Peter Murphy @Quirinetta 25/10/2016

Martedì sera sul palco del Quirinetta è salito un prezioso pezzo di Storia del Rock: Peter Murphy. Ecco il report e le foto della serata targata Mr. Bauhaus.

Perdonerete l’euforia ma è sempre esaltante essere al cospetto della Storia. La Storia del Rock, incarnata questa sera sul palco del Quirinetta da Peter Murphy, fondatore di una band chiamata Bauhaus e protagonista di una più che significativa carriera solista. È ancora molto forte l’aura mitica che avvolge questo personaggio basilare per la nascita e lo sviluppo del sottogenere più oscuro del rock e il sold out per la data romana del suo Stripped Tour lo dimostra. Il locale è pieno e non vede l’ora di abbracciare Peter Murphy che alle dieci e mezza precise appare accolto dal boato del pubblico romano. È impeccabile: maglia lunga nera, pantaloni di pelle e i suoi primi accenni di saluto e ringraziamento in italiano (che poi rimarranno sempre gli stessi: “Grazie”, “Bello, bellissimo!” e “La Dolce Vita!”) ce lo mostrano di ottimo umore.

Si siede ed in un attimo la potenza e il fascino di quella voce, quella classe  catalizzano completamente la scena. Sono proprio questi gli aspetti che mi colpiscono maggiormente: i movimenti eleganti, il muoversi accompagnando con carismatica teatralità i brani. Sapete chi mi ricorda con quelle movenze? Scar de Il Re Leone. E si, avete ragione, conoscendo il nome in questione, non dovrei essere sorpreso da cotanta magnificenza ma è davvero bello constarlo e raccontarlo: Peter Murphy è ancora quel mito che tutti noi abbiamo avuto come modello e riferimento.

Detto ciò, dal vivo Mr. Murphy è impeccabile. La scenografia è inesistente, le luci sono basse e che sia seduto o in piedi, fermo davanti il microfono o a stretto contatto con le prime – veneranti – file, il cantante regala un live indimenticabile. Il contesto è semi-acustico, ad accompagnarlo solo un basso, violino e chitarra, senza percussioni. Il repertorio è variegato e ci presenta brani della sua recente produzione solista – vedi “Lion” – a grandi classici dei Bauhaus. C’è spazio anche per una preziosissima cover di Bowie tratta da Hunky Dory, ovvero “The Bewlay Brothers”. Da brividi.

Ma sono stati molti i momenti indimenticabili. L’esecuzione di “A Strange Kind of Love” e “Marlene Dietrich’s Favourite Poem” per fare giusto due esempi lampanti. Eppure è con i bis finali che Murphy piazza i colpi del k.o. Vederlo a bordo palco puntare il microfono verso il pubblico e sentire tutti i presenti cantare il ritornello di “All We Ever Wanted Was Everything” in un unico coro oscuro ed eterno sarà un momento che custodirò con molta gelosia. Come quel boato che accoglie l’inizio dell’inno inscalfibile dei Bauhaus, “Bela Lugosi’s Dead”. Immenso. Sul finale Peter Murphy si alza e chiude il tutto con un: “I’m not dead.”

Tranquillo Peter, non c’era bisogno di dirlo. Tu e la tua musica non morirete mai.

Setlist

Cascade
All Night Long
Indigo Eyes
Marlene Dietrich’s Favourite Poem
The Bewlay Brothers (David Bowie)
A Strange Kind Of Love
King Volcano
Kingdom’s Coming
Silent Hedges
Never Fall Out
Gaslit
Lion

Encore

All We Ever Wanted Was Everything
The Three Shadows, Part I
Hollow Hills
Bela Lugosi’s Dead

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