Peter Hook & The Light @Giulianova 18/08/2016

Peter Hook & The Light fanno tappa in Abruzzo. “A Joy Division Celebration” strega tre generazioni di fans.

Ad ogni appassionato di musica capita di sognare ad occhi aperti un private set della propria band preferita nel giardino di casa o in garage. A me è capitato diverse volte e giovedì sera vedere Peter Hook & The Light suonare in una piazza del centro storico di Giulianova, su uno sfondo del tutto familiare, ha lasciato senza fiato.

La sera del 18 agosto Hook e la sua band sono approdati nella cittadina sulla costa abruzzese per la seconda e ultima data italiana del tour estivo, subito dopo la tappa di Lecce, per un live set intenso ed originale: “A Joy Division Celebration” è stato ben altro che un tributo nostalgico ai due album storici Unknown Pleasures e Closer ma una scarica di emozioni, suoni autentici ed energia trascinante.

Alle 21,00 il colpo d’occhio su piazza Buozzi non rivela nulla di diverso dal solito, fatta eccezione per il palco assiepato di amplificatori e luci che interrompe l’abituale vista; basta una manciata di minuti e ti accorgi delle decide di persone che pian piano si stanno riunendo per assistere alla performance: non è concesso tardare agli appuntamenti importanti e quello con il basso ipnotico dei Joy Division e New Order è assolutamente uno di quelli.

La cosa che subito colpisce è la varietà del pubblico: ragazzi che sfoggiano con orgoglio le t-shirt con l’inconfondibile artwork di Peter Saville, trentenni coetanei di quei pezzi e che anche per questo se li sentono cuciti addosso esibendo look stravaganti, ma veri protagonisti sono i numerosi over quaranta che l’era del post punk e della new wave l’hanno vissuta da protagonisti, portandone addosso i marchi sulla pelle o indossando, in serate come queste, i loro cimeli in pelle e borchie.

A pochi minuti dall’inizio di uno show come questo, in cui passione e nostalgia si fondono, ti chiedi se davvero suonare oggi le tracce immortali eseguite 36 anni fa per l’ultima volta dall’originale quartetto non abbia un retrogusto decadente e romanico, correndo il rischio di intaccarne l’essenza. Ti chiedi come sia possibile che le stesse venti tracce abbiano il potere di passare inalterate attraverso generazioni ed avere lo stesso potere evocativo e la stessa forza.

Il live set si apre eliminando in poche battute ogni dubbio, Peter Hook & The Light sono sul palco e nelle due ore successive regalano una piena ed appassionata interpretazione dei venti brani icone del post punk inglese. Sul palco quattro musicisti con i Joy Division nelle vene (tra loro anche il figlio di Hook), totalmente a proprio agio tra i suoni cupi e compressi e i ritmi a tratti sostenuti del post punk: un tappeto di suoni perfettamente intrecciato di chitarre essenziali e lineari ( poco spazio per i virtuosismi in questo contesto) per favorire il perfetto match con i suoni più sintetici delle tastiere e i ritmi decisi di batteria.

Il protagonista del live è l’inconfondibile tocco del basso simbolo della new wave inglese: in poche battute Peter Hook inequivocabilmente riconferma la paternità di quelle linee ritmiche che da sole hanno fatto ballare/ondeggiare migliaia di corpi vestiti di pelle e borchie in tutto il mondo. Forse l’eredità più pesante è nella parte canora: Hook canta con passione ed energia, conferendo maggiore grinta e un mordente quasi punk ai pezzi cult dei Joy Division, convincendo i presenti con la sua personale interpretazione.

Il pezzo d’apertura è “Atmosphere“, perla di rara intensità, dedicato da Hook e la Band a Lorenzo, un ragazzo giuliese scomparso qualche anno fa per un incidente e fan dei Joy Division al quale la serata è dedicata. Il fattore emotivo è forte fin da subito, l’atmosfera è elettrica e il pubblico risponde con grande intensità.

Il successivo brano, “Digital“, introduce al set dedicato a Closer: nessuno, né sopra né sotto il palco, risparmia le energie. I circa mille volti sono rivoti al palco con sguardo rapito: molti cantano, qualcuno balla, qualcuno sembra tarantolato, altri si lasciano trasportare dalle linee ritmiche profonde mentre qualcuno è ancora incredulo. I momenti più intensi sul set di Closer sono stati per “A Means to An End“, quando circa duemila mani si sono volte a Peter sulle note di “I put my trust on you” e la conclusione con “Decades” dai suoni più drammatici e scuri.

Il successivo set di Unknown Pleasure è stato un crescendo emotivo: “Disorder” ha scatenato un pogo multigenerazionale sotto il palco, e “She’s Lost Control” ha condotto ad una definitiva esaltazione generale. “I Remember Nothing” ha regalato una eccelsa esecuzione musicale ed emozionale: due bassi, uno di Peter sui fraseggi e quello del figlio sulle trame più basse a tracciare la rotta per echi di chitarra e batteria, conducendo verso un finale di set che ha convinto tutti definitivamente.

Nessuna ombra di tribute band o algide performance: il suono di Peter Hook e & the Light è strepitoso, autentico, pieno e i presenti lo hanno assorbito avidamente. Gli ultimi tre pezzi dell’encore danno il colpo di grazia: “Ceremony“, “Transmission” e “Love Will Tear Us Apart“: oramai il pubblico è un tutto un’onda umana con i suoni poderosi e coinvolgenti dal palco, che rimbalzano sui corpi e tra i vicoli di un paese che per una serata è stato la roccaforte del sound originale dei Joy Division.

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