Primavera Sound 2015: elogio agli Underworld

E nulla, mi sono rotto il cazzo. Accanno per un attimo il mio very prossimo esame e scrivo due righe anche io sul  Primavera Sound 2015. Ma scriverò qualcosa di cui nessuno, cazzo, nessuno ha ancora parlato, ed io davvero non ne capisco il motivo.

Non vi dirò di quanto sia stato pazzesco il festival nel suo insieme, e del fatto che non vedo l’ora che arrivi il 10 giugno per acquistare i biglietti per il prossimo anno. Non vi parlerò del perfetto concerto degli Strokes, di Jon Hopkins (ndr. due tra le 3 migliori performance dell’intero festival), dei Ratatat, Spiritualized, Alt-j, DFA1979, Ride, Mac de Marco e chi più ne ha più ne metta.

Sembra che a tutti sia sfuggita la migliore performance dell’edizione di quest’anno del Primavera. Sembra che a tutti sia sfuggito il fatto di aver assistito al live di un pezzo imprescindibile, fondamentale, della storia della musica da club. Cazzo, hanno suonato gli UNDERWORLD, ve lo ricordate, maledetti hipster?!

E El-cantante-del-grupo-Underwor_54431545889_54028874188_960_639probabilmente, per la prima volta in assoluto da quando provo a raccontare qualcosa che abbia a che fare con la musica, mi trovo ad essere senza parole. Non so come dirvi… pensate tipo a quando vi svegliate e sapete di aver sognato ma non vi ricordate nulla, se non un’unica scena, come fosse un fermo immagine.

Ve la metto così: sono stato così felice, così contento, così eccitato di trovarmi in quel posto in quel momento, che ricordo tutto come se fosse successo in un singolo momento. Un’ora e mezza di pura magia elettronica analogica. Centosettantadue synth lunghi ventitre metri l’uno che creavano moderne cavalcate dellevalchirie; linee di basso e cassa frenetica più tonificanti di 6 mesi di palestra giornaliera; vocals essenziali declamanti strofe senza senso ma piene di senso; giochi di luci che vi sparano nell’universo più di qualsiasi strana droga possiate prendere. Questi sono stati gli Underworld, oggettivamente. Soggettivamente sono stati tra le ore e mezza migliori della mia esperienza concertistica, sono stati un’ora e mezza di pelle d’oca e godimento fisico. Sono stati 10 minuti di estasi, brividi e mezzi lucciconi, quando, prima di congedarsi, il trio britannico ci ha regalato Born Slippy, la Stairway to Heaven della musica da club.

Basta. Nulla più da dire. Solo che mi dispiace per chi non c’era, roba del genere non capita tutti i giorni. E mi dispiace per i “potenti” dell’internet musicale nostrano, che non hanno detto neanche una cazzo di parola riguardo una band (perché questo sono, mannaggia a voi stupidi benpensanti classicisti) del genere, forse perché… bo, non ne ho la più pallida idea del perché.

Underworld, grazie.

Yo!

M.C.

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