BetterCallBelli #20 | Southern Gothic

L’uscita del nuovo disco di Dylan Carlson, Conquistador, permette di dedicare il ventesimo appuntamento di Better Call Belli ad un tema, anzi un (sotto)genere, a me molto caro: il southern gothic. Con la concomitanza della Stagione Calda, tra lugubri paludi e sinistri omicidi, ecco una panoramica, tra musica, cinema, libri e serie tv…

Dylan Carlson è un musicista proveniente da un altro mondo. Meglio: è un musicista che ha creato il suo mondo. Lo ha sempre fatto con gli Earth, ma ora il chitarrista americano si stacca momentaneamente dalla band e da Drcarlsonalbion (precedente alter ego  per i progetti solisti) e firma con nome e cognome la “colonna sonora di un western immaginario.” In copertina sua moglie Holly, in uno scatto della bellezza anch’essa fuori dal tempo, mentre all’interno, a tenergli compagnia, c’è un’altra donna (alla chitarra): Emma Ruth Rundle.

Conquistador è poco più di mezz’ora densa di chitarre composte da corde sporche come i deserti aridi della frontiera e accordi lenti e rugginosi come vecchie pistole. Un intenso viaggio fatto di sole accecante, rotaie incandescenti e distese senza limiti, molto vicine alla ambientazioni dei western depravati e violenti di Sam Peckinpah. I tempi sono dilatati, l’aria rarefatta e tra scorpioni in bocca e cavalli spogliati dei loro zoccoli, il buon Carlson ci conduce in un altro dei suoi indimenticabili universi sonori. Niente di nuovo se consideriamo le produzioni degli Earth (basti guardare la copertina di Hex; Or Printing in the Infernal Method del 2005 o del successivo Hibernaculum del 2007 per capire la contiguità di questi lavori), eppure anche in questo caso cuffie grandi e occhi chiusi e il piacere è garantito.

Ora, una delle cose che più mi piace di Bandcamp è la possibilità di concedere a chi acquista un disco sia di apparire nella voce Supported By, sia di lasciare un commento. Se andate a leggere cosa hanno scritto sotto Conquistador troverete in tutti la presenza di un  minimo comune denominatore… Cormac McCarthy!

Ecco il pretesto perfetto per collegarci al Southern Gothic:  visto l’arrivo del grande caldo magari qualcuno vuole immedesimarsi nelle torve avventure dei protagonisti di questa narrativa.

La premessa: parlare di un sottogenere così amplio e sfaccettato e presente in più arti richiederebbe quindici articoli (e avremmo trattato solo una parte della questione); in questo appuntamento mi limito a fornire qualche input su ciò che più apprezzo di tale scenario sperando possa conquistare anche voi, facendovi conoscere qualcosa di cui forse non eravate al corrente e/o presentarvi qualche novità stimolante.  Nessun fine didattico, solo condivisione!

Tornando a noi: per chi non lo sapesse, il genere nasce come classificazione letteraria per tutti quei libri ambientati nel… bla bla bla. Stavo diventando pedante! Preferisco citarvi direttamente cosa ha scritto Jamie Kornegay, scrittore che sull’argomento ne sa qualcosa. La fonte è questo bell’articolo qui, in cui cita i suoi 10 libri di riferimento del genere:

So what is Southern Gothic? It’s not just Southern vampires and trailer park mayhem. These are sophisticated stories shrouded in darkness and mystery, set in an old mannered South that has soured. The mansions are gray, and there’s something not right about the residents. There may be magic and illusion. There is death, most certainly, and bad behavior committed by the righteous. There is God and the Devil, standing in the muddy, snake-swarmed baptismal river, holding hands.

