BetterCallBelli #17 | My 31 Songs

Oggi compio 31 anni: il pretesto perfetto per una puntata speciale di Better Call Belli, nel segno di un libro a cui sono molto legato e di tanta bella musica.

Cari lettori, devo dirvi che non vedevo l’ora. Amo i festeggiamenti e amo la musica, altrimenti non sarei qui a perdere tempo con voi con Better Call Belli, la rubrica che consiglia, segnala e approfondisce le realtà e gli aspetti più interessanti e significativi del paranorama musicale e culturale  indipendente italiano e straniero. Come saprete, un mio modello è sempre stato il buon Nick Hornby, le cui opere (soprattutto le prime) rappresentano alcune delle letture più stimolanti ed emozionanti mai fatte. Una di queste è 31 Songs, in cui il Nostro presenta, alla sua maniera, 31 brani per lui molto significativi. Hornby nel libro non è interessato a correlare le canzoni con dei ricordi: si “limita” a spiegare – anche se poi, tante cose meravigliose nascono senza una ragione specifica – il motivo per cui quelle canzoni siano le più ascoltate della sua vita e perchè il loro ascolto sia così radicato. Io ho cercato una via di mezzo: ci sono i brani più belli associati ad un periodo, un ricordo, una persona, un pensiero. Mancano momenti –  qualcosa tratto da Deathconsciousness degli Have A Nice Life o A New Error dei Moderat  – che non hanno la minima correlazione temporale o affettiva; ho semplicemente ascoltato e detto: “Sarà mio per sempre.” Come mancano passaggi non proprio epici a cui lego invece tantissimi momenti: durante le  vacanze, le feste, le sere con gli amici, il via-vai di tutti i giorni o i momenti di intimità con una ragazza spesso non hai tempo di mettere Power, Corruption e Lies dei New Order, ma ti accontenti di ciò che passa la radio e il gioco è fatto. Ci sta’. Come ci sta’ l’assenza di tanti nomi importanti: non riuscirei a fare la lista esaustiva nemmeno per il compleanno dei miei duecento anni. Ho fissato negli ultimi giorni la mia libreria, la collezione di dischi e vinili, i poster, le playlist su Spotify e passato ore ed ore in meditazione trascendentale alla Lynch per ricordare la mia esistenza musicale. Dovrebbe esserci tutto.

PS

E’ stato un 2017 musicalmente magnifico: speriamo che il 2018 sia anche meglio. Buon feste.

1)

Sunn O))) & Scott Walker

Inizio con due nomi – e numi – a cui tengo particolarmente, approfittando della loro collaborazione del 2014 – Soused – per citarli insieme. Scott Walker negli anni è diventato un punto di riferimento assoluto: non dimenticherò mai la prima volta che ascoltai Tilt, il  “mostruoso” capolavoro e – per mio modesto parere – uno dei più grandi dischi della storia della musica. Fu una notte in cui – cosa rarissima – mi svegliai di colpo a causa di un incubo molto vivido, molto probabilmente dovuto al fatto che avevo esagerato col bere prima di coricarmi – cosa meno rara:  scelgo così di riprendere sonno ascoltando un po’ di musica e finalmente mi accosto al mondo dell’enigmatico e leggendario Walker. I primi secondi di “Farmer in The City” mi sconvolsero, davvero. Il modo in cui cantava:

“Do I hear 21, 21, 21?
I’ll give you 21, 21, 21
Do I hear 21, 21, 21?
I’ll give you 21, 21, 21″,

la forma dei brani, le potenza delle melodie. Non presi più sonno e passai la notte a sentire l’album. Fu l’inizio di un amore mai appassito. Il drone-metal dei Sunn O))) invece è una relazione più recente, dovuta al mio bisogno di andare sempre oltre, di cercare forme artistiche ed espressive sempre più estreme: e devo dire che il buon Stephen O’ Malley riesce spesso a placarmi, con i suoi rituali neri di chitarre intente ad abbattere il muro del suono ed evocare demoni. Ondarock gli ha dedicato una monografia battezzandoli I Sacerdoti Neri del Drone: lo trovo un titolo perfetto.

