In anteprima il nuovo EP degli Optional Mood

Belle cose si trovano, nella propria casella di posta elettronica. Tra uno spam e un invito di Groupon scorgo una mail di Elettra che mi rigira un Ep da cinque tracce. Sono investito da quel genere che non so etichettare (e ciò è un bene), quel punk leggermente più pesante con influenze simil pop e melodie vagamente metal. “Ma che è ‘sta roba, Loffrè?” Optional Mood, baby, segnateli.

Questa band, definitasi power punk rock, ci invia il suo nuovo EP in anteprima, chiedendo il nostro parere sul lavoro ultimato. Bè, il riscontro è altamente positivo.

Si parte con Personal Opinion, un brano energico che alterna strofa punk a ritornello pop con distorsore e chitarre armoniche. Un ottimo inizio. Mi ricorda i tempi in cui mi sbucciavo le ginocchia andando sulla skate. E la musica che ascoltano gli skater è gran bella roba, quindi è un complimento.

Idle Dreams, la traccia seguente, anch’essa parecchio spinta, presenta dei breakdown da metallari degni di nota e un coro di voci nel ritornello finale che s’intrecciano perfettamente con la voce principale, creando un sound da paura.

Eccoci alla traccia più cattiva, Let The Curtain Fall. Penso che, con un doppio pedale alla batteria, sarebbe stata da pogo dall’inizio alla fine. Unico momento di stacco verso la fine, giusto il tempo di prender fiato per la scarica di adrenalina finale.

La hit dell’album, senza dubbio. What’s My Way ha uno stampo incredibilmente americano (mai avrei detto si trattasse di una band nostrana), sembrano i +44 senza Travis Barker e i suoi fill ogni due battute. Questo prima di arrivare allo stacco centrale. La prima volta che l’ho sentita avevo la stessa espressione dell’ambasciatore persiano prima che Leonida lo gettasse nel pozzo. Uno stacco cattivissimo, mi aspettavo Serj Tankian urlare da un momento all’altro. “Questa è pazzia!”. La migliore dell’EP.

Poteva mancare la traccia soft? Life Ain’t About Love è una power ballad che chiude questo lavoro in modo egregio, con una bella linea vocale e un assolo di chitarra molto sentito. Il brano tranquillo che manderebbe Virgin Radio alle 15, per dire. Vincenzo Mario Cristi (componente dei Vanilla Sky e produttore del suddetto EP, nda) ha visto bene: tirando le somme, quest’EP è un piccolo capolavoro che sicuramente farà parlare di sè, nell’ambiente, in quanto energico e ben strutturato. Il lavoro, però è incline a due piccole pecche: in primis l’accento (ogni tanto si sente che è una voce italiana), in secundis la distorsione della melodia, ogni tanto poco efficace (Idle Dreams, Let The Curtain Fall).

Impaziente di vederli dal vivo, vi ricordo di fare un giro sulla loro fan page e di dare un occhio al video del singolo che anticipa l’uscita dell’EP, Personal Opinion. E che ve lo volete far scappare?

Punk is not dead,

 

E.L.

 

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