Aspettando Torino, gli Orbital alla Royal Albert Hall!

Pensavo che scrivere un articolo sugli Orbital e sul loro concerto alla Royal Albert Hall del 10 aprile scorso, sarebbe stato inutile. In Italia non hanno mai avuto un grande seguito, incomprensibilmente, per altro, dopo essersi ritirati per otto anni, quei pochi che ne sapevano qualcosa si saranno già dimenticati. Ma ecco che vengo contraddetto: infatti il duo inglese si esibirà anche in Italia quest’anno, il 9 giugno al Traffic Free Festival di Torino. Beh, allora, lo show ve lo racconto io.
Non dubito che i più lungimiranti di voi si stiano già perdendo per le pagine di Wikipedia sui fratelli Paul e Phil Hartnoll, quindi salterò tutta una lunga, noiosa, ridondante e probabilmente poco dettagliata biografia, per passare direttamente allo show.

La prima cosa notabile non riguarda gli Orbital. Riguarda il posto: la Royal Albert Hall. Ci hanno suonato tutti i più grandi e io non ci ero mai stato. Purtroppo devo essere esterofilo stavolta: un concerto in questa sala è decisamente meglio organizzato di un qualsiasi concerto in un grande spazio in Italia. Oltre alla versatilità del luogo (io ho visto un concerto di musica techno, ma su quel palco suona anche l’orchestra filarmonica) che, a differenza dell’Auditorium di Roma, si presta a ogni tipo di acustica in maniera eccezionale, c’è una differenza sostanziale di qualità e prezzo. Come per lo stadio, gli inglesi hanno l’abitudine di andare nei posti e VEDERE gli show. Così non solo chi sta nel parterre ma anche chi sta in tutto il primo anello può vedere veramente da vicino cosa succede (basta guardare i video che ho fatto durante la serata), dopodiché salendo verso l’alto si perde probabilmente visibilità e il prezzo scende. Sarà stato folle il prezzo del primo anello? No, 30£. Onesto, soprattutto in una città dove con quella cifra ci si fa ben poco.

Ma andiamo allo show in se… Ad aprire i fratelli Hartnoll, The Japanese Popstars, sempre elettronica, ma più sul dj. Non male ma niente di che, non almeno per chi è venuto a sentire la musica elettronica fatta per davvero.
Infatti, se c’è una cosa che bisogna dire degli Orbital, non sono dei dj. C’è una differenza fra uno show con un tipo che mette dei dischi e se li lavora un po’ da persone che lavorano il suono – già registrato va bene – però dal vivo. Di fatto quello che fanno gli Orbital, e sono stati dei pionieri in questo, è aprire una sessione di due ore di live mix, con quasi solo hardware. Compare, è vero, anche nel loro set, il solito Macbook Pro, ma il fulcro del loro lavoro non è quello. Non vedi due persone che mettono la musica al computer, vedi due persone che fra mixer, effetti, sintetizzatori, ricreano quello che è stato in studio.
Un vero set di musica elettronica: né semplicemente dj, né come quelle band “electro” che sul palco de-sintetizzano ogni suono presentandosi come tutte le rock band con solo una o due tastiere in più, ma basso, batteria e spesso chitarre “reali”.

Va detto però, nonostante l’ottima visuale e nonostante l’onestà del loro live set, l’esibizione rimane poco comprensibile per il pubblico. O sei lì per ballare, oppure di quello che fanno si capisce veramente poco e non si può apprezzare la loro esibizione dal vivo più di quanto non si apprezzi un loro disco. Suggerirei di mettere nel maxischermo dietro al palco delle immagini prese dal vivo di quello che i fratelli Hartnoll fanno, ma la verità, purtroppo, è che la gente, la maggior parte almeno, è lì per ballare. Cosa che tocca ogni aspetto del concerto: le luci, la visibilità, il maxischermo (dietro al duo scorrono dei video, va detto notevoli, di grafiche che fanno molto “elettronica”), la scaletta (la maggior parte del concerto, soprattutto il finale, è incentrata sui pezzi più ballabili del duo, ignorando tutta una parte della loro carriera che forse è stata la meno scontata).

Fra i pezzi del nuovo album Wonky e alcuni pezzi molto vecchi (con appunto il gap di mezzo per favorire la dance), gli Orbital regalano un’ora e dieci di musica ininterrotta, per poi tornare un’altra mezz’ora acclamati da un pubblico enorme e straordinario. Forse per la crisi, forse per noia, ma gli Orbital sono tornati, e vedere un loro concerto è un’esperienza interessante e divertente. Sicuramente uno di quegli show da non perdere se siete fan di chi la musica elettronica la fa, da sempre, e non di chi si diverte soltanto a mettere dei dischi coatti per fare rumore in un club buio. Promossi!
F.B. 

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