Raphael Gualazzi e la voglia matta di mischiare il jazz con il pop. Reality (or) Fantasy?

Reality And Fantasy

Fuori tempo massimo, più di un anno dopo l’uscita del suo disco e la sua vittoria a Sanremo Giovani, mi sono deciso a recensireReality and Fantasy, di Raphael Gualazzi.
La ragione di tutto questo ritardo è dovuta al fatto che non è stato semplice capire questo album fino in fondo, non riesco proprio a capirne l’identità. Ma andiamo per gradi…
Raphael Gualazzi, classe ’81, è da anni un jazzista rinomato in Italia e non solo, già un album alle spalle, ha portato a Sanremo 2011 il jazz. Non di certo il primo, ne l’ultimo, che è riuscito nel tentativo di coniugare canzone, pop music e jazz, in un unico brano: Follia d’amore, di jazzisti che, come Raffaele in arte Raphael, hanno venduto dischi pop anche se provenienti dal mondo del jazz con un background totalmente riferito a quella cultura musicale ce ne sono stati tanti. Il più importante è sicuramente Paolo Conte.
Ascoltando Reality and Fantasy (15 brani, uno l’immancabile standard Caravan, suonata con un’impeccabile virtuosismo pianistico e, devo dire, una delle versioni più divertenti di questa canzone, degna del miglior Bollani) è chiaro come l’obiettivo di Gualazzi sia quello di riportare il jazz all’era dello swing, forse delle big band, perché è sicuramente questa la parte del jazz che può piacere e divertire di più ad un pubblico vasto e – per la maggior parte – senza alcuna cultura musicale in questo senso. Da questo punto di vista il secondo album di Raphael Gualazzi è perfettamente in linea con quello che sta succedendo nel mondo del pop: siamo appena usciti dal buco nero dell’inizio del nuovo millennio in cui la musica pop era veramente di basso livello (Britney Spears era la reginetta del momento, tanto per capire chi fossero gli altri), per entrare in uno strano connubio di molte culture musicali, spesso retro, o vintage che è la parola del momento, vedi i duetti di Tony Bennett con Lady Gaga e Amy Winehouse, o il boom delle Puppini Sisters, per non parlare del bagno di Grammy per Adele, di certo non una stella creata in laboratorio a scopi estetici, e via con strani artisti del connubio come Mario Biondi e Michael Bublè.
D’altra parte però sembra che Gualazzi miri più in alto. Vuole essere considerato per quello che è, cioè un musicista jazz, ma vendere al pubblico della musica pop. Solo, appunto, Conte, ci è riuscito senza scendere a compromessi. Però Gualazzi non è Conte – anche se a volte il tentativo è evidente, vedi Calda Estate (Dove Sei) -, e le sue doti compositive non sono minimamente paragonabili a quello del genio piemontese, uno dei più grandi autori del secolo scorso.
Scritto, arrangiato e prodotto con Fio Zanotti per la Sugar di Caterina Caselli, supportato da Ferdinando Arnò e un team di produttori da fare invidia ai Coldplay (James Reynolds, Pete Glenister) e suonato da musicisti di grande esperienza (vedi Fabrizio Bosso, già tromba di Sergio Cammariere e jazzista macinato), anche se, almeno in apparenza, relegati a un ruolo poco più avanzato di virtuosi turnisti. Lo stesso Gualazzi si rivela un asso al piano, mentre come cantante non da sempre il meglio di se, forse a causa del suo timbro particolare che si presta meno facilmente a canzoni con più carattere (vedi Scandalize Me).
I testi, in un bilinguismo quasi forzato, che fa molto jazz, non hanno particolare rilievo ne profondità, in linea con l’album intero vogliono divertire e non molto di più. Dal punto di vista propriamente jazzistico questo album è privo di significato, ignora completamente tutto quello che è successo negli anni ’60 e ’70 con l’arrivo dell’elettronica, del rock eccetera, non lascia spazio a improvvisazioni memorabili, non è nemmeno un manifesto per un ideale ritorno all’era dello swing perchè non porta novità o modifiche rilevanti al genere stesso, pertanto, il brano più bello, alla fine, dopo Caravan, risulta essere il remix di Reality And Fantasy di Gilles Peterson, che sembra far riferimento al filone del new jazz inaugurato dai St. Germain. Per un jazzista, questo disco vale esattamente come uno di Paolo Belli.
Alla fine, quello che ne esce è un album lieve, anche piacevole, che scorre come un disco di lounge music e che, però, manca di carattere, di identità. Ben confezionato, ben registrato, ben pubblicizzato, ma una volta finito di ascoltarlo, prenderà posto nella vostra bacheca e difficilmente vi verrà in mente di riprenderlo. Anonimo.
F.B. 

Autore: Raphael Gualazzi
Titolo: Reality And Fantasy
Etichetta: Sugar

TRACKLIST
1 – Follia d’amore
2 – Icarus
3 – Tuesday
4 – Reality and Fantasy
5 – Scandalize Me
6 – Behind the Sunrise
7 – A Three Second Breath
8 – Calda estate (dove sei)
9 – Out Of My Mind
10 – Sarò sarai
11 – Love Goes Down Slow
12 – Lady ‘O
13 – Empty Home
14 – Caravan
15 – Reality and Fantasy (remix)

RAPHAEL GUALAZZI
Sito Ufficiale
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Youtube (Sugar)

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