberto Gatto, Steve Grossmann e Roach e Urbani e Danilo Rea. Il Music Inn, da questo punto di vista, non invidia niente a nessuno.

Mi siedo attendendo l’inizio della serata che, come me, ritarda di circa un’ora.
Nella sala ‘grande’ (che così grande, alla fine, non è), la sistemazione dei tavoli, posizionati senza un criterio apparente, messi in modo tale da far transitare, perlomeno, la gente in entrata e uscita, rende l’ambiente piuttosto claustrofobico, se consideriamo, anche, che, essendo una cantina, i soffitti non sono altissimi. Fortuitamente riesco sedermi nell’ultimo tavolo rimasto, mio malgrado, dietro una grande colonna in mattoni nudi che mi ha precluso la vista del palco per buoni due terzi della serata. Diciamo una sala concerti non esente da difetti architettonici e tecnici! Tuttavia l’atmosfera che si respira è propria di un jazz club d’altri tempi. Una parola mi passava perennemente in testa guardandomi attorno, respirando, toccando, ascoltando quella sala: densità.
Densità del fumo delle sigarette che fino a vent’anni fa avrebbe inondando tutto, densità del vino, birra, liquori e distillati sorseggiati dalle persone sedute, densità della musica che si suonava e si suona ancora là sotto: palpabile.
Ecco, parliamo anche di questo: la musica al Music Inn.

Quella sera, come già accennato, organizzata dal Saint Louis Music College di Roma, tre gruppi a esibirsi, tutti e tre, come m’aspettavo, di grande qualità.
Il primo, i Jazzin’ the Alien, puntano a sonorità (ovviamente) jazzistiche ma non disdegnano strutture o brani poppeggianti (notevole la loro versione di Enter Sandman). Niente da dire sulle ottime capacità singole di ognuno dei componenti, tuttavia, più sentendoli che osservandoli (per le chiare difficoltà che vi dicevo poc’anzi), notavo come a spiccare fosse sempre la chitarra benchè a me, sinceramente, non piacesse più di tanto. Grande invece la voce maschile della band, Giuseppe Di Bianca, bei colori, voce bella piena, appuntita quando serve, calda se necessario. Mi è decisamente piaciuto, anche se affatto esente da piccole sbavature, ma, alla fine, è ‘il bello della diretta’.
Per quanto riguarda la seconda band che, lo sottolineano loro stessi, non è un laboratorio, cambiamo genere e passiamo a un qualcosa di più movimentato, di orizzonti funkeggianti resi un po’ più sofisticati da nette sonorità Fusion. Sono i Buoni Propositi che presentano, anche, dei loro brani inediti. Poco da dire su di loro: divertentissimi! Con una formazione che aggiunge un sassofono alla formazione classica di basso, batteria, chitarra e piano, i Buoni Propositi non disdegnano le esplosioni di suono più simili al Rock, non i giri di basso schizzoidi del Funky, tanto meno le accentatissime ritmiche della Fusion: il sound è pazzesco e l’abilità nella scrittura dei pezzi è strabiliante! Non pensavo esistessero ragazzi della mia età capaci di tanto.
L’unica pecca, purtroppo, non è loro ma della sala concerti che, a causa della sua struttura, rende il suono decisamente ovattato, perfetto finchè si parla di Jazz, quasi pessimo se si tratta di Funky, Fusion e qualsiasi cosa necessiti di più volume e bassi più importanti.
Da sottolineare assolutamente, tra le cose più positive della serata svoltasi finora, chitarrista e bassista dei Buoni Propositi, nello specifico: Vincenzo Totta e Dario Giacovelli. ‘Impressionantemente divertenti’ non rende abbastanza! Per quanto riguarda il sassofono, Riccardo Nebbiosi, non ci sono parole in merito. A un certo punto ho cominciato a pensare che le note che uscivano da quello strumento, in realtà, non esistevano affatto.
L’ultima band a calcare il palco del Music Inn è quella dei Brecker Bros, anch’essa laboratorio del Saint Louis, dove troviamo il buon Totta, di nuovo, alla chitarra. Anche loro non molto da dire: divertenti, esuberanti, azzardati, forse, nella scelta delle cover, ma decisamente competenti ed esecutori, oltre che interpreti, eccezionali.

La mia serata si conclude con una breve chiacchiera con i musicisti, un’ottima birra aromatizzata al cioccolato (sì, ogni tanto ‘ste cagate le faccio anche io) e una breve passeggiata sul Lungotevere, che più bianco non lo si potrebbe immaginare.

Bel regalo mi ha fatto questa neve: un gran locale e dei gran musicisti, tutto in una sera.

R’n’R

G.F.

MUSIC INN

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