“Everybody Hurts”, i R.E.M. dicono basta

“Un saggio una volta disse che la cosa più importante quando si va a una festa è sapere quando è il momento di andare via. Abbiamo costruito qualcosa di straordinario insieme. E ora è tempo di abbandonarla. Spero che i nostri fan capiscano che questa non è stata una decisione facile. Ma tutte le cose hanno una fine e noi abbiamo voluto finire bene, a modo nostro”. 
Non danno spazio ad interpretazioni le parole di Michael Stipe sul sito ufficiale dei R.E.M.: dopo praticamente trent’anni la band statunitense ha deciso di chiudere i battenti lasciando anni ed anni di onorata carriera, migliaia di fan e rinunciando a quella che poteva essere una vita di rendita da rockstar sul viale del tramonto. Come emerge dal sito ufficiale del gruppo, nel quale tutti e tre i soci fondatori motivano la decisione, l’idea è maturata durante l’ultimo tour e non sarebbe dovuta – sempre secondo quanto emerge da canali “ufficiali” – da liti o incomprensioni fra i membri del gruppo:“A un certo punto ci siamo chiesti: ‘e adesso?’ – afferma Mike Mills. Ci siamo resi conto che queste canzoni sembravano disegnare una linea di questi 31 anni in cui abbiamo lavorato insieme. Sembra essere il momento giusto”.
Sembra essere quindi irreversibile la decisione della band di Athens (Georgia) che insieme ai Radiohead, agli Oasis, ai Blur e ai Coldplay ha maggiormente influenzato il panorama musicale degli ultimi vent’anni, e che sarà ricordata nella storia per intramontabili pezzi come Losing my religion, Everybody hurts e Man On the Moon.
Forse sono stati più onesti loro che, vista la scarsa vena creativa degli ultimi anni, hanno deciso di smettere, piuttosto che altri gruppi che continuano a sfruttare la musica come una fabbrica di soldi. Resta solo da vedere se saranno fedeli alla loro decisione o, un po’ alla Vasco Rossi per intenderci, il loro è un ritiro un po’ farlocco!

La Redazione

R.E.M.

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