Someone Else’s Life | In anteprima il nuovo video di P.

“Someone Else´s Life” è il nuovo lyric video di P. È il secondo singolo estratto dall´EP di debutto di P., Last Entry in the Ship´s Log (MiaCameretta Records, 2018).

Quest’ultima entry sul diario di bordo di Piermaria Chapus, in arte P., è un piccolo compendio di folk e psych. Oscillando tra i Flaming Lips di Yoshimi fights the Pink Robots ed il miglior Sparklehorse, questo breve EP è il biglietto da visita di un musicista maturo e slegato dalla tradizione musicale italiana, un binomi0 raro nella nostra industria. Considero questi tre brani una piccola gemma nascosta: se non nascosta, almeno lontana, tant’è che P. vive a Berlino, e se non lo sapessi, direi che di italiano, nel disco, c’è ben poco.

In occasione dell’uscita del nuovo singolo, ho deciso di fargli qualche domanda, per conoscerne meglio il progetto.

p.

Last entry in the ship’s log. Mi domando dove siano finite le altre “entries” a questo punto, e se il “capitano” della nave sia tu?

Le entries a cui fai riferimento sono di carattere musicale e umano. Sentivo la necessità, dopo alcuni anni, di fermare su carta lo stato attuale del mio percorso di scrittura, fissandolo in questi tre brani che compongono l’ EP.

Il confronto con le mie precedenti esperienze musicali, particolarmente quella nei MiceCars (ascoltate se avete voglia ASIMO / I, un disco al quale sono molto legato), è stato un passo necessario per dare a questo lavoro di cui discutiamo oggi una sua identità. Ti confesso di essermi trovato perfettamente a mio agio “costretto” nello spazio proiettato e delimitato da questo confronto; mi ha permesso di lavorare in una dimensione di “autosufficienza giuridica” che è stata certamente liberatoria, ma anche fortemente responsabilizzante.

Lavorando ai brani che compongono questo EP non ho potuto fare a meno di notare come, particolarmente da un punto di vista lirico, le parole, i concetti e le immagini più ricorrenti rispecchiassero in modo abbastanza fedele esperienze, emozioni, sensazioni completamente slegate dalla mia vita e dai miei amici in Italia, a Roma.  Anche nella scelta del nome del progetto, c’è un’intenzione precisa che mi concede di essere distante da tutte le incarnazioni del passato e presentarmi in una forma più agile, spoglia e, se vuoi, più intima. In questo senso quindi, mi sento al comando della mia navicella, e pienamente felice di trovarmici a bordo. Forse la chiave di lettura dell´intero lavoro la si può trovare in “Cenotaph”, che è anche la mia preferita tra le tre.

Someone else’s life – La vita di qualcun’altro: il singolo in questione parla di alienazione? La sensazione di vivere una vita che non è più la propria?

Rimbaud nella famosa lettera spedita a Paul Demeny utilizza l’espressione “Je est un autre”; la preferisco al termine “alienazione”, la trovo più adeguata al mio caso. Essere se stessi implica necessariamente confrontarsi con l’ alterità, con ciò che non è soggettivo e che non si conosce. Si tratta di un atteggiamento che ha una radice di carattere empatica e passionale che non può che, a mio giudizio, arricchire  l’essere umano, particolarmente in tempi bui come questi.

La “vita di qualcun altro” diventa la nostra nel momento in cui scegliamo di non accontentarci più di osservare le nostre ombre proiettate nella grotta in cui ci troviamo incantenati, malgrado le urla e la prepotenza di certi energumeni di oggi che evidentemente preferirebbero il contrario. È un atteggiamento che cambia gli equilibri, il nostro modo di pensare e di percepire ciò che è intorno a noi, modificando nel profondo la relazione con le cose, anche quelle più sepolte; ci fa uscire dal guscio attraverso un salto nel vuoto che è per sua natura spaventoso, ma necessario e credo anche terribilmente attraente. Il vocoder a cui fai riferimento che lancia il countdown all’ inizio del brano e che nei ritornelli ripete ossessivamente “Someone Else’s Life” potrebbe essere in realtà l’A.I. in salsa animista della nave di cui parlavamo poco sopra.

Mi piace ricordare Franco Battiato che, in uno dei suoi brani più belli, “Segnali di vita” canta: “Si sente il bisogno di una propria evoluzione, sganciata dalle regole comuni, da questa falsa personalità”.

A cosa si riferiscono le linee di testo nel video? Sembrano quelle ripetute dai lavoratori di un call-center per qualche campagna di marketing.. Poi la voce robotica (l’utilizzo del vocoder) all’inizio del brano ha qualche significato particolare?  

Le linee di testo che ho scritto per accompagnare il video seguono in un primo momento il testo vero e proprio della canzone, per liberarsene in breve tempo lanciando alcune stilettate sarcastiche all’indole un po’ seriosa del testo stesso. Le frasi sul call center che hai messo in evidenza, come quelle relative alle previsioni del tempo, ai migliori cinque album del Death Metal Svedese anni ’90 (chi è interessato può trovare la mia classifica sulla mia pagina FB, sono un cultore del periodo in questione, fatemi conoscere le vostre scelte) o all’andare a giocare a golf come soluzione alla proprie psicosi sono tentativi, spero riusciti, di sincretismo tra le riflessioni del testo e la mia natura più ironica e iconoclasta, un termine che non uso a caso dopo tutto il filotto che ti ho attaccato sulla scorta della domanda precedente.

