Panda Kid: Summetry

Panda KidTanto è complesso il panorama rock contemporaneo che una band deve, necessariamente, creare per sé una nicchia riconoscibile. Con il vantaggio di avere un pubblico semplice da identificare, e lo svantaggio di frammentare il pubblico stesso in un alveare di microscene sparse in tutto il mondo. I vicentini Panda Kid non sono di certo i colpevoli di questo fenomeno, ma non lo rifiutano, optando per un suono la cui ispirazione principale è il garage rock sessantiano – e, con una sorta di inception tanto comune a questi anni, il punk che dal garage stesso muove i passi fondamentali. Il gruppo è indubbiamente giovane (attivi da appena due anni) e, altrettanto indubbiamente, in grado di plasmare con una certa dimestichezza la materia sonora a cui attinge. La qualità principale dei Pandakid sembra essere quella di trasformare la devozione verso un sound ed una scena in energia creativa attiva e positiva, in modo che Summetry rimanga godibile anche per chi gli “originali” li conosce fin troppo bene. Colpisce, però, come in un tale atto d’amore non sia contemplata una ricerca di mix più efficace possibile: la qualità della produzione è estremamente altalenante – a volte non sufficientemente calda, a volte “scoperta” sulle frequenze basse (un conto è privilegiare il suono medioso che il genere richiede, esaltato anche da un basso posto quasi sempre al centro del mix, altro è perdersi un pezzo dell’architettura di un sound rock), molto spesso carente per quanto riguarda la batteria, quasi anacronistica. Questo contribuisce ad un senso di scarsa coesione tra i nove pezzi che compongono Summetry, disco a tratti votato ad una ricostruzione storica meticolosa e a tratti eccessivamente nonchalant nell’inserimento di intere sezioni che poco hanno a che fare con il mondo di riferimento.
Certo, si potrebbe obiettare, è apprezzabile un album che non risulti monotematico. Difatti nei momenti in cui si inseriscono con grande naturalezza idee in stile Blue Oyster Cult (nei due episodi più fortunati di Summetry, cioè Daltonic Eyes e la title-track) l’esperienza si arricchisce e si mantiene piacevole dopo molti ascolti. Ma l’altro lato della medaglia è particolarmente pesante, tra interludi privi di utilità tangibile, qualche riff francamente moscio, idee sparse qui e là che citano il garage alla lontana attraverso infinite derivazioni geografiche e temporali, Summetry viene in pratica salvato dalla durata esigua – in ventisei minuti, che poi diventano meno di venti se togliamo le tracce assolutamente riuscite, è ben difficile annoiare. I Pandakid, colpa forse più grave, suonano incredibilmente borghesi, e cioè manierismo di una scena invece dissacrante e quasi selvaggia; nel gioco del retrò ci sono gruppi che hanno più forza evocativa, nel campo fusion tra passato e presente neanche ne parliamo. Urge una scelta netta per proporre lavori coesi, in grado di esaltare le qualità della band come Summetry fa solo a momenti.

F.F.

Autore: Panda Kid
Titolo: Summetry
Etichetta: Already Dead Tapes/Mia Cameretta/Ugly Dogs

TRACKLIST
1 – Party monster
2 – Abracadabra
3 – Ice cream
4 – Daltonic eyes
5 – Palm springs
6 – A long long summer
7 – Summetry
8 – Black art black magic
9 – To the tramp

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