Perché la fine di XL è la cosa migliore che potesse capitare

XL novembreIn questi ultimi giorni si è parlato tanto di XL e della sua probabile quanto plausibile chiusura, perlomeno nella versione cartacea, dopo otto anni di attività. Dopo essere resuscitata dalle ceneri di Musica, “la Repubblica dei (g)giovani” non rende più. E per quanto si possa ritenere, o comunque dar atto, ad XL di essere diventato, negli anni, un’importante vetrina nell’ambito della musica italiana, la sua chiusura non è un grosso macigno sull’evoluzione culturale del nostro paese, anzi: forse è un segno di rinsavimento da un oscuro decennio di incertezze. 

MIMETICO Era un po’ che non compravo XL, ma la notizia della sua probabile dipartita mi ha reso curioso, così decido di mollare 3,50 euri all’edicolante. Alla fine, con un cd in omaggio, si può fare.
È cambiato questo giornale. Mi ricordo ancora i primi numeri nel 2005: formato gigante, copertina quasi di plastica e due-trecento XL Vascopagine patinate. Mi ricordo che c’erano grosse foto di Vasco Rossi e che si parlava di band come i Coldplay, raccontando fatti determinanti come, ad esempio, il fatto che il bassista fosse “considerato quello bello” dei quattro. Erano altri tempi, l’antenato Musica era diventato troppo esile e antipatico, e a La Repubblica (dei vecchi) una sola cosa era chiara: quella parola – musica – avrebbe portato tutto tranne che incassi nel 2005. Così XL diventa un calderone glamour, un surrogato pseudo-intellettuale di Rolling Stone, con un pizzico di Vogue dentro, senza dimenticare l’antiberlusconismo militante.
Oggi XL è cambiato, ancora una volta dimostrando di non avere alcun midollo ne senso critico; per non parlare di alcuna minima parvenza di linea editoriale: questi sono i tempi degli hipster, dell’indie e dei bloggers. Così va via un po’ di patina, e XL si autoproclama unico vero diffusore di culture suburbane. Non solo musica infatti, culture.

PIAGNISTEI E SOLIDARIETÀ Sull’aereo, dunque, apro il giornale. E leggo le prime pagine. XL parte con una serie di editoriali. Non importa di cosa parlino perché alla fine finiscono sempre per parlare della crisi dello stesso giornale. L’editoriale di Luca Valtorta è una tortuosa filippica: prima fa un elenco infinito di artisti e gruppi a cui negli anni hanno dato spazio, ricordando ai lettori (e agli stessi artisti) che in qualche modo gli sono debitori, poi arriva al nodo centrale. Ora tocca a noi dare una mano ad XL. “La carta non finirà – dice – sarà fruita da meno persone disposte a pagare anche un prezzo più alto pur di avere la possibilità di approfondimento”. In pratica, caro lettore, devi aprire il portafoglio: tre euro e mezzo non bastano alla repubblicadeiggiovani. Un bel piagnisteo per XL ce lo regala anche Mika, ormai onnipresente nel ricordarci di come all’estero le cose funzionino, ed infatti di lui, fuori, non ne vogliono più sentir parlare. Il giudice di X-Factor con un temetto da quarta elementare cerca di darci qualche motivo per cui la chiusura dell’inserto di Repubblica sia dovuto al suo andare controcorrente.
Ma c’è poco da fare: nella pagina “Social Club”, già indifendibile per il titolo, si raccolgono alcuni commenti giunti in pronta solidarietà da Facebook. Qui vediamo XL per quel che è: mentre mi casca subito l’occhio sulla solidarietà grassettata ed ingrandita mandatagli dagli indipendentissimi Marta Sui Tubi, reduci dal festival di San-indie-remo, scorgo fra gli altri messaggi quello dei Bicchiere Mezzo Pieno. Infilato li, fra i tanti altri, temo che i redattori ignorino che si tratti di una band emergente; o forse non gli è andato giù il “malgrado le scelte editoriali” che apriva il loro post.

