3in1: Petramante/(b)ananartista/The Q’s


Petramante
PETRAMANTE
“Ciò che a voi sembra osceno a me pare il cielo” (2013, Martelabel/Goodfellas). Voto: 7

In questo album della band di Francesca Dragoni ci sono tutti gli elementi della “Pulp Generation”, a partire dai bersagli (mode, finti giovani, chiesa) che delineano una vita dove per accettare la piccola felicità quotidiana è necessario a volte ridimensionare le ambizioni e accontentarsi, per arrivare allo stile (voce distorta, atmosfera piena ma sound apparentemente scarno, archi, elettronica e chitarre elettriche in ensemble). Alla fine dei conti il secondo disco dei Petramante (sotto la saggia produzione di Paolo Benvegnù che gioca un ruolo decisivo) mantiene uno stile particolare se stiamo parlando di cantautorato; in un quadro più generale la loro è una proposta di giusta misura fra pop, rock, velleità da “indie band” e vena cantautoriale, che però non basta sempre a far spiccare il volo alle canzoni. Ciò detto, se fosse uscito con 42 Records non si parlerebbe d’altro.

Se ti piace ascolta anche: Zen Circus, La Pioggia, Marcello e il mio amico Tommaso

CoverIlTronista(B)ANANARTISTA“Il Tronista” (2013, Autoprodotto). Voto: 4

Tutti sappiamo quanto si può cazzeggiare in una sala prove, e almeno tutti una volta nella vita abbiamo pensato che quel cazzeggio fosse una ficata al punto di registrarla. A tutti, una volta. (b)ananartista, cantautore Svizzero, nel suo album d’esordio ci propone qualcosa di simile, però moltiplicato per un album intero e pure bello lungo. Quindici pezzi sono tanti per chiunque, soprattutto di questi tempi.
L’album di (b)ananartista però non convince in nulla: la ricerca sfrenata del nonsense porta una musica dove si mescolano i generi più svariati, ma nulla si amalgama: c’è veramente troppa roba, e alla fine non abbiamo ne una macedonia ne un minestrone. I testi, così come la grafica e lo ‘stile’ generale, marcano la ricerca sfrenata al non-senso che sfocia solo, appunto, nel cazzeggio: la comicità è poco efficace, il messaggio, dietro ad una patina ambiziosa, non è mai effettivamente provocatorio, i temi appartengono ad un’altra epoca (dal titolo si capisce molto, ma non è più il tempo di prendersela con reality, società dell’apparenza e varie, l’hanno fatto tutti e – concedetemelo – non è servito a niente).
Per di più gli arrangiamenti sono rumorosi, e – se questo non deve essere per forza un difetto – non c’è mai tregua per le orecchie: tutto l’album prosegue sugli stessi toni, alla fine è quasi fastidioso.
Se questo album viene da una ricerca ossessiva della non-banalità, l’obiettivo è stato raggiunto: Il Tronista è un album quasi unico nel suo genere. D’altra parte, un motivo ci sarà…

Se ti piace ascolta anche: Tommaso Di Giulio, Giovanni Truppi, Giubbonski

1015200_205047009647003_32888559_oTHE Q’S“Put Flowers On Your Martini” (2013, Autoprodotto). Voto: 6+

Primo EP di una band classicamente indie rock. Pezzi veloci, semplici e tanta chitarra. Non si chiede di più a un gruppo del genere, che per l’esordio ha messo insieme tre pezzi non originalissimi ma potenti e registrati con il giusto spirito indie rock.
Non è un sei politico il loro, ma è ancora presto per sbilanciarsi. Certo, l’idea di aggiungere all’EP una cover di Lana Del Rey – Summertime Sadness – fa saltare agli occhi i Q’s fra i centinaia di gruppi rock indipendenti: c’è qualcosa in più in questo classico quintetto romano? Chi vivrà vedrà…

 Se ti piace ascolta anche: Lady Greys, Storm and Impulse, The Sweepers

F.B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *