Nicolò Carnesi @Sparwasser 20/05/2017

Il “Bellissima Noia Tour”, l’ultima avventura intrapresa dalla band del cantautore palermitano Nicolò Carnesi, fa tappa allo Sparwasser

La premessa che mi ha portato nel sottobosco del Pigneto è quella di ascoltare un cantautore rimasto fuori dall’ultima ondata mainstream che ha coinvolto in questi anni soprattutto giovani artisti che già macinavano concerti e parlavano forte al loro pubblico: Nicolò Carnesi può permettersi la semplicità di chi continua il suo percorso in un’altra dimensione, scrivendo canzoni di un pop intelligente, denso e malinconico, fresco e melodico.

Alla maniera dei grandi di sempre, riesce a trasportare in musica concetti pertinenti molto da vicino la società, creando un universo inedito di metafore che si sforzano di salvare qualcosa del mondo reale.

Il sentimento condiviso da cui veniamo inondati a un concerto di Nicolò è quello pregno di dolce-amara consapevolezza del presente. “Consapevolezza” è un termine che uso volentieri per un artista come lui. Già al pieno della sua espressione. Nei dischi e dal vivo. C’è spazio soprattutto per le canzoni dell’ultimo album Bellissima Noia, che il gruppo sta portando in tour dall’anno scorso: un lavoro di continua espansione; canzoni belle e di un’umanità che abbraccia le preoccupazioni e le trasforma in energia.

Il solco aperto fin dal primo pezzo, che dà il nome al disco, mi fa cadere in uno stato di piacevole voyeurismo comatoso, mentre ascolto i testi e insieme mi lascio andare alla musica. A paralizzarmi come poche altre volte infatti è forse la magia di un autore che riesce a far stare nella battuta 4/4 del pop qualunque cosa voglia dire, che mi ha sempre affascinato, e allo stesso tempo forse è colpa del paradosso di quegli arrangiamenti, veramente spaziali(“M.I.A.”), chiusi tra le mura del salotto dello Sparwasser, che fanno pensare ad un’ epopea di battistiana memoria. Molto accattivante anche “Levati”, la hit da dedicare a tutte le cose che ci hanno fatto stare male, e che ci mancano tantissimo. “Moleskine” e “Mi sono perso a Zanzibar”, colonne sonore del mondo che vediamo attraverso gli occhi di questo moderno bohémienne palermitano.

La performance coinvolge a più livelli perché crea a tratti un effetto di culla per il pubblico nelle ballate più distese (“Il Lato Migliore”, “Penelope, spara!”), ma può anche insorgere in interpretazioni dove il carisma di Carnesi si sbilancia in urla accorate, rimanendo comunque fedele all’eleganza del personaggio.

Penso che un sogno così non ritorni mai più: siamo bellissimi nella nostra noia questa sera. Molto più coscienti dell’universo che abbiamo dentro e che troppo spesso trascuriamo. La musica di Nicolò Carnesi è un programma di esercizi per l’anima, da praticare assiduamente.

Foto di Bruno Pecchioli

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