Rome Psych Fest @Monk 14/05/2016

Dall’assolato Texas, epicentro del fenomeno, alla primavera capitolina il passo non è proprio breve…sarà per questo che con un ritardo di qualche anno rispetto ad altri grandi palchi, l’ondata di psichedelia contemporanea sbarca a Roma per una “all in one night”.

Sabato 14 maggio, la cornice del Monk, l’evento è la Preview del Rome Psych Fest: due palchi (Lupo e Lupertola), quattro ore abbondanti ed ininterrotte, ad alternarsi cinque band che del rock psichedelico hanno saputo declinare le più diverse sfumature, accendendo sicuramente curiosità ed aspettative per il main event previsto per Ottobre. Preview all’insegna della scena psych tricolore: Giöbia, Weird Black, Wow, Sonic Jesus e Go!Zilla.

Aprono i Weird Black: Luca Di Cataldo (voce e chitarra) e Giampaolo Scapigliati (basso), entrambi ex Holidays, Alessandro Totò (batteria) e Edoardo Castroni (guitar, synths), mettono insieme una performance fresca ed ironica in chiave psych-folk. I suoni sono essenziali e coinvolgenti, preziose le dinamiche di basso, le chitarre a tratti quasi caraibiche richiamano suoni vintage dei primi anni 60.

La loro esibizione intreccia ambientazioni oniriche da eccesso di peyote, quasi grottesche e naif, confermando una particolare attenzione ai testi, farciti di giochi di parole, tratto distintivo dell’attitudine psych. La scelta della track list dei Weird Black snocciola diversi brani tratti dall’ultimo disco, Hi Brazil (We Were Never Being Boring, 2016), in una successione accattivante che in poco tempo appassiona il pubblico, via via più numeroso:

– Winding Days Ibalba

– Moontrees

– Nictophobia

– Despite The Gloom

– Hercules The Liger Night Blues

– I Worship You And The Ground You Walk On

– In Town

– A Theory Of Everything

– And You Are Lost

– Day’s A Phobia

– Matcha 2 nd Bloom (chicca uscita per l’occasione)

– Our Lies Are True

I Weird Black dimenticano l’iniziale emozione in poche tracce: interagiscono con il pubblico, abbattono ogni distanza fisica ed emozionale con incursioni tra le prime file, tanto da meritarsi il più appassionato e diretto applauso della serata, portando a casa un ottimo risultato.

Il cambio di scena è fulmineo ed il gap stilistico evidente: sul “palco Lupo” i Giöbia, quartetto milanese in attività dal ’94 con all’attivo tre album e numerosi palchi europei, ci catapultano in ambientazioni più decise che richiamano il lato più scuro della psichedelia e dell’acid rock. La loro trama musicale è complessa, intreccia space rock, prog, mantra esotici in una performance ipnotica, tra ambientazioni ora spigolose e stridenti da “bad trip” seguite da parentesi più fluttuanti e ed evanescenti, dovute anche all’eccesso di “effetto fumo” che li ha nascosti per un paio di pezzi. La scaletta dei Giöbia è un viaggio tra chitarre poderose, linee di basso e batteria sostenute e dritte, abbondanti delay, loop ipnotici, echi sciamani e lunghi intro strumentali: in poche battute la performance svuota i divanetti del Monk e ammassa tutti sottopalco avidi delle loro sonorità.

– This World Was Being Watched Closely

– The Pond

– Lentamente la luce svanirà

– Devil’s Howl

– Introducing Night Sound

– Sun Spectre

– Electric Light

– Can’t kill

Dei Giöbia colpisce il magnetismo: non c’è scampo dal richiamo della voce minimale, a volte distante di Bazu e del suono del suo bouzouki, protagonista di un finale esplosivo, in cui si concede divertito alla trincea di fotografi con piglio da puro animale da palcoscenico.