 

2)

Bill Callahan, Eid Ma Clack Shaw

Bill Callahan è il cantautore vivente a cui voglio più bene. Lo immagino spesso isolato e perso in quei paesaggi che  fanno da cover ai suoi dischi e  lo invidio. Fammi chiudere un paio di cose qui a Roma Bill, e seguirò le tue orme molto presto. Il suo non è un isolamento nichilista o di rifiuto-rigetto: è la necessita di vivere in serenità con le cose che ama e che reputa importanti. Un’atmosfera capace di creare dischi immensi, periodo Smog – ovviamente – compreso. Ho scelto questa canzone poiché mi ricorda i pomeriggi estivi di qualche anno fa, nel momento di massima calura della giornata, il sollievo dell’ombra, dello stendersi e chiudere gli occhi e sentire versi del genere:

“Love is the king of the beasts
And when it gets hungry it must kill to eat”

La pace.

3)

Sun Kil Moon,  I Watched The Film The Song Remains The Same

Puntatemi una pistola alla testa – con un minimo di preavviso – e chiedetemi: “Qual è la più bella canzone della storia della musica?” Rispondo in un attimo. Questa. Kozelek in questo monumento di dieci minuti parla di come tutto è iniziato quando era un bambino (colpa dei Led Zeppelin), della sua vita, della nascita e crescita di quella parabola battezzata Red House Painters. Fino ad un verso che mi mette i brividi ogni volta che lo ascolto:

“And now when I watch The Song Remains the Same
The same things speak to me that spoke to me then.”

Come a dire: sono coerente con il mio destino, questo è quello che sono e che sarò sempre.

Grazie Mark.

4)

Massimo Volume, Litio

“Torno sempre a te.”

5)

The Smiths, How Soon Is Now 

La mia canzone preferita.

“I am human and I need to be loved”

Serve altro?

PS

Morrissey è Dio. Accettatelo.

6)

Afterhours, Grande 

La Mia band italiana. Poco da fare. Sono cresciuto e maturato con loro e sentire dopo tutti questi anni  come e cosa  canta Manuel Agnelli in questo brano ha scosso il mio cuore e rinsaldato ulteriormente il legame, qualora ce ne fosse stato bisogno.

“Avevamo un patto io e te.”

7)

Interpol, Roland 

Lisbona, 2010: un enorme cartello pubblicitario sponsorizza l’arrivo degli Interpol in città. Alla FNAC  trovi il loro omonimo nuovo album su tutti gli scaffali, ma io spendo cinquanta euro per R.E.M. live at the Olympia e In Rainbows. Dico vabbè, gli Interpol me li sento bene quando torno a Roma. Detto fatto ed eccomi ancora fortemente legato agli alfieri della nu-wave oscura ed elegante di New York. Della scena indie attuale, gli Interpol rimangono la mia band preferita e il loro Turn On the bright Lights è uno dei miei dischi della vita.

8)

David Bowie, Outside

L’anno ero a Berlino, la città a cui sono più legato dopo Roma. Passeggiavo per Tiergaten e Alexanderplatz con Heros e Low in cuffia e fatico a trovare parole per descrivere le compiutezza di quel momento. Finito il soggiorno nella capitale tedesca, diretto verso Varsavia, a tenermi compagnia c’era 1. Outside, capolavoro incredibilmente sottovalutato del Duca degli Anni ’90, con i fari ad illuminare la strada, come nell’intro di Strade Perdute di Lynch in cui è presente questo brano.

“The music is outside”

Grazie di tutto David, ti voglio bene.

9)

Lana del Rey, National Anthem – Father John Misty, Holy Shit

Anche Nick Hornby ricorre a volte nel libro al “salvagente” dell’inserire due nomi nella stessa posizione: io lo faccio solo perché i due oltre ad essere amici e colleghi, sono – rispettivamente nel campo female and male –  le mie anti-star preferite, quelle che con i loro dischi magnifici ORA mi emozionano di più.

10)

Duran Duran, Rio

Lo sapete: sono un patito irrecuperabile degli Anni ’80. Tutti i miei generi di riferimento (alternative, wave, post-punk, noise, hardcore) hanno le radici li, come potrete constatare nei brani precedenti e in quelli a venire. Ma non ho mai smesso di celebrare anche la parte (synth) pop della decade. Rio dei Duran Duran come caposaldo colossale, ma anche Orchestral Manoeuvers in the Dark, Talk Talk, Tears for Fears, Pet Shop Boys. Delorean, quando vuoi passare per un giro nel passato, sai dove lasciarmi.

