Il Record Store Day è morto. Evviva il Record Store Day!

Il Record Store Day 2016 è alle porte: è tutto oro quello che luccica? La manifestazione è ancora fedele al suo spirito indipendente? La riflessione del nostro Narciso.

Facciamo un attimo il punto. Siamo nel 2016 e la musica viene ascoltata soprattutto dai canali in streaming, gratuiti o meno che siano. Il vinile torna a fare capolino nei negozi di dischi (crediamo sia solo per moda anche se ci auguriamo di no: ingenui noi!), il ciddì non lo compra più nessuno, attendiamo tutti con ansia il Record Store Day.

Ok, questa è una visione assai semplicistica, magari approfondiremo ognuno di questi temi prossimamente su Cheap Sound, per ora quello che ci interessa è focalizzarci sulla corrida chiamata Record Store Day, corrida, lo dico subito per non passare da ipocrita, alla quale partecipo regolarmente.

Lo spirito di questa iniziativa di lungo corso – nata in America ben 8 anni fa – è assolutamente lodevole e vuole creare un appuntamento fisso a cadenza annuale dove ritrovarsi nei negozietti di dischi di quartiere per acquistare rarità e vecchi fondi di magazzino, rispolverati all’uopo da commercianti lungimiranti, in pratica spingere le persone fuori di casa per ricreare quella atmosfera tanto cara al Nick Hornby di Alta Fedeltà.

Ed è qui che arriva il paradosso: le major discografiche e tutto quel circuito decadente-ma-ancora-funzionante di grande distribuzione, per di più aggiornato ai tempi dell’acquisto on-line, ha annusato il business e, anno dopo anno, si è inserito, da non invitato, alla festa, proponendo sempre più ristampe in edizioni di lusso oppure limitatissimi best of, tali da spostare l’attenzione dei compratori sulle novità, in molti casi reperibili anche in pre-ordine (sigh) dai rispettivi siti ufficiali.

Si fa leva, sostanzialmente, sul nervo scoperto di certi ascoltatori seriali di musica, vale a dire sulla smania di collezionismo, mentre i piccoli, grandi, empori di musica continuano a chiudere o comunque a soffrire la modernità. Eppure, nonostante tutto, continuiamo a contare i giorni che mancano al prossimo 16 aprile 2016.

Probabilmente lo facciamo perché è un motivo come un altro per acquistare un buon disco nuovo, non trovate che sia una delle attività più gratificanti per un ascoltatore (si badi bene ascoltatore, non collezionista) di musica? O forse perché si moltiplicano gli eventi collaterali e in molti negozi si può assistere ad inediti concerti o incontri con musicisti/addetti ai lavori mentre si è intenti a cercare nella cesta polverosa, tra le luccicanti novità e i dischi più vecchi, la rarità sempre sfuggita all’occhio. Poi ci sono loro, i proprietari dei pochi negozi di alta fedeltà ancora rimasti aperti che sanno consigliare, in mezzo a mille uscite incolore, il disco sapido, quello che ti viene proposto tra mille altri perché c’è un rapporto di conoscenza diretta e di lunga data.

Allora ben venga il Record Store Day, a patto però – mi raccomando – di evitare almeno per questa volta l’acquisto online del disco reperibile semplicemente uscendo di casa la mattina presto col passo svelto in direzione della discoteca di fiducia.

A proposito dei piccoli negozi rimasti ancora aperti, a breve leggerete sulle nostre pagine una serie di speciali dedicati agli ultimi baluardi romani dell’alta fedeltà, con annessa intervista a quelli che ti chiedono, appena entri, che disco stai cercando.

Nel frattempo, buona caccia!

Di Maurizio Narciso

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