Che mare stiamo gurdando nel video? E perchè?

Stiamo ammirando un tramonto da un promontorio di un’isola minuscola delle Piccole Cicladi. Non ne rivelo il nome intenzionalmente sperando che il numero già ridotto di turisti si riduca ancora di più. Siamo circondati dal Mar Egeo in uno spazio temporale che va dalle 19.35 alle 19.40 circa dello scorso Settembre. E’ un tramonto in tempo reale, purtroppo tagliato sul finale per necessaria sintesi e fruibilità. Il mare è in movimento, così come la luce solare. I Romani utilizzavano quest’isola come meta di confine. Viene nominata anche nell’Eneide e, stando alla mitologia, Dioniso vi nascose la povera Arianna dopo che Teseo pensò bene di scappare lasciandola a Naxos.

Vivi a Berlino, ma l’etichetta per la quale esce l’EP è italiana, Miacameretta Records. Come siete riusciti a far funzionare la cosa?

Prima di tutto lasciami ringraziare Filippo e Ettore di MiaCameretta per l’interesse nell’aiutarmi a mettere in piedi un’operazione che altrimenti sarebbe rimasta in un HD del mio computer. Si sono dimostrati immediatamente entusiasti della mia idea, e soprattutto dei miei brani. C’è stata sintonia su ogni aspetto. Con Filippo avevo già lavorato un paio di anni prima su un mix di un brano Natalizio nato quasi per gioco (“Alone on the Death Star on Christmas Eve – With Bells on”, lo trovate su youtube) e più indirettamente attraverso le mie collaborazioni con altri artisti della label, particolarmente Strueia e Sky of Birds. Con Ettore ci conosciamo veramente da una vita, fin dai demo con gli Shout.

All’EP seguirà un album? Vorrei leggere, o meglio ascoltare, più “entries”..

Sì, l’album, per quello che può significare oggi il formato, è un traguardo che mi sono posto. Ho moltissimo materiale in fase di lavorazione, tutto estremamente eterogeneo (come d´altronde è l´EP di cui parliamo oggi), ma ancora estremamente in alto mare. Alcuni pezzi sono più pronti di altri. Ce ne sono alcuni ultimati, ma che non mi soddisfano, o altri che devono ancora essere ancora sottoposti ad un lavoro di stesura, ma che mi ronzano in testa da tempo. Di altri invece ci sono solo scheletri che aspettano che trovi un po’ di tempo per dedicarmi a loro.

Il mio obiettivo è arrivare ad avere un bottino di 14-15 pezzi che mi soddisfino pienamente da cui successivamente distillarne 7 da assemblare sull’album. Malgrado la maniacalità con la quale lavoro, che può alle volte rallentare il processo, sarò curioso di vedere cosa succederà ad album ultimato: voglio far partire la trottola e sedermi comodamente per vedere dove vada a finire. Nel frattempo mi diverto a collaborare con artisti impegnati in generi diversi. Ho ad esempio cantato su alcuni brani di Joal, un producer molto interessante di Berlino che fa deep house, e ho dato un piccolo contributo vocale nel prossimo disco degli Sky of Birds, band che consiglio di seguire. Intanto, oggi, c´è questa stampa a tiratura limitata e numerata a mano dell´EP: lasciami a questo proposito ringraziare Nepo (nepo_collage su Instagram), talentuoso collage artist, che si è innamorato dei brani e si è offerto di curare la veste grafica della release con tre dei suoi lavori.

Per chiudere: ha suonato qualcuno con te? O hai registrato tutto da solo?

Ho suonato  tutti gli strumenti e ho curato gli arrangiamenti, programming, e premix nel mio studio casalingo Berlinese. Il mix finale, più qualche aggiustamento dell´ultimo secondo, è stato eseguito da Matteo Portelli del White Lodge Studio di Roma, con il quale è stato emozionante tornare a lavorare, e il mastering da Filippo al VDSS Recording Studio di Morolo (MiaCameretta Records). Intendo, a meno di particolari sconvolgimenti, continuare a fare le cose in questo modo, assecondando per quanto possibile la mia natura un po’ solitaria, senza però chiudermi alle sorprese, o all’inaspettato. Spesso nei resoconti delle pi ù difficili imprese alpinistiche in solo non mancano testimonianze di scalatori che, ormai allo stremo delle forze, hanno raccontato di come fossero convinti di avere un altro compagno di cordata che li aiutasse ad andare avanti. Sarò pazzo, ma mi piace pensarmi in una situazione del genere, senza il fastidio provocato dall´ipotermia si capisce. D’altronde, come ho già ricordato, nella cabina di comando della mia nave si sta stretti e, se devo essere sincero, al momento c’è posto solo per me.

Qui potete seguire P. durante i suoi viaggi interstellari.

Last Entry in the Ship’s Log è ora presente in una tiratura limitata, numerata a mano, di 30 CD, la cui grafica è curata da Nepo (Instagram: nepo_collage) con un trittico di collage.

Filippo Quaranta, in arte “Nepo”, è un collagista analogico che si serve di materiali di scarto della società dei consumi.

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