11)

Beastie Boys, Intergalactic

Da bambino – ma non è che l’idea mi abbia completamente abbandonato – volevo lavorare negli X – Files con Fox Mulder e soprattutto con Dana Scully: ergo, avevo sempre con me un registratore a nastro portatile che usavo – vista la mancanza di fenomeni paranormali al Quadraro – per registrare le canzoni direttamente dalla televisione quando passavano i video di Mtv. Su Intergalactic dei Beastie Boys mi esaltavo come pochi, sperando nessuno entrasse nella mia cameretta e ammirasse i miei goffi tentativi di imitare le mosse della band. I tre newyorkesi rimangono tra i pochi amori musicali dell’infanzia il cui legame non è mai cambiato durante gli anni e la recente dipartita di MCA mi ha molto addolorato. Ma per me nessuno fermerà mai quei tre ragazzacci ebrei di Brooklyn.

12)

Antonello Venditti, Sora Rosa 

Non avete idea delle battaglie che ancora combatto per fare giustizia sull’amato Antonello. Prima premessa: è l’unico artista che ho editato dagli ascolti della mia famiglia. Mio padre, nei lunghi viaggi in macchina che ci portavano da Roma nella Val di Sole in Trentino, era capace di sentire solo cassette di Venditti, spesso solo la stessa, l’ultima uscita. Nessuno si è mai lamentato, anzi. Seconda premessa: si, poi Venditti è diventato commerciale mentre De Gregori e Guccini bla bla bla bla: sono solo gelosi. Guardate i dischi di Venditti negli Anni ’80 e imparate come si fa il pop di qualità. Anni ’90 sufficienti con momenti molti buoni, ultimi 17 anni in cui si salvano cinque canzoni. Ovviamente il Venditti di riferimento  è  per me è il primo: quello che sperimenta solo voce e piano in Le Cose della Vita – l’esordio – e scrive canzoni come questa, presente nel Lato B di Theorius Campus pubblicato insieme a De Gregori. L’affetto “famigliare” e le canzoni che ha fatto mi legano a questo artista come pochi altri. Pensate se fossi stato romanista…

13)

Fabrizio De Andrè, La Bomba in Testa 

Un giorno all’Università La Sapienza di Roma, facoltà di Lettere, venne Paolo Villaggio e ci intrattenne con tanti racconti e ricordi: uno riguardava Fabrizio de Andrè. Si commosse nel raccontarci gli ultimi giorni di Faber e di una richiesta che il cantautore fece a Villaggio in prossimità della dipartita: “Non fare in modo che mi ricordino solo come un cantautore, ma come un grande poeta.” Quello che poi è avvenuto.

14)

Oasis, Hey Now

La scena è questa e penso l’abbiano vissuta in molti: entrata dell’istituto superiore (nel mio caso l’ITIS tecnico-industriale Galileo Galilei, lo stesso di Lucio Battisti), lo sguardo complice e la famosa frase, spesso (quasi sempre) pronunciate da me, in dialetto romano: “Ragazzi, oggi non si entra, vero?” Quello che facevo dopo aver fatto sega a scuola – che non dico per rispetto delle leggi vigenti – aveva spesso, anzi, quasi sempre, come colonna sonora gli Oasis. Il lettore cd portatile che girava tra i banchi e i compagni quando eravamo in giro ha letteralmente consumato What’s the Story, Morning Glory? e i fratelli Gallagher – bei tempi quando andavano d’accordo – erano i nostri modelli di vita. Crescendo le posizioni si mitigano e i modelli cambiano, ma certe emozioni no: girare per la propria città libero e giovane canticchiando Hey Now con i propri compagni di malefatte è un ricordo che custodisco gelosamente.

15)

Nick Cave, I Need You 

“When you’re feeling like a lover, nothing really matter anymore.”

One more time with feeling, Nick.

16)

Leonard Cohen, Famous Blue Raincoat 

Roma non è la New York di questa canzone, ma spesso ci si avvicina. A livello testuale non esiste concezione artistica più pura e dignitosa di questa, per non parlare della performance di Cohen. Non conto le volte in cui sono tornato a casa da solo, con il bavero alzato e la notte appena passata ancora addosso e questa canzone nelle orecchie.

