Colapesce | La recensione di Infedele

Colapesce, Infedele

E’ uscito Infedele, il terzo album di Colapesce (42records/Believe): libero, pieno di prime volte, ricco di collaborazioni notevoli. E noi… “Torneremo felici”.

Colapesce è tornato e del suo nuovo disco si parlerà molto. Per questo lavoro, sulla barca di Lorenzo Urciullo sono saliti, per citarne solo alcuni, un genio assoluto come Jacopo Incani (Iosonouncane) che ha arrangiato e prodotto il disco insieme a lui e a Mario Conte, l’argentea perla di Christaux e poi Dimartino, ovvero uno dei migliori cantautori italiani. Infedele è uscito il 27 ottobre per 42 Records/Believe ed è, appunto, assolutamente infedele a qualsiasi stile, genere, possibilità di definizione, perciò quella che a tratti potrà sembrarvi scarsa coerenza è in realtà una cifra stilistica dichiaratamente scelta dall’artista che non ha paura di spaziare dalla canzone d’autore alla musica da club, dai sapori brasiliani ai synth, dal fado portoghese al pianoforte più scarno.

Confesso di non esser una fan della prima ora di Colapesce. Ne ho sempre riconosciuto il talento ma senza mai esserne travolta. Infedele mi ha svelato però la bellissima impossibilità di rimanere fedeli alle proprie idee, e così oggi mi ritrovo ad ascoltare senza sosta un album nel quale il cantautore osa di più e si distacca un po’ dal suo stile, un album pop e complesso, sperimentale e diretto, tenebroso e leggero.

Il primo brano,“Pantalica”, è uno dei migliori ed è costruito attorno a un beat. Un ronzio musicalissimo vi intrigherà immediatamente, poi pochi secondi ed ecco la mano sapiente, inconfondibile e infallibile di Iosonouncane. Nel ritornello la voce eterea di Lorenzo poggia su una chitarra di una semplicità che più efficace non potrebbe essere, mettendo all’angolo la cupezza di un brano che non è immediato ma, per dirla in rima, è molto Battiato, che non ti entra subito in testa, ma una volta che ci entra non va più via. Percussioni tribali danno il via ad un momento buio che quasi genera uno stato d’ansia, fatto di sonorità incalzanti, ossessive, come in un bosco nella nera notte, di quelli in cui si compiono strani riti occulti. Un sax finale in stile free jazz crea suggestioni che ritraggono perfettamente questo luogo realmente esistente, Pantalica, una necropoli formata da canyon scavati dall’acqua, vicina al paese in cui Lorenzo è nato e cresciuto e dove racconta di aver trascorso intere giornate con gli amici fra le tombe vuote scavate nelle rocce e i tuffi al fiume.

Colapesce, InfedeleFoto di Elena Fortunati

Ci pensa il piano di “Ti attraverso” a scacciare l’inquietudine: un brano fieramente pop, che incarna gli opposti di cui il disco vive e con un testo bellissimo. Un debutto compositivo per Lorenzo quello al piano, così come quello al computer, che pure ha adottato per Infedele. “Ricordo di aver cominciato a scrivere la strofa su un pianoforte scordato trovato in un appartamento a Milano, circa tre anni fa, e poi basta per un anno, fin quando con una vecchia chitarra anni ’30, comprata per 80 euro al Baloon di Torino, ho scritto il ritornello. Poi basta per un altro anno. Poi un giorno, in dieci minuti, ho scritto di getto tutto il testo. (…) Una fumata bianca dopo mille nere, e non certo per sfinimento, ma per amore a prima vista. Le parole sono come i volti: a volte te ne innamori subito…” Segue ‘Totale’ che, come il precedente, è il pezzo che funziona, quello giusto, costruito alla perfezione: qui Lorenzo davvero non ne sbaglia una. Antonio Di Martino e Luca Serpenti lo firmano con lui, un’altra prima volta per Colapesce che non aveva mai scritto insieme ad altri.

Un particolare arpeggio apre “Vasco Da Gama”: i cori sono perfetti e la chitarra acustica al secondo minuto arriva come se fosse davvero inevitabile. Un fado portoghese racconta la bellezza del corpo, dimostra l’eleganza con cui lo si può descrivere mentre la fine del pezzo testimonia quanto meravigliosamente un po’ di Mac DeMarco sia in tutti noi. Segue “Decadenza e Panna”, che non ha molto di nuovo, ma è un classico che non sfiorisce: chitarra folk e momenti di apertura molto evocativi.

Colapesce, InfedeleFoto di Elena Fortunati

In “Maometto a Milano”, versi di animali comprati su un sito di sound design – rumori della foresta, il tucano, la scimmia e l’elefante che introduce il secondo ritornello – raccontano lo strano modo di sentirsi risolti e di vivere la spiritualità in una città come Milano, dove Lorenzo ha vissuto negli ultimi anni e dov’è nato il testo del brano, in un pomeriggio al Bar Basso, quello del Negroni sbagliato. Arriva una parte “samba” dopo il secondo ritornello, a completare una struttura semplice ed efficace, con un arrangiamento notevole. Una fanfara apre la successiva, “Compleanno”, ma presto rimaniamo spiazzati: cassa dritta, oscurità su oscurità, bassi, musica da club, fino ad un synth quasi eurodance. E poi, per dirla con le parole del suo autore, “quando il futuro è all’apice riappare il passato: Sospesi”, l’ultima traccia, che regala una musica sognante alla crudezza del dolce egoismo racchiuso in ogni amore. Anche il lavoro così meticoloso sui cori è una novità per Colapesce, un lavoro che qui, sul finale, raggiunge punte altissime di meraviglia, quasi che il pezzo potrebbe durare all’infinito, in un tempo scandito solo dal tocco leggero delle percussioni e dall’incedere regolare del piano.

E così io tra i colori e il buio di Infedele “Mi sento bene ora che ho un nuovo disco da poter cantare”.

Tracklist:

  • Pantalica
  • Ti attraverso
  • Totale
  • Vasco Da Gama
  • Decadenza e panna
  • Maometto a Milano
  • Compleanno
  • Sospesi

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