Psychedelic Pill – Neil Young

Alcune cose non potranno mai essere comprese. Sono le cose che continuano a tornare, facendoti porre delle domande. (Neil Young)

Recensire il disco di un 68enne su un portale dedicato principalmente alla musica giovane e indipendente, a prima vista può sembrare un paradosso. Ok, ora cancellate quest’ultima parola dal vostro vocabolario mentale: mai dare nulla per scontato, se il “nonno” in questione si chiama Neil Young.536024_10152154654960317_498852339_n

Dopo il tributo alle radici country-folk a stelle e strisce di “Americana”, il canadese richiama ancora la sua band di supporto preferita, i Crazy Horse, per il ritorno alle “sue” di radici: “Psychedelic Pill”, il lavoro più lungo in carriera (87 minuti!) e il primo doppio album. Pare di vederli, Young e gli altri tre compari, Frank “Poncho” Sampedro alle chitarre, Billy Talbot al basso e Ralph Molina alla batteria, nel loro fienile usato come studio, che attaccano gli strumenti agli ampli e partono per un’ennesima cavalcata fra gli umori beffardi e malinconici dell’America di oggi e di ieri.

L’incipit acustico è ingannevole: un paio di minuti e si entra nella tempesta elettrica di Driftin’ Back: “Hey, sono spinto indietro” è il grido di Neil, per scuotere chi lo ascolta per la prima volta, chi può farlo solo attraverso gli mp3, che fanno sentire, stando alle sue parole, “solo il 5 per cento” della musica, in questo caso una torrenziale jam-session di 27 minuti. Non di sola polemica antitecnologica, che riempie diverse pagine anche della sua recente autobiografia Waging Heavy Peace, vive però il disco. Già il secondo pezzo, infatti, la title-track, ritrae una “party girl” i cui movimenti, complice la suggestione del phaser che filtra le frequenze sonore della canzone, sembrano dare l’effetto della “psychedelic pill” citata dal cantautore. Parentesi acida subito archiviata con la successiva Ramada Inn, canzone n. 5 dell’anno per Rolling Stone: in viaggio verso il Sud, un uomo e una donna si aggrappano all’amore e ai suoi sacrifici, ripetendosi il mantra della loro vita insieme, “every mornin’ comes the sun”, che fa da contrappunto alle scorribande elettriche del “Cavallo Pazzo”. La chiusura del primo disco è affidata a Born in Ontario, un country-rock al sapore di fieno che sembra arrivare dritto dritto dai primi anni ’70 del canadese, in zona Harvest e dintorni.

PsychedelicpillcoverSi muove su territori affini anche l’avvio della seconda parte nonché primo singolo estratto, Twisted Road, tuffo nell’adolescenza younghiana, dalla magia del primo ascolto di Like a Rolling Stone al ricordo di Roy Orbison, “camminando con il Diavolo su una strada tortuosa, mentre alla radio passano i Grateful Dead”. Perfetto controcanto visivo è il videoclip del brano, cartolina di live anni ’60-’70, alternati con lunghi tragitti sui tourbus dell’epoca. Si sale di tono nell’episodio successivo, “She’s Always Dancing”, una ballata midtempo figlia della storica “Like a Hurricane” e che si ricollega, nel testo, con “Psychedelic Pill”. Protagonista è, infatti, ancora una ragazza che “piroetta come se vivesse nel suo mondo”, ballando da sola in una fiammeggiante danza. Segue “For the Love of Man”, un “quattro passi fra le nuvole” accompagnato dal pianoforte e da delicati cori, che lasciano in primo piano la voce fragile e a tratti incerta del cantautore di Toronto, che non rinuncia alle sue domande sull’uomo, per metafisiche e astratte che siano. Il crescendo del secondo disco e dell’intera opera si compie infine nell’ultima lunga jam, Walk Like a Giant. “Una volta camminavo come un gigante sulla terra, ora sono una foglia trascinata dalla corrente”: in mezzo (s)corrono i fotogrammi esistenziali di Young, il ragazzo che con i suoi amici è arrivato a un passo dal salvare il mondo, è caduto e ora si aggrappa al pensiero, unico rifugio contro il “grande fuoco che incenerisce le idee”. Sedici minuti di autobiografia spirituale, chiusi da una coda noise, che riannodano le fila del discorso e concludono (escludendo l’alternate mix – ovvero senza phaser – di Psychedelic Pill) un album secondo me degno di entrare fra i classici del vecchio Neil… ehm, del “giovane” Neil!

 

Titolo: Psychedelic Pill
Autore: Neil Young
Etichetta: Reprise Records

Disc 1
1. Driftin’ Back – 27:36
2. Psychedelic Pill – 3:26
3. Ramada Inn – 16:49
4. Born in Ontario – 3:49

Disc 2

1. Twisted Road – 3:28
2. She’s Always Dancing – 8:33
3. For the Love of Man – 4:13
4. Walk Like a Giant – 16:27
5. Psychedelic Pill – 3:32 (Alternate Mix)

 

  Gianluca Marchionne

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