La lista di Kornegay – per quanto non citi un capolavoro di cui parleremo a breve – è composta dai grandi classici imprescindibili: aggiungo solo qualche titolo che amo particolarmente e che credo possa intrigarvi. In primis, non posso non citare il mio venerato Joe R. Lansdale: la saga di Hap & Leonard è tra le esperienze letterarie più entusiasmanti che abbia mai provato, merito di un talento narrativo mostruoso, dialoghi indimenticabili, azione e quel tocco di maliconconia e pessimismo capace di rendere il tutto ancora più prezioso. Vi consiglio tantissimo anche l’avventura di un personaggio capace nel giro di poche pagine di rubarvi il cuore: CW Sughrue, investigatore del Montana, barman in un topless bar a tempo libero. Il libro è L’Ultimo Vero Bacio di James Crumley e ci mostra  Sughrue alla caccia di uno uno scrittore fallito prossimo al collasso: a  complicare le cose – come sempre – ci penserà la vicenda di una ragazza scomparsa dieci anni fa. In bilico tra southern gothic e Chandler, L’Ultimo Vero Bacio è una chicca letteraria mai celebrata abbastanza, anzi!

Eppure per il sottoscritto il genere southern gothic è soprattutto visivo. Immagini e fotografie. Instantenee di una terra fuori dalle logiche e le mode attuali. Sono molti i saggi e articoli (qui trovate uno dei più interessanti) su quest’estetica, mentre il sito Artsy raggruppa egregiamenti tutti i massimi esponenti: lustratevi gli occhi, qui – fortunatamente – le parole non servono. La prima cosa a cui penso quando sento o leggo southern gothic? True Detective, prima stagione. Nic Pizzolato, autore della serie, già aveva sondato il terreno con il romanzo Galveston: stava pensando ad un degno seguito quando le cose gli sono sfuggite di mano e il libro è diventato l’ormai leggendaria serie tv. Il ritrovamento del cadavere della ragazza, le allucinazioni di Rusth Cole, i viaggi in macchina tra le bayou, la chiesa abbandonata e tutto ciò che ha a che fare con il Re Giallo di Carcosa sono la versione moderna e ai massimi livelli di potenza del southern gothic: poesia.

Subito dopo Angel Heart di William Hjortsberg,  il classico non citato nella lista di Kornegay, alla base di una trasposizione cinematografica clamorosa diretta da Alan Parker con Mickey Rourke (quando aveva ancora una faccia e faceva l’attore) nel ruolo di mitico Harry Angel e Robert De Niro nel ruolo di… lo capirete alla fine. Grazie a delle intelligenti variazioni rispetto al romanzo, la pellicola è un cult assoluto, torbida, esoterica e capace di appicicarti addosso l’umidità di New Orleans. Visione obbligatoria: di seguito trovate il trailer ancora molto efficace nonostante l’età. Tra gli altri titoli altrettanto caldi, inserieri Midnight in the Garden of Good and Evil di un certo Clint Eastwood con un Kevin Spacey sublime e i recenti Un Gelido InvernoKiller JoeMud, questi ultimi due traghettati da un Matthew McConaughey (il volto leader del southern gothic) titanico.

Musicalmente cosa abbiamo? Molto. Dagli Handsome Family (perfetti come sigla di True Detective) ai R.E.M. e le loro favole dark del sud di Fables of the Reconstruction, passando per Giant Sand, Vic Chesnutt, Mark Linkous e i fantasmi e i demoni di Mark Kozelek che inaugurò il moniker ormai nel mito Sun Kill Moon nel 2003 proprio con Ghosts of the Great Highway. Avendo già indagato per voi, ecco due succose playlist di Spotify piene di nomi e brani belli e significativi: la prima tutta ispirata da True Detective, la seconda 100% a tema:

L’Italia cosa ha da offrire? Vi consiglio la lettura di questo articolo di qualche tempo fa su Il Sole 24 Ore. E’ un buon inizio: per ulteriori sviluppi rimaniamo sintonizzati…

Vi auguro un’estate torbida e intensa, in puro stile southern gothic: a settembre!

L’immagine di copertina è tratta dalla seguente fonte.  Credits: Richard Misrach, Sugar Cane and Refinery, Mississippi River Corridor, Louisiana, 1998 from Petrochemical America, photographs by Richard Misrach, Ecological Atlas by Kate Orff (Aperture, 2012). © Richard Misrach, courtesy of Pace/MacGill Gallery, New York; Fraenkel Gallery, San Francisco; and Marc Selwyn Gallery, Los Angeles.

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