Live report: Satyricon & Chthonic @Orion

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chthonicBlack metal esotico nella mica tanto esotica Ciampino, con l’Orion che conferma il suo ruolo di polo dei live romani accogliendo il tour europeo dei norvegesi Satyricon e dei taiwanesi Chthonic. Come sempre, organizzazione similbritish – niente supporting act locale, orario d’inizio preserale e coprifuoco – in una location che è la più british della scena live romana, con la sua struttura ad anfiteatro che permette a tutti di godersi il concerto.

Non dico che sono venuto per vedere i Chthonic, però di certo la curiosità per la prima volta a Roma dei cinque di Taipei è tanta. Curatissimo il lato visivo dello show – tre in ghostpaint e due in maschera, con un batterista tendente al sadomaso e un tastierista che assomiglia a Predator, però sadomaso pure lui. E impeccabile l’esecuzione dei sette brani in scaletta, presi esclusivamente dagli ultimi due album, con il più recente Bù-Tik che viene privilegiato – un pezzo in più rispetto al precedente Takasago Army. I Chthonic vanno sul sicuro nei momenti cruciali – aprono e chiudono con brani già perfettamente noti ai fan, cioè Oceanquake e Takao. Certo, se non ci fossero quei tocchi orientali qui e là parleremmo, sostanzialmente, di una band-clone dei primi Cradle of Filth. Ma che il sound sia vagamente standardizzato (e parliamo di uno standard che incontra il mio gradimento, per inciso) conta davvero poco di fronte ad un’esibizione non solo metronomica, ma da manuale anche per il rapporto con il pubblico e la presenza sul palco. A coronare il tutto, i taiwanesi si mostrano cortesi e disponibili con il pubblico.

satyricon3Qualche dettaglio tecnico, però, non ha funzionato. Audio piuttosto confuso, con le parti melodiche (che poi sarebbero il cuore della proposta dei Chthonic) totalmente annegate e una batteria fastidiosamente alta; e regia luci insoddisfacente – il gruppo ha suonato nell’ombra, con pochi fari ad illuminare da dietro, cioè verso il pubblico. Scelta discutibile. Buono, comunque, il coinvolgimento del pubblico, piuttosto scarso in questa prima parte della serata – anche per l’orario: a Londra possono cominciare alle 20 per ovvie facilità di spostamento, a Ciampino forse non è l’idea migliore, considerando il traffico in uscita da Roma. Anche perché, visti i prezzi decisamente non popolari (trenta euro il biglietto), una parte consistente del pubblico è arrivata al concerto direttamente dal posto di lavoro, con i disagi logistici del caso.

I Satyricon fanno una scaletta corta: dodici pezzi, rispetto ai quindici standard del tour. Non è l’unica data in cui è successo e onestamente ne ignoro i motivi, ma non è necessariamente un fatto negativo. O meglio, lo è per un fan della band che ha cacciato i trenta euro di cui sopra, ma ragionando lucidamente lo spettacolo non ne risente. Con il personale della band in console migliora sensibilmente la qualità di audio e luci: in particolare è il sound che fa l’impressione migliore – nitido, chiaro, a volumi contenuti, quasi da cd – mentre l’illuminazione soffre comunque di un problema strutturale legato alla posizione dei fari rispetto al palco.

satyricon1L’impressione che emerge dei Satyricon è quella di una band sicuramente in grande forma fisica e mentale. Lo show è svolto con cura, laddove “svolto” non è usato casualmente. C’è, di fondo, la sensazione di un gruppo estremamente professionale, energico, deciso, ma privo di contenuti. La scelta dei pezzi è interessante – non eccellente, ma per certi versi forzata nel dare ampio spazio all’ultimo album (Satyricon, uscito a settembre per Roadrunner). Scaletta solida, in ogni caso, che non lascia spazio all’immaginazione. Certo, è black metal poco primordiale, forte di un’aggressività un po’ imborghesita. Per questo vanno benissimo i dodici pezzi, con finalone affidato a K.I.N.G. e un concerto che non ha fatto in tempo a stancare.

F.F.

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