Ricordati di amare, sempre | Intervista a Matthew Caws dei Nada Surf

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Matthew, Ira e Daniel hanno deciso di intraprendere un tour europeo per promuovere il loro ultimo disco “You know who you are” e fra le varie città è spuntata anche una data a Roma, per cui abbiamo deciso di fare un salto al teatro Quirinetta per ascoltare le nuove canzoni e scambiare qualche parola con loro …

La notte prima di halloween, sono andato a sentire i Nada Surf al teatro Quirinetta di Roma insieme alla mia ragazza.
Dal momento che li avevo scoperti solo da qualche mese (anche se la band è attiva dal 1992) non conoscevo nulla oltre ai singoli più famosi e non sapevo esattamente cosa aspettarmi.
Tuttavia, con mia grande sorpresa, mi sono trovato di fronte ad un concerto davvero coinvolgente, mai noioso e ben suonato dall’inizio alla fine.

Canzone dopo canzone, i tre newyorkesi hanno presentato il loro ultimo disco, You Know Who You Are senza escludere i loro successi del passato e in particolare dedicando molto spazio ai brani del precedente album Let go.

Dopo aver aperto con la movimentata “Hi-Speed Soul” hanno ripercorso i loro 20 anni di carriera suonando pezzi come “Whose Authority”, “Weightless”, “80 windows” e “Popular”, alternandoli a ringraziamenti e brevi aneddoti sulla loro esperienza a Roma.

Sono stato piacevolmente colpito anche dal pubblico in sala per l’affetto con cui ha accolto la band e per la passione con cui molti hanno seguito il live, non credevo fossero così apprezzati qui in Italia. Pur essendo un concerto di una band pop-rock/alternative, diversi ragazzi nelle prime file ballavano, si dimenavano e cantavano a squarciagola, chiedendo ogni tanto una nuova canzone da suonare.

Dopo circa due ore di concerto e un ultimo brano, “Blizzard of ‘77”, suonato solo voce e chitarra acustica, i Nada Surf si sono congedati ringraziando tutti i presenti mentre Matthew, il cantante, è sceso per firmare gli autografi e fare le foto.

Approfittando della situazione e aspettando con pazienza che la folla attorno a lui diminuisse, mi sono avvicinato e timidamente gli ho chiesto se fosse possibile scambiare due parole a proposito di questo nuovo tour.  Dopo avermi guardato con fare perplesso (probabilmente più per il mio inglese terribile che per la richiesta in sé) ha accettato e io non me lo sono fatto ripetere due volte.

Matthew come vi siete trovati qui a Roma? Siete soddisfatti del concerto?

Siamo stati molto bene, il pubblico è stato davvero caloroso! Mi ha sorpreso vedere tutta questa gente, sinceramente pensavo sarebbero stati di meno.

Ho notato che per questo nuovo tour avete cambiato la vostra formazione e senza Doug siete tornati al trio originale. Come mai questa decisione?

In realtà Doug si era offerto di suonare con noi solo per un determinato periodo e noi non abbiamo mai pensato di cambiare il numero di componenti della band. Essendo un grande fan di Doug come chitarrista gli chiesi di registrare alcune parti per il nostro disco ”The Stars Are Indifferent to Astronomy” e da  quel momento ci ha seguito in diversi live. Tuttavia, nel momento in cui i Guided by Voices sono tornati in attività lo abbiamo ringraziato per il lavoro fatto svolto  e abbiamo preferito continuare senza di lui

Vi aspettavate un pubblico così eterogeneo? C’erano persone di vent’anni che cantavano accanto a persone di quaranta o cinquanta.

Beh sì, direi di sì. Quando abbiamo iniziato a suonare durante il nostro primo tour molti dei nostri fan avevano 20, 25 anni e ora ne hanno 40, 45.
Tu mi sembri molto giovane, non so bene come dei ragazzi molto giovani ci conoscano ma è grandioso.
Pensa che il nostro primo tour è partito soprattutto grazie al nostro primo videoclip, perché “Popular” è passato molto in televisione  e durante quel tour i nostri fan erano tutti ventenni. È bello. Preferisco avere davanti a me persone molto differenti.
E sai, a volte abbiamo firmato degli autografi per delle ragazze che erano incinta e dopo 10 anni le abbiamo rincontrate ai nostri concerti e ci hanno presentato i loro figli. È  accaduto spesso, è fantastico.

Come ultima domanda volevo chiederti una curiosità a proposito della vostra canzone “Always Love” che è la mia preferita. Puoi raccontarmi la storia che c’è dietro questo pezzo e cosa significa per te?

Certo. Era un periodo difficile della mia vita, avevo litigato con una persona molto cara senza volerlo e stavo molto male. Un  giorno sono tornato a casa e sentendo il bisogno di scrivere un pezzo ho iniziato a suonare la chitarra nel mio salone. A volte Il tempo a New York è così bello che riesce a cambiare il tuo umore. Per cui anche se ero molto triste guardando il tempo fuori dalla finestra  ho pensato che dovevo smetterla di portare avanti questa lite e che dovevo semplicemente lasciare andare le cose, anche se non volevo. In quel momento ho pensato che avrei dovuto scrivere una canzone più positiva possibile. Sapevo che se avessi  scritto un pezzo in grado di piacermi molto lo avrei cantato tutto il tempo e in questo modo ogni volta mi sarei ricordato di essere ottimista. È una sorta di lettera che ho indirizzato a me stesso per cercare di essere positivo e di affrontare con serenità anche i momenti più duri della vita

Avrei voluto chiedergli tante altre cose ma purtroppo il tempo era finito e dovevano chiudere la sala.

In ogni caso posso dire di essere tornato a casa più che soddisfatto per questo concerto, perciò consiglio a tutti di tenere d’occhio questa band per i prossimi live in Italia e di andarli ad ascoltare su youtube in caso ancora vi risultino sconosciuti.

Di Lorenzo Imperi

(qui trovate le nostre foto del concerto!)

 

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