Public Service Broadcasting live@Quirinetta 12/03/2016

Public Service Broadcasting

Ennesimo grande live dei Public Service Broadcasting al Quirinetta: ecco il nostro report!

Ennesimo SOLD OUT al Quirinetta di Roma, questa volta sul palco ci sono i Public Service Broadcast con in apertura i Plugger un progetto non nuovo né al palco del Quirinetta né ai PSB. Giusto per spendere due parole sul trio di musica PLUG che a parte i problemi tecnici ha l’ingrato compito di scaldare un pubblico che attende con ansia l’Headliner della serata. Capaci, molto interessanti e con un progetto caleidoscopico di musica e video art da non sottovalutare, ne è una prova le loro numerose partecipazioni a concorsi e festival in tutta Europa.
Tornando all’artista di punta, i Public Service Broadcasting si presentano con un po’ di ritardo, ma rilassati al punto giusto da riuscire a cogliere al volo lo spirito della serata. Si parte. “Sputnik” è il pezzo con cui si parte catapultandoci tutti, immediatamente, su quel filo di rasoio che è stata la sperimentazione tecnologica spaziale russa dal 1957 al 1972, singolo pescato dall’ultimo loro lavoro The Race of Space. Alle spalle della band vengono proiettate immagini direttamente collegate alla storia raccontata dalla voce fuori campo che è parte dei pezzi della band. Si passa dalle foto dell’ingegner Korolev all’esplorazione inglese sull’Everest alla pratica E.V.A. che rappresenta il momento in cui un astronauta esce dal modulo liberandosi nello spazio profondo. Sono immagini di repertorio, ma con la musica dei Broadcast portano chiunque a sentire proprie le pratiche, le preparazioni, gli strazi, gli allenamenti dei vari avventurieri e astronauti europei che per anni si son preparati all’unicità che sarebbe stata la loro missione. Piantarsi saldi nella storia dell’umanità. Yuri Gagarin, nome dato ad uno dei singoli più famosi della band, è l’esempio più lampante di primo uomo andato e tornato dallo spazio soli 2 anni dopo il lancio dello Sputnik 1, unico nel suo genere e solo nella storia dell’umanità.
La Russia ha strumentalizzato per anni il personaggio di Gagarin, “Un figlio della Terra” che ha superato i limiti della natura umana grazie ad una tecnologia vanto dell’allora Unione Sovietica. Le suggestioni durante il live sono davvero tante, i ragazzi sono simpatici e calorosi ed il pubblico non proprio giovanissimo è abbastanza maturo da sapere di chi si parla e da ascoltare con rispetto l’elogio e la celebrazione dell’umanesimo.
La Nasa ha pubblicato su SoundCloud i suoi rumori e suoni, ciò che è stato e viene registrato proveniente dallo spazio profondo o dai satelliti che lievitano per i cieli dell’universo, un esperimento che ha arricchito gli uomini di un nuovo senso spaziale, sentire con le nostre orecchie cosa suona nello spazio; una forte manovra di marketing nei confronti della scoperta dell’universo che pare sia passata sempre più di moda tra l’opinione pubblica al punto che la NASA non ha più astronauti da mandare in giro fuori dall’atmosfera terrestre. I Public Service Broadcasting sono a mio parere l’esperimento terrestre quanto più propagandistico possibile che esalta la capacità dell’uomo nelle pratiche spaziali e terrestri, fatto sta che il live è stato prezioso e perfetto, l’alternanza di pezzi funky e sperimentazioni quasi techno ha dato la giusta dose di caoticità alla serata fin permettendoci di superare l’ostacolo atmosferico e proiettarci verso le più alte vette dell’autocelebrazione umana. Una band che merita il SOLD OUT, un lavoro completo e complesso: storia, cultura, tecnica, tecnologia, arte; il duo(trio) ha in mano un progetto tra i più interessanti al momento e al Quirinetta lo show è eccezionale e puro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *