Interpol live@Postepay Rock in Roma

Due sinuose mani di fanciulla intente a sfiorarsi. È la copertina di El Pintor, è lo sfondo della scenografia sul palco del Rock in Roma per il loro live. Parliamo degli Interpol ovviamente e del ritorno nella Capitale datato 2 Settembre 2015, a quattro anni dall’ultima data romana all’Atlantico Live.
Dopo la tappa di Firenze della sera prima (la seconda della quattro del mini-tour estivo nel BelPaese), ecco gli Interpol apparire puntuali alle 22:15, dopo la gradevole apertura dei romani About Wayne. Il Rock in Roma in quest’ultimo scampolo si è concesso due uscite indie di massimo livello, proponendo il 26 agosto i Tame Impala (osannatissimi) e questo mercoledì gli alfieri neri della nu new-wave. Oramai gli Interpol non hanno bisogno di presentazioni (visto il mio vecchio articolo sempre su Cheap Sound…) e in pochi istanti il pubblico riesce ad ammirare i loro paladini in forma smagliante: Kessler impeccabile nel solito completo scuro con tanto di cravatta, Banks in versione total-black in camicia e curatissimo capello all’indietro. L’eleganza e la classe – non solo musicale – è il loro marchio di fabbrica e i newyorkesi ci tengono a non deludere nessuno.
Pochi fronzoli, nessuna parola: le dita calcano i primi accordi e le bacchette premono sul rullante. Il pubblico applaude e si scuote compiaciuto: il brano di apertura è “Say Hello To The Angels”, caposaldo del leggendario esordio del 2002 Turn On The Bright Light. Kessler parte con i peculiari movimenti, accompagnando i frenetici riff delle sue chitarre, Paul Banks è possente nell’esecuzione statica e sentita del brano e Sam Fogarino si conferma ancora uno dei migliori batteristi in circolazione. La base ritmica è come al solito fenomenale con il già citato Fogarino e Brad Traux al basso, nonostante in El Pintor le parti di basso siano state suonate dallo stesso Banks dopo la dipartita di Carlos D datata 2010, alla fine delle session di Interpol.
Andiamo avanti proprio con l’ultimo album, infatti il pezzo successivo è “Anywhere” alla quale segue, con immensa gioia dei presenti, quell’altro classico chiamato “NARC” presente in Antics del 2004. Chi vede gli Interpol per la prima volta realizza subito il segreto del loro successo e del perché un manipolo fedelissimo di fan li ami alla follia: un’intensità ed emotività pari a pochi inserita in un contesto chitarristico e melodico magnifico. Gli Interpol non saltano e non si scompongono: presentano e offrono “solamente” la loro oscura anima rock. Il pubblico è carico ormai e Paul dispensa con perfetta pronuncia svariati e sorridenti “Grazie Mille!” e senza colpo ferire arriva uno dei pezzi più belli di El Pintor, “My Blue Supreme” e per lei le luci vertono totalmente sul colore del brano. Applausi e poi urla, poiché ecco l’intro di basso di uno dei cavalli di battaglia per eccellenza del gruppo: “Evil”. Cantata a squarciagola ed eseguita alla perfezione, la canzone sembra non voler cedere un millimetro nelle graduatorie nel cuore dei fan. La scaletta procede così con il recupero di grandi brani del passato, infatti da qui in poi dall’ultimo album arriveranno solo “Everything is Wrong” e “My Desire”.
Quando il rumore delle dita sui tasti annuncia l’esecuzione di “The New” (molto probabilmente il loro capolavoro assoluto) succede una cosa bellissima: il pubblico si ammutolisce. Sa che ora le cose si fanno serie e con religioso silenzio assiste all’esecuzione prima di scatenarsi insieme agli assoli e alle luci del palco. Sentitissima anche l’esecuzione di “Pioneer To The Falls”, prima brano del terzo disco Our Love To Admire, mentre è da k.o. la doppietta “Slow Hands”-“PDA”. Qui si possono ammirare gli Interpol al top dell’esecuzione live e il muro sonoro crolla con spietata bellezza sugli spettatori. È tempo di una pausa, è tempo dei bis: è qui inizia il mistero del breve finale …
Gli Interpol infatti risalgono quasi subito sul palco e fanno solo “Leif Erikson” (altra perla di Turn On The Bright Light) e con somma delusione del pubblico concludono il live. Non tutti la prendono bene, anzi. Onestamente anche io qualche altro brano me lo sarei sentito volentieri (“All The Rage Back Home”, “Obstacle 1”, “Roland”, “The Heinrich Manoever”) ma preferisco non dare tanto peso a questo episodio – la versione più accreditata è al momento un problema legato a Sam Fogarino – e mi godo ciò che c’è stato davvero: un grandissimo live di una band che con fierezza porta alto il vessillo di una musica che viene dal profondo dell’anima e che pochi si possono permettere di suonare.

Di Alessio Belli

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