17)

The Beatles, Eleanor Rigby

La mia felicità. Il mio studio e tuffo nel mondo dei fab four arrivò al massimo compimento quando il 09/09/09 uscì il loro boxset con tutta la discografia ed extra ed io fui felicissimo di consegnare il mio stipendio al cassiere del negozio di dischi. A tutt’oggi credo che la parabola dei Beatles sia tra le storie più belle ed emozionanti del ‘900. Quattro ragazzi di Liverpool non proprio agiatissimi – due dei quali legati dal lutto materno – che poco a poco regaleranno al mondo della musica i suoi momenti più alti. Penso spesso a cosa volesse dire per un ragazzo ascoltare quelle frasi per la prima volta, ballare e scatenarsi insieme a loro. Nel libro di Ian MacDonald, si racconta di quando uscì Sgt. Pepper  e i possessori del vinile lo mettevano sul giradischi e aprivano le finestre e le porte di casa per farlo sentire a chi non ce lo possedeva. Ho scelto questa canzone per i motivi scritti qui, ma davvero sceglierne una a cui sono più legato è impossibile.

18)

The Vaccines, All in White

Una canzone di importanza vitale. Ora vi racconto. Estate 2011, mi sono laureato da poco, ho un buon lavoro, ma devo ancora capire che indirizzo chiaro dare alla mia attività giornalistica. Ho pubblicato il primo libro, già scrivo per ottime realtà, ma cosa mi qualifica, chi sono, di cosa mi occupo principalmente? Sono in un affollato locale dietro il Colosseo e in televisione, sintonizzata su una Mtv Americana, ecco il video dei All in White dei The Vaccines. Fermo la cameriera e  le chiedo una penna: sul retro del sottobicchiere scrivo nome della band e titolo del brano. Ecco di cosa mi sarei occupato. E di cosa mi occupo adesso.

19)

Neutral Milk Hotel, King of Carrot Flowers Pt. 1-3

Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene. 

20)

The National, Blodbuzz Ohio

Viaggio in macchina, si tornava da un festival, era il 2011 e il mio amico alla guida – parlando degli Interpol – mi consiglia anche l’ascolto dei The National. “Chi?” domando. “The National.” “Ok: torno a casa e spizzo.” Lo ricordo come se fosse ieri: il primo video di YouTube che venne fuori fu Blodbuzz Ohio. Amore a prima vista. Visti dal vivo a Roma due volte, nella doppietta che fecero all’Auditorium. Il primo rimane uno dei concerti più belli della mia vita: durante About Today (!!!) una ragazza a qualche posto sotto la cantava mentre le lacrime le inondavano il viso. Poesia. Il secondo – nonostante la prima fila e gli abbracci e le pacche al buon Matt – fu una delusione totale. Vette e tracolli: in amore e così, ci sta’. Dormi bene Bestia.

21)

Noir Desir, Le Vent Nous Portera

Anche qui siamo ai massimi livelli. Prima di Torrent, Napster, EMule, lo steaming e compagnia bella, se volevi un disco, o lo compravi o acquistavi la sua versione masterizzata in vendita sulle bancarelle della affollata e viva Via Tuscolana. Ipnotizzato dal video di  questa canzone – il più grande anti-tormentone estivo di sempre – acquistai al negozio di dischi – le bancarelle avevano solo Hit Mania Dance, strano – des Visages des Figures passando l’ennesima estate musicale  alternativa. Ad anni di distanza amo ancora molto i  Noir Desir e ogni tanto mi chiedo come se la passi Bertrand Cantat, e nonostante le colpe tragiche di cui si è macchiato, spero abbia trovato un po’ di pace.

 

22)

Rammstein, Frühling in Paris

Davanti a tutte le critiche e i luoghi comuni che vi tireranno in ballo davanti i Rammstein, rispondete così. Uscirete vincenti da ogni discussione.

