Buñuel Live @MONK 03/02/2015

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Bisogna essere onesti: con i nomi in ballo i rischi erano pochi. È un po’ come per il gioco del calcio: quando i fuoriclasse giocano tutti, il risultato vincente e lo spettacolo vengono di conseguenza. E molto spesso questo discorso vale anche per musica, come dimostra il supergruppo Buñuel, il quale schiera niente meno che: alla batteria Franz Valente de Il Teatro degli Orrori, al basso Pier Paolo Capovilla – sempre de Il Teatro, alla chitarra Xabier Iriondo degli Afterhours, e alla voce Eugene S. Robinson degli Oxbow. Se i primi tre elementi sono già noti al mondo indie italiano e ne rappresentano dei beniamini molto amati ed illustri, soffermiamoci un attimo sul cantante. Eugene S. Robinson, americano, è fin dal lontano 1989 leader degli Oxbow, gruppo blues-hardcore a stelle e strisce dall’impressionante potenza sonica. Stando alle parole di Capovilla stesso, è stata proprio la graditissima presenza di Robinson a rendere concreta la possibilità di realizzare questo progetto e imprimere le sfrenate esperienze compostive su disco.

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Ne è nato così A Resting Place For Strangers; un vero è proprio concentrato di potenza sonora di valore qualitativo molto alto. Capovilla non vedeva l’ora di ritornare al basso come nei meravigliosi fasti della One Dimensional Man e quale compagno migliore di Valente? I due forniscono una base ritmica greve, compressa, impetuosa e Iriondo li accompagna con le sue sferragliate noise incisive come lame, il tutto sovrastato dalla recitazione possente e diabolica di Robinson, conosciuto da Capovilla proprio quando gli ODM hanno aperto gli Oxbow in Italia. Nove tracce che equivalgono a nove pugni nello stomaco. Colpi graditissimi, sia chiaro. Le parole del bassista rilasciate in una recente intervista a Rumore, sono altrettanto esplicite:

“Sì, è un disco molto diretto. Direi che si tratta di un disco molto delinquente. Buona la prima e molto ignorante. Inteso come termine non troppo negativo. Ha l’ignoranza dei dischi degli Hammerhead o degli Unsane. Anche dei Jesus Lizard.”

Con queste ottime basi, ci si aspettava un grande live. Così è stato. Il pubblico del MONK è pronto e le danze vengono inaugurate dai romani Jarman, visibilmente contenti nell’aprire la serata e nel dimostrarlo con una intensa miscela di post-rock. Un ottimo inizio.
Una decina di minuti e il meraviglioso trio di primizie rock italiano appare sul palco. Le casse iniziano a vibrare, le distorsioni si percepiscono, Iriondo inizia a turbare le corde della sua chitarra con l’archetto. Dalle nebbiose retrovie appare poi una montagna. Cappotto, guanti, cappello di lana: Eugene S. Robinson appare al pubblico romano e l’impatto fa davvero paura. La sua presenza scenica sul palco è clamorosa, un pilastro oscuro pronto a sbranare il microfono e devastare la platea con la sua voce proveniente dalle viscere della terra. Ha del nastro applicato sopra le orecchie: dobbiamo spaventarci? Stiamo per essere abbattati dall’urto degli amplificatori?
Brano su brano Robinson si spoglia di giacca e cappotto, mostrando la massa coperta di tatuaggi e soprattutto coinvolgendo i presenti con i suoi movimenti, un sorta di balletto da campione di pugilato colpito troppe volte dalla potenza delle note dei colleghi.

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Sul palco sale anche Kasia Meow per regalare con tutta la sua furia vocale il brano in cui appare in A Resting Place For Strangers, ovvero “Me + I”: uno dei momenti più devastanti e coinvolgenti della serata. Robinson continua poi a tenere tesa l’atmosfera con “Jesus With A Cock”, imponendosi come una vedetta oscena sulla prima fila.
Tra prima parte del live e bis i Buñuel hanno riproposto dal vivo tutte le nove tracce che compongono il pregevole A Resting Place For Strangers. Poco più di tre quarti d’ora di concerto: non tantissimi, ma di una concentrazione granitica. E forse per la salute dei nostri timpani va anche bene così. Il supergruppo porta a casa la vittoria con parecchi gol di scarto e le piena soddisfazione del pubblico pagante.

Di
Alessio Belli

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