Perturbazione – “Musica X” teneri adulteri

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Anticonformisti per vocazione, non per moda, i Perturbazione stupiscono chi li aspettava al traguardo del sesto album, quello della “doppia maturità”, presagendo un ennesimo episodio di pregevole pop-rock con sfumature cantautorali. Un po’ come il precedente Del nostro tempo rubato (2010), maestoso tempio musicale con i suoi 24 brani per oltre 70 minuti di durata: una specie di summa del percorso della band di Rivoli (TO), dagli inizi in inglese di Waiting to Happen (1998) all’eclettismo di In Circolo (2002), dall’elegante intimismo di Canzoni allo specchio (2005) alla nostalgia sentimentale di Pianissimo fortissimo (2007).

Ok, ora cancellate quello che avete letto finora, che queste cose le scrivono su Vanity Fair, quando va di lusso. Il fatto è che Musica X, il nuovo dei Perturbazione, tornati alla Mescal dopo sette anni, non è un disco facile da raccontare: in 35 minuti di durata, che ne fanno il lavoro più breve del gruppo piemontese, condensa una poetica sì matura, ma capace di aprirsi a nuove suggestioni, sia musicali che liriche. Sul primo versante la grande novità, anche se anticipata in un certo senso da un pezzo come Cimiterotica nel disco precedente, è il ruolo assegnato all’elettronica, protagonista in molti brani. Verrebbe da pensare che il responsabile di tutto ciò sia un guru della materia come Max Casacci, assoldato come produttore artistico: sembra invece, a leggere le interviste di Tommaso Cerasuolo e soci, che sia stato lui a conservare l’impronta del tradizionale sound Perturbazione, riequilibrando le scelte, più estreme, compiute della band in fase di preproduzione.

Parlando di testi, invece, l’altra grande novità tematica è il sesso, mai così presente nelle canzoni della band e qui analizzato in multiprospettiva: reale, virtuale, nella coppia, nell’adulterio, nelle fantasie erotiche che pervadono l’immaginario mediatico, nelle frustrazioni quotidiane, alla ricerca, a volte ossessiva, di quei “Legami” raccontati nella traccia conclusiva. Tutto questo non stride, anzi si amalgama naturalmente all’ironica tenerezza, marchio di fabbrica del sestetto, che affiora soprattutto nella prima metà dell’album, chiusa proprio dalla delicata Mia figlia infinita.

Il risultato è una festa dark a cui partecipano almeno tre generazioni di artisti. Fra i “vecchi”, rappresentati da Luca Carboni, voce in I baci rubati, brano cardine dell’opera, non a caso collocato al centro esatto della tracklist e i “giovani” Erica Mou, che duetta con Tommaso in Ossexione, e I Cani, che regalano il loro implacabile cinismo a Questa è Sparta, ci sono quelli dell’età di mezzo, gli stessi Perturbazione, mai così “maturi”, mai così “giovani”.

Buon ascolto!

// Impres-suoni //

1. “Chi ti capisce” – Pronti via, un coro di voci tagliate e riassemblate che soffia su sonorità  affini a quelle degli ultimi Coldplay. “Il mondo non ti merita, non ti capisce, ma il ruolo della vittima ti ferisce”: la voce di Tommaso Cerasuolo accarezza schiaffeggiando chi ascolta e inevitabilmente si sente chiamato in causa. Politica, calcio, musica, cinema, in un vortice di quotidiane attese da cui poter uscire spalancando la finestra e aprendosi a un’aria nuova, come “foglia che il vento attraversa”.

2. “La vita davanti” – Il primo singolo dell’album è anche la canzone più vicina al “classico” sound Perturbazione (appena appena increspato dall’elettronica) e, forse proprio per questo, non convince fino in fondo. Anche grazie a una certa somiglianza con “Per un’ora d’amore” dei Matia Bazar – più omaggio che plagio – un brano comunque godibile, ad alta densità radiofonica.

3. “Musica X” – Un incipit omerico per voce solista e sospiri: “Cantami, o Musa, dei luoghi abbandonati, e della musica che li rende abitati”, apre un inno alla Musica a tempo di house, con tanto di clap che fa molto anni ’80 (Tommaso a Rockit: “Max ha preso la sezione ritmica e le ha fatto il contropelo. Questo è proprio il suo pane”). La Musa è ovunque: sarà lei a salvarci dalla solitudine.

4. “Diversi dal resto” – Il sesso ai tempi dell’Ikea corre su ritmi sincopati, con le chitarre di Gigi Giancursi e Cristiano Le Mele che s’intrecciano sapientemente a folate elettroniche. “Noi non siamo diversi dal resto”, scandisce a più riprese la voce, in una doppia accezione, sia personale che musicale. Beh, non siamo proprio d’accordo…

5. “Mia figlia infinita” – Infinita tenerezza. Come se ci fosse una “Festa della figlia” e fosse il papà a disegnare un acquerello per lei. Bastano chitarra, voce e il delicato violoncello di Elena Diana ad accompagnare la lettera di un “sergente sgraziato” al “mio fante di spade, mia donna di cuori, mia copia vestita, mia figlia infinita”.

6. “I baci vietati” – Da figli a genitori, adulti per abitudine, il passato diventa presente senza accorgersene e… “Chissà se son contento, chissà se mi accontento di non raccontare mai a nessuno cosa sento?” e se “Con mio padre non ho mai parlato di sesso, mi domando: ‘Con mio figlio farò lo stesso?’”. Tommaso duetta con Luca Carboni nel brano che è l’apice concettuale del disco, perla di pop cantautorale con tutte le carte in regola per diventare un “classico istantaneo” della musica leggera italiana. Olè!

7. “Monogamia” – Sezione ritmica (Rossano Lo Mele alla batteria e Alex Baracco al basso) in primo piano, a guidare un pezzo dal ritornello battistiano, tra reminiscenze di “In circolo” e il sesso come “grimaldello” (cit. Gigi Giancursi) per parlare di sentimenti dentro, fuori e oltre la coppia: “Monogamia, monotonia, qualunque cosa sia, la gelosia in fondo è lo specchio in cui mi guardo”.

8. “Ossexione” – Sesso come risposta a tutto (e soluzione a niente?). Languida e candida, come la voce di Erica Mou che “flirta” con Tommaso, come fanno fiati e organo nello splendido arrangiamento  del pezzo. Protagonisti di un rapporto morboso, in cui spiarsi dal buco della serratura, come sembra suggerire anche il coro di voci maschili che nel finale scandisce il titolo: ipotetici “guardoni” dell’intimità altrui.

9. “Questa è Sparta” – Qui l’ossessione si chiama bellezza. Benvenuti nella Sparta contemporanea, dove si sopravvive solo in virtù dell’estetica, così spiega – negando – il ritornello, perfetta macchina da guerra. Cosa ci vuole per primeggiare? “Disciplina!” urlano nella marcia iniziale I Cani, terzo e ultimo featuring dell’opera.

10. “Legàmi” – Con l’accento sulla “a”, ma anche sulla “e”. Pulsazioni oscure e vitali sotto la routine che è noia ma anche stabilità di esistenze sospese fra il dovere e il volere. È il capolavoro – per produzione e arrangiamento – del disco, intessuto di elettronica vintage e archi “veri” ma ri-campionati digitalmente, che si abbandona a una sinuosa coda strumentale alla Depeche Mode. Tommaso, qui al top come performance, invoca: “Non so come ti chiami, ma dimmi che mi ami. Legami”.

Gianluca Marchionne

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Autore: Perturbazione
Titolo: Musica X
Etichetta: Mescal

 TRACKLIST
1 – Chiticapisce
2 – La vita davanti
3 – Musica X
4 – Diversi dal resto
5 – Mia figlia infinita
6 – I baci vietati (con Luca Carboni)
7 – M0nogamia
8 – Ossexione (con Erica Mou)
9 – Questa è Sparta (con I Cani)
10 – Legàmi

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