 

Marilyn Manson, Third Day Of A Seven Day Binge

Adesso che divide il monitor con Bonolis e Morandi, so che fa’ sicuramente meno effetto, ma quando ero adolescente posso davvero assicurarvi che Marilyn Manson era la cosa più vicina in circolazione all’Anticristo. Una caratterizzazione mediatica forzata che ha provocato sia tanto rumore sia tanto riscontro commerciale e di pubblico al Reverendo. Alle medie, giravano le voci che Manson avesse una lampada a casa fatta con il braccio di un cadavere e che si fosse fatto togliere le costole alla D’Annunzio: eravamo ad un passo dalla (comica) follia. Ricordo di averlo visto in diretta ad un Mtv Music Awards ricoperto di fango – o qualsiasi cosa fosse – con solo capello da cowboy e perizoma: epico. Sgonfiata la bolla, Brian Hugh Warner – dopo il carino The Golden Age of Grotesque, una delle sue tante scelte estetiche-provocatorie – ha prodotto dei dischi osceni ed è finito quasi nel dimenticatoio. Fino al 2015, anno della rinascita con il capolavoro The Pale Emperor . Un’artista maturo, libero di concentrasi sulla musica e concentrato solo sulla musica. Adesso la linfa iconoclasta è tornata con il bel Heaven Upside Down ma devo dirvi che  – a malincuore, dopo averlo anche visto e fotografato questa estate live al Rock in Roma – oramai il brivido è passato. Adesso se dici di ascoltarti Manson non provochi la minima reazione, prima – soprattutto se eri adolescente – citarlo tra i tuoi artisti preferite poteva causarti una scomunica. Bei tempi andati…

24)

Depeche Mode, Freelove

Dove eravate il 25 giungo 2017? Io coronavo un sogno allo Stadio Olimpico di Roma.

25)

Joy Division, Atmosphere

Il culto supremo. Scrivo questo pezzo che è domenica mattina, 18 dicembre. Davanti al computer su cui sto scrivendo il mio stereo espande Still, la raccolta postuma.

“This is the way, step inside”

Lo faccio ogni giorno, caro Ian.

26)

Swans,  Bring The Sun/Toussaint L’Ouverture

Gli Swans fanno parte di quel discorso anticipato con la prima traccia dei Sunn O))). Per quanto riguarda la band dello Sciamano Michael Gira tutto nacque con le entusiastiche recensioni che accompagnarono il ciclopico The Seer del 2012. Ero quasi spaventato dalla nomina e dall’aurea mitica che circondava la band e devo dire che l’impatto con quel mostro sonoro mi fa tutt’oggi sussultare (soprattutto i timpani). Ho avuto l’onore di vedere la band due anni fa all’Orion e ringrazio Dio per essere sopravvissuto. La band più pesante sulla faccia della Terra. Vero.

27)

Nirvana, Heart-Shaped Box 

La cosa più vicina al punk che ho potuto vivere  è stata l’adolescenza con i Nirvana nelle orecchie. Per il compleanno dei quattordici anni mi feci comprare una chitarra elettrica: primo obiettivo? Suonare Smell Like Teen Spirits. Non ho idea di che fine abbia fatto quella chitarra elettrica – molto punk, vero? – ma a tutt’oggi Kurt Cobain è il mio angelo custode.

28)

Pixies, Gigantic 

My big big love.

29)

Radiohead, The National Anthem

Ricordate quei viaggi con la mia famiglia per andare in vacanza in Trentino ? Bene: a quattordici anni ci sono io che mi “scindo” dalla mia famiglia mettendomi le cuffie e inserendo nel lettore cd Kid A dei Radiohead. 

Fu l’Anno Zero.

30)

U2, Electrical Storm

The best thing that ever happened a boy.

31)

R.E.M., Lotus

Dicembre 1998. A breve farò tredici anni. Tante cose stanno cambiando e altrettante scoperte allietano la mia crescita. In televisione c’è Mtv, alle 20:00 puntuali il venerdì inizia Hitlist Italia, condotto da Giorgia Surina. Sono nella mia cameretta, sto facendo altre cose, ma ricordo precisamente il lancio di Lotus, nuovo singolo dei R.E.M., tratto da Up, l’ultimo album. Fu il colpo di fulmine, l’inizio di un amore che ha segnato – e ringrazio Dio ogni giorno – la mia vita. Non avrei potuto sperare in una colonna sonora migliore. Finita scuola, come regalo per la promozione, chiesi a mia madre la cassetta di Up. E’ ancora li. Un giorno vi racconterò tutto il resto. Magari al prossimo compleanno.

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