Il Diritto d’Autore e le sue violazioni: F.I.E.G. vs Telegram

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Chi non conosce l’ormai famoso Telegram, servizio di messaggistica usato per lo più come alternativa all’ancora più celebre concorrente Whatsapp? Ebbene, la Federazione Italiana Editori Giornali ha accusato Telegram di permettere che sulla sua piattaforma si violi massivamente il diritto d’autore.

Infatti, sembrerebbe che sulla citata piattaforma vengano diffusi articoli di popolari quotidiani e giornali nazionali, senza ovviamente l’autorizzazione degli aventi diritto.

Il Presidente della F.I.E.G., Andrea Riffeser Monti, ha dichiarato: «Telegram è solo un ulteriore esempio di come sia sempre più esteso il convincimento che i contenuti di qualità – prodotti grazie all’investimento di ingenti risorse, economiche e professionali, da parte delle imprese editoriali – possano essere sfruttati liberamente da soggetti terzi, ben oltre i limiti costituzionali del diritto all’informazione”.

Tale situazione, al di là dei possibili esiti, non è altro che l’ennesima sfaccettatura di un rapporto quanto mai difficile tra nuove tecnologie e tutela del diritto d’autore. Prima Napster, poi YouTube, infine Telegram, passando per la tecnologia “torrent”, sono tantissimi gli strumenti con cui poter sfruttare contenuti protetti, senza l’autorizzazione degli aventi diritto. La reazione di alcuni, sin dai primi episodi di sfruttamento abusivo (chi ricorda gli appelli dei membri della band “Metallica” nel 2000, poi sfociati in un procedimento giudiziario?) è sempre stata quella di scontro frontale, quasi a riunire l’abuso con l’uso di una tecnologia.

Per chi scrive, invece, l’approccio dovrebbe essere ben diverso: aumentare le modalità di sfruttamento legale renderebbe quasi inutile ricorrere all’illegalità (eccezion fatta per i trasgressori “seriali”). Esistono ambiti in cui l’introduzione di misure tecnologiche di protezione riescono a ridurre la diffusione di copie illegali (ad esempio è il caso di alcuni software per i quali è necessario il possesso di chiavette “iLok” per poter utilizzare il programma), ma in altri ciò sarebbe pressoché impossibile, nonché anti-economico.

Non è un caso che Spotify, Apple Music, Deezer, Netflix e tutte le altre piattaforme di streaming hanno avuto così successo, risollevando parzialmente l’industria musicale, della televisione e del cinema. Per pochi euro al mese, il fruitore ha a disposizione una libreria di opere musicali e audiovisive pressoché illimitata. Conseguentemente, egli sarà (presumibilmente) scoraggiato dal cercare online copie illegali.

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