“INDIE” AUTORIZZATO Non è parso vero alla redazione di icselle quando scoprirono Fabri Fibra e Vasco Brondi. Ci erano capitati per caso sulla pagina de Le luci della centrale elettrica, probabilmente cercando qualche lotta operaia o vertenza sindacale di qualche decennio fa, e si sono illuminati: questa volta proponiamo noi qualcosa di nuovo.
Non l’avessero mai fatto oggi il giornale conterebbe la metà delle pagine: il nome di Brondi compare statisticamente ogni trenta parole, un po’ per ricordarci – e anche ricordarsi – che c’è stato, una volta, un disco che hanno promosso loro. Fibra compare meno, evidentemente non è stato abbastanza riverente nei confronti dei canoni etici della repubblica-dei-giovani.
Su XL di novembre la parola Indie compare già sulla copertina: “I Cani e tutte le nuove band”. Cominciamo bene: la rivista dell’indie italiano deve titolare con l’unico gruppo che conoscono anche gli over 70, di cui, ormai, ha parlato ogni singolo quotidiano, settimanale o blog italiano.
Ma non importa. Dentro al giornale riuscirò sicuramente ad appagare la mia voglia di musica emergente ed indipendente. Verso pagina 26 riuscivo a pensare soltanto a Vasco Brondi, ma ecco che arriva un articolo di musica, il primo: Elisa, scritto da Giuliano Sangiorgi. Lei fra le popstar italiane più blasonate, lui, in un modo o nell’altro, è sempre in mezzo, quasi ai livelli di Brondi. Vado avanti ma eccola che arriva, finalmente, la musica emergente: si parla di Appino (degli Zen Circus, emergenti da nove anni) fresco di Targa indie-Tenco; poi I Cani, l’unica band veramente indipendente che vende l’album con il marchio Universal sul retro, e i Julie’s Haircut che, come gli Zen Circus, sono emergenti dal ’94. Vogliono mettermi a tacere regalando venti righe ai Libra, che sono emergenti davvero, e per l’album che hanno fatto si meriterebbero ben altri spazi. Non mi basta.

ExitWellCRITICA SENZA CRITICA Dopo una lunghissima parte centrale a fumetti, seguita da articoli di nessuno sfondo musicale, arrivo alla zona-recensioni. Una parte che mi ha sempre divertito. La Repubblica dei giovani, per i ggiovani deve essere un faro, un selezionatore. Una valida critica la loro, con voti in stile Zecchino d’Oro indie che vanno dal 6 al 10, con un paio di 5 concessi soltanto all’autorevole (quanto venduto) Bertoncelli, ultimo baluardo di una critica destinata, per intercessione divina, a scomparire, e ad album del calibro di Katy Perry. Tutto il resto è meraviglioso. Sembra che a novembre 2013 siano usciti gli album più belli della storia. Non c’è da stupirsi, però. Un giornale che ha dato tanto spazio a Saviano quanto potrebbe meritare uno scrittore vero non può dare eccessive speranze nell’ambito del senso critico.

LA FINE Chi si stupisce dunque? Ma, soprattutto, chi si preoccupa della fine di XL? Certo la fine non si augura mai a nessuno, tantomeno a una rivista che tenta con tutte le sue forze di parlare di musica. Però si raccoglie quel che si semina. Centoquaranta pagine piene di parole come “giovani”, “glam”, “indie” e “nuovo” (senza considerare “Brondi) lasciano il tempo che trovano.
XL è il canto del cigno di una critica improbabile, dettata da modelli ininfluenti per la scena musicale. Per di più, XL vuole fare il ruolo della critica militante, in difesa degli indipendenti, ma non può far altro che alzare il prezzo di copertina e concedersi di volta in volta alle band più blasonate.
Non attacco loro tanto per difendere noi, che in quanto “blog” siamo considerati la feccia della critica musicale, per qualche motivo che sembra sempre troppo ovvio per essere spiegato, quanto per ragazzi che della musica emergente ed indipendente hanno fatto un lavoro da missionari. Penso ad ExitWell che esce fra mille problemi, senza il culo parato dagli editori dell’espresso, e riescono ad andare in pari con una rivista gratuita. Penso ad Indiecity, “fotocopiato in stile anni ’90”, mi scrivono, o ai ragazzi di Bomba Dischi che hanno aperto un’etichetta veramente valida senza essere sorretti da papà De Benedetti.
XL si lagna: non si sopravvive oggi parlando di giovani e musica, bisogna rivalutare la carta stampata, pagarla di più, bisogna sacrificarsi. E ancora una volta una branca di Repubblica non riesce a guardare in se stessa, a quello che pubblica e a quello che non pubblica; a cosa vende, a chi si rivolge. XL morirà e nessuno ne sentirà la mancanza: il loro giornale per tutti, alla fine, è sempre stato un insipido giornale per nessuno.

effebbí

1 Comment

  • Uno, nessuno, centomila…., si centomila perchè tante erano le copie di Xl che finivano in mano ai lettori, anche se non tutti lo leggevano in aereo come te, caro fb.
    Cercavo notizie sulla chiusura di una rivista che ho avuto la fortuna di leggere dal primo numero è invece ho avuto la sfortuna di imbattermi nel solito frustrato…
    Pazienza, andrà meglio la prossima volta, magari anche a XL e a tutti i suoi lettori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *