Bianco | Riflessioni su Quattro e il nuovo tour

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La domanda più sentita dalla sottoscritta questa settimana è stata: “Mi spieghi chi è Bianco?!”, come se fossi la Treccani della scena indipendente italiana. Le risposte non molto fantasiose che ho rifilato a gli scettici inquisitori sono state le seguenti…

1. “l’amico del cuore di Levante
2. “cantautore che una volta mi seguiva su instagram ora non più ma comunque mi rifila like a buffo una volta a settimana”,
3. “dai sicuro l’hai sentito in playlist indie italia su Spotify”
4. quella più sincera di tutte: “una volta me lo ricordo all’Outdoor in Guido Reni aprire un concerto di Max Gazzè, mi sembrò una tale pena che a un certo punto chiesi al fonico di staccare la spina. Storia vera”.

Bene, ieri sera mi sono resa conto che di quel concerto all’Outdoor erano presenti diversi sopravvissuti, tutti curiosi quanto me di scoprire cosa avesse combinato Bianco in questi quattro anni con il suo nuovo album, uscito a gennaio e prodotto da INRI, intitolato pensate un po’ proprio Quattro.

Con queste premesse voi cosa vi sareste aspettati? Probabilmente poco e invece per noi scettici dell’ultima ora è stata una piacevolissima sorpresa; due ore di musica in cui il cantautore torinese si è destreggiato sicuro senza grandi slanci da oratore, accompagnato nella scenografia da qualche glitter un po’ carioca probabilmente per rallegrare l’austerità torinese e soprattutto dalla band in cui spiccava, inutile negarlo, il chitarrista con quel rassicurante look anni ‘80 alla Bjorn Borg (che di questi giorni piace tanto anche a Tommaso Paradiso, ma questo caro lettore come diceva qualcuno è un’altra storia).

Tornando a Quattro è un album che scorre liscio ma con un’identità precisa, chiaramente figlio di quel cantautorato romano in cui spiccano da anni Gazzè e soprattutto Niccolò Fabi, che infatti a un certo punto appare sul palco con il sempre caro Roberto Angelini e Pier Cortese.

Sono canzoni che raccontano storie piccole di tutti i giorni, con i suoi personaggi intenti a vivere tra una “Torino che è piccola di notte” e “Roma con le repliche all’Argentina”; ed è davvero innegabile la delicatezza scelta dall’artista nell’assemblare le parole, che tuttavia aleggiano soltanto lasciando maggiore spazio proprio alla musica che prende forma ogni volta strizzando l’occhio a qualche genere musicale diverso a tratti più rock a tratti addirittura più funky (ammetto un paio di volte ho sinceramente pensato che stesse partendo una cover di “One way or another” dei Blondie).

Bene, a questo punto, passate le suddette due ore Bianco, che come dicevo prima non ha detto manco una parola sul palco, tranne appunto “non ho detto niente vi dispiace o posso continuare a suonare e basta?” conclude il concerto e con il solito fare da torinese, in questo caso poco falso ma molto cortese, mi lascia “libera” nel buio della sala…ma questa volta non ho chiesto al fonico di staccare alcuna spina.

Articolo a cura di Chiara Laquintana.

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