My Bloody Valentine: il ritorno del (vero) rock alternativo

Ammettiamolo: la maggior parte delle volte che nel mondo della musica si utilizza il termine “alternativo” lo si fa senza una particolare ragione. Negli ultimi anni la parola “alternative” è diventata l’etichetta indispensabile per qualsiasi gruppo che voglia farsi strada in quei circuiti che , alla fine, alternativi non lo sono poi tanto.

Perché la questione di fondo è sempre la stessa: alternativo rispetto a cosa?
Innumerevoli potrebbero essere le discussioni sull’argomento che condurrebbero probabilmente a un nulla di fatto e al permanere della questione sul famoso piano dell’ “aria fritta”.

Ma, se spesso e volentieri, l’aggettivo alternative si attribuisce con troppa facilità a molti gruppi rock, c’è una band (e che band!) a cui sicuramente spetta di diritto il titolo di alternativa: My Bloody Valentine.

Se per caso non aveste mai sentito parlare di questo gruppo, abbandonate la lettura dell’articolo,  ricercate sul web il nome di questi tre (ormai non più) giovani irlandesi e godetevi tutta l’eccezionalità della loro esigua produzione musicale che ha rivoluzionato il modo di concepire e vivere la musica.

Parlando dei My Bloody Valentine si risale alla fine degli anni ’80, epoca in cui vennero pubblicati i loro unici due album: Ins’n Anything e Loveless. Se il primo disco lanciò il gruppo nell’ambiente alternativo  fu il loro secondo lavoro a consacrarli come dei veri geni del rock degli anni ’90.

Undici tracce epiche, con un sound unico, curato fino all’ossessione, difficilmente limitabile a quel genere shoegaze con cui venne classificato per l’immensa valanga di suoni di cui si compone il disco. Vero e proprio genio musicale, folle e a tratti sconclusionato, la chitarra e voce della band Kevin Shield è riuscito a dar consistenza alla propria eccentricità in questo album la cui produzione fu così bizzarra da far entrare di diritto gli aneddoti sulle sessioni di registrazione di Loveless nella serie dei racconti leggendari del rock!

Si narra infatti di come la registrazione sia durata ben due anni durante i quali venne licenziato un numero spropositato di tecnici del suono ritenuti incompetenti dal chitarrista che durante più interviste sostenne che «tutto quello che fecero fu preparare il tè». Il costo del disco si aggirò intorno alle 250.000 sterline e ci volle il talento musicale degli Oasis per risollevare le sorti economiche della Creation Records, in quegli anni etichetta del gruppo! Shield suonò praticamente tutti gli strumenti, credendosi più efficiente rispetto agli altri componenti e curò in prima persona tutte le registrazioni.

Insomma i My Bloody Valentine rappresentano per bravura ed originalità una delle pietre miliari del rock alternativo.

Ma perché vi diciamo tutto questo? Perché sembra proprio che la band alternativa per eccellenza stia per tornare a calcare le scene musicali. Recentemente infatti Kevin Shield ha annunciato che un nuovo album dei My Bloody Valentine è pronto per essere pubblicato e uscirà ancor prima della fine di questo 2012.
Il chitarrista ha infatti rivelato a NMECredo che con questo disco arriveremo subito alle persone a cui piacciamo, basandomi sulle poche, pochissime persone che l’hanno ascoltato (alcuni tecnici, il gruppo e basta). Alcuni pensano che sia più strano di Loveless. Io non credo. Mi sembra che ci liberi completamente, e che nel disegno complessivo fosse necessario al 100%

Pur mantenendo le dovute riserve, vista la famigerata caratteristica di Shield di possedere una concezione temporale del tutto personale (nel 2007 aveva già parlato di un nuovo disco del gruppo su cui stava lavorando dal 1996), dopo ben ventun’anni dall’ultimo album, la band irlandese potrebbe finalmente tornare a stupirci con un progetto inedito.

A noi, ora come ora, non rimane che attendere l’arrivo del nuovo lavoro  per sentire come suonerà uno dei sound più alternativi di sempre ora che l’ondata alternative ha totalmente sommerso il mondo della musica.

Alice Ignazi

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