Pochi secondi ed il mix di punk- garage e tocchi surf dei i fiorentini GO!ZILLA risuona dal palco Lucertola: un power trio poderoso, in bilico tra i ’90 e i ‘60. Luca Landi (chitarra e voce), Mattia Biagiotti (chitarra e voce), Fabio Ricciolo (batteria) e Niccolò Odori (Synth e percussioni) insieme in questo progetto dal 2011 hanno alle spalle già quattro album e davanti un serie di tappe estive che li porterà (di nuovo) in giro per l’Europa. Per proporsi sul palco romano dello Psych Fest scelgono canzoni di impatto con suoni garage, pieni e ritmi sostenuti, di quelli che fanno sudare:

– Xilitla

– Looking In The Mirror

– I Hate All The Time

– Hiding Away

– Gambling With The Crocodile

– Magic Weird Jack

– Get Me Out Of Here

– Pollution

– Roswell N.M.

E l’impatto c’è stato e il pubblico eterogeneo del Monk ha assorbito l’energia: fronte palco assiepato e pogo finale hanno reso il chiaro messaggio che i GO!ZILLA hanno fatto centro pieno con il loro sound sincero e pieno, chiudendo le esibizioni sul secondo palco (anche in tre avrebbero riempito il main stage tanta la loro energia).

Giusto qualche minuto di silenzio, oro per timpani ipersollecitati da quasi tre ore di musica a volumi importanti, ed ecco che sul palco appaiono i WOW, come elfi delle foreste immersi nel verde apparso dal nulla. Il trio romano ha colto l’occasione per presentare il nuovo lavoro Millanta Tamanta (42 Records, 2016) titolo ispirato dalle Favole al Telefono di Rodari. Ambientazioni oniriche, nenie, ritmi ipnotici dei Sixties, interrotte da picchi più energici, fino a lambire ritmi punk e garage, tutto in italiano a sancirne l’eleganza e la rarità. La track list scelta contiene tutte le tracce in italiano del nuovo lavoro e qualcuna delle loro precedenti hit:

– Aria

– Ah Ah Ah

– Le Mie Manie

– Il Mondo

– Il Caldo

– Arriva Arriva

– Bianche

– Millanta Tamanta

– Il vento

– Amore

– La Gelosia

– Dove Sei

La performance degli WOW è nel complesso elegante e di livello, apprezzata da buona parte dei presenti, nonostante l’orario ormai avanzato. Devo ammettere che conoscendoli poco e preferendo altri tipi di suoni, ho fatto un po’ fatica a seguirli con attenzione per tutta la performance.

Ultimi in scaletta i Sonic Jesus, la classica bomba finale! Volumi sostenuti, ritmi tra rock e post-punk, chitarre davvero cariche, giri di basso da pelle d’oca e una batteria PO-DE- RO-SA! Questi “ragazzacci” della provincia di Latina insieme dal 2012, hanno rianimato la platea a suon di delay e distorsori, ritmi dritti, dinamiche elaborate, voce potente ed essenziale, in un mix di suoni psych- sixties con incursioni shoegaze, garage spingendosi fino al folk. La performance si muove per lo più sui pezzi di Neither Virtue Nor Anger (Fuzz Club Record, 2015), soprattutto per la componente più “scura” del live:

– Telegraph

– Sweet Suicide

– Triumph

– Monkey On My Back

– Never In My Mind

– Reich

– It’s Time To Hear

– Lost (reprise)

– Lost

I cinque co-capitanati da Tiziano Veronese e Marco Baldassari, chiudono il Rome Psych Fest con uno show energico e dinamico, apprezzato dal pubblico ormai inebriato da quattro ore di live set. Per me, del partito della giacca di pelle a vita e dei bassi poderosi, non poteva esserci conclusione migliore… e vederli dal vivo per la prima volta è stata una totale conferma positiva. Soddisfatta e con un paio di cd in borsa saluto la Lupertola, animale mezzo lupo e mezza lucertola, simbolo della manifestazione che campeggia sulla parete del Monk: l’appuntamento è per i primi di Ottobre con il primo ufficiale palco del Rome Psyche Fest.

 

Foto di Elisa Scapicchio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *