Pop X │ Lesbianitj

Pop X è uno dei nomi più recenti e più caldi di Bomba Dischi: per alcuni il prossimo fenomeno dell’Indie italiano, per altri un inspiegabile propulsore di hype. Abbiamo ascoltato l’ultimo disco Lesbianitj, nella speranza di poter dire la nostra in merito a questa disputa.

Un Giovedì sera di circa un anno fa ricevo sul tardi una telefonata da amici che mi invitano a raggiungerli a una festa alla Sapienza. Lo faccio senza troppe aspettative, complici la stanchezza e il giorno della settimana. Arrivo sul posto e mi trovo davanti un Piazzale della Minerva gremito; al centro c’è un palco su cui suona la Banda Bassotti.

Vado per buttarmi nella mischia, ma vengo raggiunto da uno dei miei amici: “Cosa fai? Noi siamo dall’altra parte!”.

Poi fa una pausa e sgrana gli occhi: “Sta suonando un genio”.

Spariscono in un attimo la Minerva, il migliaio di persone e la Banda Bassotti, e ci ritroviamo davanti alla facoltà di Chimica, dove è ubicato un palchetto di piccole dimensioni sotto al quale ci siamo noi e poco più di una trentina d’altri. Sopra c’è un personaggio che indossa degli occhiali luminescenti e canta testi più o meno cantautoriali avvalendosi di un marcatissimo auto-tune, su delle basi che a me sul momento hanno ricordato vagamente Gigi D’Agostino, e che escono da un computer collegato direttamente all’impianto. Con lui c’è un altro figuro che brandisce delle bacchette e ogni tanto percuote, seguendo il ritmo dei brani, un po’ tutto ciò che trova intorno a sè, alternandosi tra il palco e il pubblico, che nel frattempo è intento a pogare furiosamente.

Quelli sul palchetto di Chimica erano i Pop X (o perlomeno ne erano una parte: loro sono un “collettivo audiovisivo” di Trento, orbitante intorno alla figura di Davide Panizza, il quale non è soltanto la voce, ma anche la mente e uomo-immagine), io quella sera mi sono divertito come un pazzo, e nel frattempo loro sono entrati nel roster di artisti di Bomba Dischi – che per intenderci sono quelli di Calcutta, quindi ormai una sorta di “Major” all’interno del contesto indie. Il primo lavoro per la suddetta è uscito lo scorso 18 Novembre, si chiama Lesbianitj e segue a una prima raccolta di brani dal titolo Best of P o p _ X e a una di strumentali ispirati ai canti di montagna I Belong to You (Canti Albanesi di Trento e Bolzano), uscite rispettivamente nel 2015 e 2016 per Panico Dischi, ed introvabili fisicamente.

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            Se volessimo fare un’analisi prettamente tecnica di Lesbianitj, allora dovremmo dire che rispetto ai lavori che si potevano ascoltare prima sul web si è persa un po’ – e chi scrive lo dice a malincuore – quella componente vagamente “gigidagghiana” di cui si parlava prima, per lasciare invece spazio ad atmosfere dal sapore un po’ più lounge/chillout; dovremmo dire che il disco è comunque di difficile ascolto perché, pur assimilabile ad una scena ben definita quale quella indie italiana, dà un po’ l’idea di un insieme di brani da serata in discoteca, e quindi pesanti se non riprodotti all’interno del giusto contesto; dovremmo dire che i testi sono tanto brillanti quanto ermetici, tanto assurdi e dissacranti quanto a tratti commoventi.

Credo però di aver dato sufficienti informazioni sull’artista in questione – già da quando avevo messo “cantautorali” e “Gigi D’Agostino” in una stessa frase – per capire che non ci si può limitare solo a questo, dal momento che è ovvio che non abbiamo a che fare con dei musicisti canonici. E se da una parte sento un sacco di gente dire che i Pop X sono dei completi matti, che la loro musica è un aborto, e non spiegarsi come un Niccolò Contessa qualunque possa averli citati tra le principali muse ispiratrici dell’ultimo disco dei Cani Aurora, dall’altra ci sono io che penso che trattando Lesbianitj non ci troviamo a parlare di un disco, quanto quasi di un’installazione sonora: una dove l’intento è quello di cancellare i confini tra i suoni “di nicchia” e quelli caratterizzanti l’Italia del trash, così come tra sesso e amore e tra gay, “froci”, lesbiche ed etero, e in cui vengono quindi fatti convivere magistralmente silenzi e rumore, voci reversate e non, suoni midi di sax, fisarmoniche e flauti indiani con versi come «suicidiamo una stella ricoperta di crepe, diamole una ragione per esplodere in pace» (e in quest’ottica il pezzo meno riuscito è forse “Pubblicità”, fin troppo identificabile e lineare). È evidente che dietro questo apparente marasma vi sia molto più di un personaggio naif e caciarone, e non a caso Panizza è laureato in musica elettronica e tra le sue influenze musicali cita più di venti artisti, spaziando dalla Pausini a Thomas Newmann, passando per De Gregori e Phil Collins. Il gusto personale di ognuno rimane poi sacrosanto, ma credo che vada resa un po’ di giustizia al collettivo trentino in questo senso, agli occhi dei loro detrattori.

Per godere a pieno dell’esperienza Pop X ritengo comunque che sia necessario assaporarla nella dimensione del live, cosa che non ho più avuto il piacere di fare dopo quella sera alla Sapienza, ma per cui fortunatamente si presenterà occasione proprio questo Sabato (3 Dicembre) al Lanificio159, in occasione del Release Party dello stesso Lesbianitj.

Chi non apprezza può cercare qualche serata anni ’90, magari mettono Gigi Dag.

 

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