Peter Hook And The Light live@Warehouse 07/05/2016

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Roma, Warehouse, sabato sera: appuntamento con il Mito, con la Storia. Suona Peter Hook accompagnato dalle sue Luci. Noi di Cheap Sound stiamo sotto il palco e non vediamo l’ora che tutto inizi.

Come un cronista: vorrei iniziare così. Con i fatti e i dati prima delle sensazioni e delle emozioni. Prima di dirvi ciò che ho vissuto, vorrei dirvi ciò che effettivamente c’è stato. Per farlo al meglio ecco l’unico modo. Questo:

New Order set:

ICB

The Him

Way of Life

Leave Me Alone

Ceremony

True Faith

The Perfect Kiss

 

Joy Division’s Closer set:

No Love Lost

Atrocity Exhibition

Isolation

Passover

Colony

A Means to an End

Heart & Soul

Twenty Four Hours

The Eternal

 

Joy Division’s Unknown Pleasures

Digital

Disorder

Day of the Lords

Candidate

Insight

New Dawn Fades

She’s Lost Control

Shadowplay

Wilderness

Interzone

I Remember Nothing

 

Encore:

Dead Souls

Transmission

Love Will Tear Us Apart

 

34 canzoni, tre set più bis, due ore di concerto. E che concerto… Peter Hook non si è risparmiato sia dal punto di vista quantitativo ma soprattutto qualitativo. Oltre l’iconografia sacra messa in bella mostra – la copertina di Unknown Pleasure sullo sfondo del palco – e l’aura leggendaria attorno ai nomi di quelle due band, c’è altrettanta sostanza. Anzi, meglio: substance.

Questo live non è una celebrazione vuota, una patetica ostentazione del passato, una riproposizione stanca di un lontano tempo glorioso: se la pensate così siete parecchio fuori strada. Peter Hook è un alfiere auntentico del post- punk che ancora non molla e spara le sue linee di basso con violenza e classe ancora impareggiabile. Peter Hook è il bassista dei Joy Division e dei New Order: se devo aggiungere altro preferisco chiudere il discorso qui, fin da subito.

Il Warehouse è colmo e il pubblico presente permette ulteriori – felici – considerazioni. Prime file popolate di giovanissimi, massimo vent’anni, maglietta di Unknown Pleasure fieramente ostentata. Ragazzi e ragazze pronti al pogo appena parte il basso di Hooky. Ora, quante band storiche si possono permettere un pubblico così giovane e fedele? Risposta esatta: poche. Un aneddoto: dopo una pogata non indifferente retrocedo di qualche fila e mi ritrovo accanto ad una coppia coetanea del nostro Peter. Mi fissano mentre canto e appena ricambio lo sguardo, sorridono: forse non si aspettano così tante generazioni di discepoli?

Bene, ora inizio a darvi un paio di cose personali in modo da lasciarvi anche la mia traccia riguardo un live che come avrete già capito è stato magnifico. La prima: per me non c’è separazione tra Joy Division e New Order. Sono due momenti della stessa parabola umana e artistica e questo Ian Curtis lo sapeva fin dall’inizio. Mi correggo: dall’inizio della fine. Dalle ceneri del fuoco eterno si è svilluppato un altro percorso destinato a segnare per sempre la scena musicale degli ultimi trent’anni. Non preferenza o priorità; solo lo stesso amore. Non entro nemmeno nelle polemiche sugli attuali rapporti tra i reduci. Esistono le loro canzoni a cui sono legato in maniera indissolubile. Da sempre e per sempre. Amen.

Già il primo set dedicato alla produzione NO manifesta scelte interessanti: ai singoli più dance e trascinanti (ve lo dico subito: niente “Blue Monday”) Hook predilige momenti torvi e densi come “ICB” (acronimo di Ian Curtis Buried) o grandi capolavori come “Ceremony” e “Leave Me Alone“, ad avviso del sottoscritto una delle perle più alte della produzione neworderiana. C’è spazio ovviamente anche per classici trascinanti e appena parte “True Faith” il pubblico si scalda definitivamente entrando nel mood euforico della serata. “The Perfect Kiss” tratta da Low-Life chiude la prima parte della serata. Ora tocca alla Divisione della Gioa, come i nazisti chiamavano i bordelli costituti della donne ebree nei campi di concentramento.

Il secondo set è per Closer. I The Light assecondano Hook e il risultato è ottimo: si riesce a percepire l’intensità dei brani ed anche la potenza del suono ruvido e ferroso dell’esecuizione live. Hook canta, gesticola con il braccio destro ma appena il pezzo lo richiede si incurva sul basso e colpisce le corde alla sua maniera. Magnifico. Si oscilla dall’esultanza scaturita dal sentire questi pezzi dal vivo all’intima emozione nel rivivere le ultime composizioni del compianto Ian, le cui “ultime volontà” sono racchiuse nelle canzoni conclusive del testamentario album.

Con il terzo capitolo il concerto entra nella sua fase più punk e scatenata. Da “Disorder” a “She’s Lost Control” è un irrefrenabile movimento sincopato a colpi di basso, batteria e chitarra. Hook non cede di un passo e l’entusiasmo del pubblico lo carica. Fino a che l’euforia esplode nel boato grazie ai bis. Se con “Transmission” la terra trema, con il degno finale che tutti aspettavano la situazione degenera, come si usa dire in accezzione positiva, ovviamente. Un coro da stadio accoglie e accompagna l’esecuzione di “Love Will Tear Us Apart”. Brividi forti. Hook lancia anche questa maglietta e il pubblico continua ad applaudire. Anche questo capitolo è chiuso e a noi non resta che celebrarlo. “Ceremony”.

P.S.

Non abbiamo finito di celebrare il live: a breve un sacco di belle foto…

 

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