La musica indipendente a Sanremo 2019 | Top e Flop

sanremo 2019

È il Sanremo più indie di sempre?
I nostri artisti preferiti si sono lasciati assorbire dai meccanismi che la kermesse musicale più famosa d’Italia ha sempre comportato, oppure sono riusciti a portare qualcosa di nuovo in eurovisione?
Di seguito le nostre opinioni a caldo, dopo le esibizioni della prima serata del festival.

Sanremo è Sanremo, e basta.
Non la rovina della musica italiana tanto quanto lo specchio di un’Italia musicale malata, in cui si permette a Emanuele Filiberto di esprimere il suo pensiero spicciolo, così come ad Arisa e Anna Tatangelo di ancorare le proprie carriere alla kermesse.

A Sanremo 2019 Emanuele Filiberto non c’è; ci sono Arisa e la Tatangelo.
Ci sono anche Zen Circus, Rancore, Motta, Fabio Rondanini, Ghemon, Ex Otago e in generale molta più musica indipendente di quanta se ne fosse mai vista prima sul palco dell’Ariston. Perché se è vero che la nuova malattia musicale dell’Italia è la moda del finto alternativo, Claudio Baglioni ha fatto di necessità virtù, e forse non tutti i mali sono arrivati per nuocere: magari è un caso, ma la quota indie del festival di quest’anno è – perlomeno sulla carta – di pregiata fattura e, soprattutto, porta con sé una buona dose di indipendenza vera.

È logico, quindi, che questo festival lo aspettavamo con un po’ di quell’ansia che contraddistingue un genitore al primo giorno di scuola del figlio: ai suddetti artisti non capita tutti i giorni di misurarsi con un pubblico così vasto, e chissà che questa non potesse essere l’occasione giusta per sconvolgere un po’ di carte in tavola.

Dopo la messa in onda della prima serata, in cui si è avuto modo di ascoltare tutte e 24 le canzoni in gara, ecco un po’ di opinioni a caldo sui nomi che ci interessavano di più – finiti, tra l’altro, quasi tutti nella zona rossa della classifica, dopo la prima votazione della giuria demoscopica.

Top

The Zen Circus – L’amore è una dittatura

Il pezzo con cui gli Zen si apprestano a celebrare la loro carriera ventennale non è per tutti, ma è bellissimo. Azzardiamo: tra i più belli della storia recente della band. Si era già detto molto – e forse troppo – sul fatto che il brano non presentasse un ritornello, e il timore verso un certo tipo di pretenziosità c’era eccome. La verità è che “L’amore è una dittatura” è un crescendo fatto di una musica e un testo ispirati, a cui recriminiamo soltanto gli ultimi secondi – non si poteva proprio rinunciare al trito e ritrito coro da stadio?

Daniele Silvestri feat. Rancore & Fabio Rondanini – Argentovivo

Rimane il mistero sul perché Rancore e Fabio Rondanini (Afterhours, Calibro 35, I Hate my Village) – entrambi autori ed esecutori in primo piano del brano – non figurino formalmente sul tabellone degli artisti, ma “Argentovivo” è il pezzo migliore di tutto questo Sanremo. Probabilmente anche l’unico, tra i meritevoli, in grado di ambire ai piani alti: non solo il brano è musicalmente e liricamente valido, ma Daniele Silvestri è anche conosciuto al punto da non suscitare una “paura del nuovo”, che sembra aver già fatto una strage nella giuria demoscopica. Sopra una base sorretta dal beat ossessivo della batteria di Rondanini, si canta dei disagi dell’adolescenza; la strofa di Rancore è la ciliegina sulla torta. Durante la serata dei duetti di venerdì, Manuel Agnelli – anche lui autore della canzone – impreziosirà ulteriormente l’esecuzione.

Flop

Motta – Dov’è l’Italia

Quando si comincia a dire «… però è orecchiabile» in genere è un segno che si sta cercando di salvare il salvabile. Potrebbe essere il caso di Motta, a cui vogliamo bene, ma la cui canzone ha una musica forse troppo “leggera”, che va a togliere qualcosa a un bel testo. “Dov’è l’Italia” è sicuramente migliore di metà dei brani in gara, ma a primo impatto ci si aspettava qualcosa di più dirompente.

Ghemon – Rose viola

Come per Motta anche per Ghemon, sempre elegante e raffinato col suo cantautorato un po’ soul un po’ rap, le aspettative erano alte. “Rose viola” è migliorata con l’ascolto su internet, complice anche il pessimo audio della diretta tv, ma continua a risultare una canzone piuttosto “normale”. Con il brano giusto, Ghemon aveva tutte le credenziali per fare davvero bene anche in classifica. Un’occasione persa.

Ex Otago – Solo una canzone

Il sound recente degli Ex Otago strizzava già molto l’occhio alle sonorità più in voga di adesso. “Solo una canzone” si standardizza su delle atmosfere a metà tra Jovanotti e un pezzo “tipicamente” sanremese: può fare meglio in classifica di altri brani su questa lista, ma di questo passo gli Ex Otago, salvo salire sul carrozzone, non aggiungeranno granché alla musica di oggi.

La Sorpresa

Achille Lauro – Rolls Royce

Sarà che forse le aspettative non erano particolarmente alte, ma il pezzo di Achille Lauro – ormai stella affermata della samba-trap – ci ha divertiti. “Rolls Royce” strizza l’occhio al Vasco Rossi che con “Vita Spericolata” arrivava ultimo in classifica, volendo riproporre quest’ultima in una chiave più rock e più 2019. I paragoni si sono sprecati, in maniera francamente esagerata, ma una certa dose di sana ignoranza è arrivata lo stesso.
Va bene così.

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