DISCO | L’Officina della Camomilla – Senontipiacefalostesso Due

SenontipiacefalostessoDUE_cover (2)

L’onore/onere di parlare de L’Officina della Camomilla me lo sono voluto accollare io.
Perché sono un fan, perché sto in fissa e perché sono la persona meno adatta per farlo.
Tuttavia la maggior parte delle persone che conosco o ama L’Officina o odia L’Officina e, in entrambi i casi, sarebbe comunque incapace di parlarne in modo oggettivo.
Ergo, dal momento in cui è complesso esprimere un giudizio “rotondo e completo” sulla band milanese, ho pensato che io non fossi così inadatto e che potessi raccontarvi Senontipiacefalostesso Due, la seconda opera in studio dei cinque risottini.
Il disco, come il precedente, esce per Garrincha Dischi – già mamma di fenomeni come Lo Stato Sociale e L’Orso – a circa un anno dal primo LP e include ben quindici tracce. Sì, quindici tracce spaventano anche me.
Tuttavia, considerato il mio amore insensato, sconsiderato, per la band, mi ci sono tuffato a testa bassa da più di un mese. “Perché ne scrivi così tardi allora?“. Giusto.
Come Senontipiacefalostesso Uno, il nuovo disco l’ho percepito come un piccolo mondo, fatto di personaggi, luoghi, situazioni, storie, cieli, palazzi in rovina, sorrisi. E un mondo ha bisogno di tempo per essere compreso.
Partiamo da un presupposto: Senontipiacefalostesso Due non si capisce a pieno senza essersi innamorati di Senontipiacefalostesso Uno. Non ho detto senza aver ascoltato, ho detto senza essersi innamorati. Innamorati di Agata e della ragazza che balla senza dischi nella metropolitana, innamorati della fragranza dell’amato/odiato panificio, innamorati dello squallore post industriale delle ruspe.
Un mondo reale, di persone reali, azioni reali, sensazioni reali, luoghi reali, tuttavia sempre e comunque filtrato da quel non-so-che di onirico che ha sempre contraddistinto ogni lavoro de L’Officina della Camomilla.
Tutto, dall’arrangiamento – leggero, festaiolo, dal rock di riff sporco/limpido degli Strokes alla cassa in quattro e tastiere – agli splendidi testi di Francesco De Leo, mi ha sempre fatto immaginare il mondo realistico de L’Officina come se perennemente filtrato dagli occhi di un’infanzia capace di stupirsi di ogni cosa. Come un bambino che passeggia mano nella mano con il papà, al parco, tra le foglie gialle d’autunno, e le conta e dice che sono “cento-mille-milioni“.
Ed ecco allora come i protagonisti delle storie litigano come “leoni bianchi“, quelli visti nei documentari alla TV, mentre appaiono “nuvole nere come bolla di Big Bubble“, quelle grandi e senza forma che i grandi sanno fare così bene e noi ancora no.
Tuttavia, mentre in Senontipiacefalostesso Uno questo senso di sogno allucinatorio tra colori, odori e suoni improvvisi fungeva da fil rouge, in Senontipiacefalostesso Due lascia spesso e volentieri educatamente il posto a un ermetismo più serrato, a volte gelido, maturo, che spesso rischia di cadere nell’esagerazione, avvicinandosi pericolosamente al non-sense (o al vascobrondismo). Dall’impressionismo all’espressionismo estremo.
Resta comunque la leggerezza de L’Officina della Camomilla, la stessa che raccontava di “polaroid shock” agli studenti morti in un incendio scolastico e che, ora, descrive vite al limite, tra squat e nazipunk.
La novità vera di Senontipiacefalostesso Due, tuttavia, non l’ho riscontrata nei testi o nella concezione musicale, ma nella produzione e nell’arrangiamento di alcuni brani, dove appaiono archi e trombe – o parenti. Viene da chiedersi come il tutto verrà riportato su un palco (penso a brani come E Londra e Londra), considerata l’attitude punk della band nei live – a tratti molto diversa da ciò che viene proposto nei lavori in studio. La risposta a questa domanda credo la avremmo, tuttavia, presto.

Domenica 7 dicembre, ore 21.30, all’ESC (San Lorenzo), L’Officina della Camomilla torna in concerto a Roma e sì, sto in fissa.
Con me sta in fissa tutta Cheap Sound – media partner d’eccezione della data capitolina dei cinque milanesi -, specie perché a scaldare il palco ci saranno Il Rondine e Calcutta.

Senontipiacefalostesso Due merita tantissimo ed è una degna seconda opera in studio.
Charlotte e Meringa Lexotan sono due canzoni bellissime.

Domenica 7 dicembre le ascoltate dal vivo.

Giulio Falla

_____________________

SenontipiacefalostessoDUE_coverSENONTIPIACEFALOSTESSO DUE
L’Officina della Camomilla

Garrincha Dischi, 2014

1. Piccola Sole Triste
2. Rivoltella
3. Squatter
4. Ho visto un nazipunk sul tram
5. E Londra e Londra
6. Oltre la frontiera della lince
7. Gentilissimo oh
8. Charlotte
9. Sibilla
10. Bucascuola
11. Meringa Lexotan
12. Principe Sasha
13. Briciola skinhead
14. Bicicletta pirata
15. La canzone di seppellitrice

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *