POP X @Monk 25/02/2017

Tra Carnevale indie e un tocco di trash, il fenomeno POP X invade il Monk Club

L’ardua impresa è quella di raccontare il concerto dei Pop X con una serie di fotogrammi: impossibile, perché un live di questo tipo non si può raccontare per immagini, si deve vivere per capire di che si tratti.

Ho scelto quindi un po’ di foto a caso, un po’ mosse, un po’ sfocate, perché è questo che può davvero descrivere l’ora e mezza sul palco della “band” di Trento figlia di Bomba Dischi: uno canta, uno suona i fusti di birra (ma li suona bene), uno sale e scende da uno skate buttandosi per terra di tanto in tanto, un altro beve e fuma, un quinto compare e scompare; poi c’è l’addetto al “fomento pubblico” – con canotta da basket rigorosamente O’Neal 32 – e devo dire che sembra nato per farlo! A un tratto appare anche un uomo nudo, sì, assolutamente nudo e con delle catene attorno alla vita: senza senso (nelle foto super censurato, state tranquilli!).

La verità è che niente in Pop X ha senso, o forse ne ha molto più di quanto sembri. È un progetto più lucido e studiato di quanto appaia, una sagra di paese, il trionfo del trash un po’ pop e un po’ punk che, con quell’improvvisazione estrema, riesce a riempire la sala del Monk di un pubblico divertito, esaltato e su di giri che canta a squarciagola tutti i testi di Lesbianitj ( qui la nostra recensione) dalle parole accostate a caso, o forse risultato di una grande arguzia.

I Pop X non  saranno mai la mia band preferita, ma posso dire di essere entrata in sala assolutamente scettica, e di esserne uscita in parte turbata, ma per altri versi completamente in fissa!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *