Paolo Benvegnù @Monk 13/04/2017

Quel concerto piccolo, quel concerto grandissimo di Paolo Benvegnù

 

 

“A nuova vita

All’entusiasmo dei secondi

Ai limiti dei sensi

Alla deriva”

Non so se avete mai assistito ad un concerto di Paolo Benvegnù. Se la risposta è no, dovreste farlo, perché sul palco sale un uomo allo stesso tempo fragile e imponente – esattamente come la sua musica – che stabilisce una connessione profonda con il suo pubblico; ci si arrende di buona voglia alla sua parola e accade sempre, la prima come la centesima volta.

Venerdì scorso è giunto al Monk Club di Roma con la sua band e, non appena spente le luci, il pubblico ha iniziato a chiamarlo per nome a gran voce. Quando finalmente entra, il gigante in punta di piedi, inizia una narrazione che per quasi due ore descriverà l’uomo, le sue pulsioni più profonde e l’ambiente circostante, partendo dal cuore per arrivare fino alle lande sconfinate del cosmo.

Si parte con l’inno alla nuova vita di “Victor Neuer”, pezzo di apertura del nuovo album H3+ per toccare tutti i punti salienti di una carriera solista avviata nel 2003 – dopo l’avventura storica con gli Scisma – con particolare attenzione all’ultima trilogia di album Herman (2011), Earth Hotel (2014) e, per l’appunto, H3+ (2017). Lo stesso Benvegnù l’ha definita trilogia dell’anima e dal vivo diventa ancora più forte il filo che lega questi pezzi, che indagano parimenti il “dentro” e il “fuori” del suo autore e, di riflesso, quello di tutti noi.

A colpire è soprattutto la compattezza ritmica – un suono più scarno e secco rispetto che sui dischi – e una voce che si erge su tutto, forte e chiara.

L’impatto è simile a quello che si percepisce ad un concerto del Massimo Volume mentre vengono eseguite “Macchine”, “Olovisione In Parte Terza”, “Boxes”, “Nello Spazio Profondo” e “Avanzate, Ascoltate”, seppure in questi casi la poetica è più rarefatta, quasi “aerea”, per come riesce a toccare piano la platea, seppure in modo decisivo.

La band, poi, è affiatata e l’intreccio tra batteria, basso, chitarra e tastiere/effetti elettronici accompagna la chitarra e la voce di Benvegnù in modo preciso; basta un’occhiata tra i musicisti per dilatare alcune soluzioni e allungare i brani per una resa sonora avvolgente – “Goodbye Planet Earth”, “No Drinks No Food”, “Io Ho Visto”.

Passa un’ora e mezza e dopo una breve pausa rientrano per altri tre pezzi, tra cui un’accorata “Suggestionabili” ripescata dal primissimo disco Piccoli Fragilissimi Film; quando salutano e scompaiono nuovamente dietro le quinte, il pubblico grida in coro “Paolo! Paolo! Paolo!” e succede che Benvegnù rientra di nuovo, ringrazia tutti e con l’ultimo pezzo saluta il Monk e Roma.

Passano alcuni giorni e le canzoni ascoltate dal vivo tornano in mente; è stato un concerto piccolo, è stato un concerto grandissimo.

“Sai di me e di te,

carne e sangue

Sai di me e di te

carne e sangue”

 

Foto di Luisa Ricci

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