Consigli Del Narciso #17 | Puntata extralarge

consigli del narciso #17

Il buono del mese scorso, il buono a venire.

Puntata #17 de I Consigli Del Narciso, la rubrica che porta sulle pagine di Cheap Sound ciò che di buono c’è stato nel mese appena terminato e punta un faro verso il buono a venire. C’è sempre un’immagine dei dischi che consiglio, o perlomeno di una buona parte di essi, e in coda un brano da ascoltare che anticipa qualcosa di gustoso che verrà (coming soon).

Visto che ho saltato un mese – non me ne vogliate – vi propongo una puntata extralarge in cui recupero le uscite buonissime del trimestre marzo/aprile/maggio.

Go Dugong – Curaro è il disco della conferma – se ce ne fosse ancora bisogno – di un talento cristallino. Il produttore italiano di base a Milano lo avevamo lasciato con un debutto sulla lunga distanza, Novanta, che era un crogiolo di stili urbani (hip-hop) ed esotici (world music) molto ben amalgamati e lo ritroviamo con un lavoro tribale che esplora con sapienza le radici della musica, quelle più recondite, tra estasi psico-fisica e cadenze dub.

Motta – Vivere o Morire è un lavoro che, con molta probabilità, dividerà il pubblico del musicista livornese. Questo suo secondo disco, difatti, pur proseguendo sul solco di quel debutto, La Fine Dei Vent’Anni, più o meno unanimemente osannato, ne “normalizza” la formula, rendendo le basi strumentali ancora più scheletriche e ripetitive, ed il cantato meno vario, ma pur sempre accorato e sincero. Per chi scrive è un disco convincente, che ancora più che in passato vuole essere un mantra (bianco) per i nostri giorni inquieti (cit.) o, se preferite, uno sbilenco blues-pop in salsa agrodolce.

Mouse On Mars – Dimensional People è un lavoro corale in cui il duo di produttori tedeschi – Andi Toma e Jan St. Werner – si fa ispirare/contaminare da gente del calibro di Justin Vernon (Bon Iver), Aaron e Bryce Dessner (The National), Spank Rock, Zach Condon (Beirut), per dare corpo ad una singolare installazione sonora che indaga territori più diversi: dall’elettroacustica all’afrobeat, passando per il kratu-rock e il dub. Un lavoro minore nella loro discografia, questo è evidente, eppure importante manifesto di una libertà artistica indomita.

Grouper – Grid of Points è musica che si specchia, con precisione millimetrica, nella splendida copertina scelta da Liz Harris (questo il suo nome all’anagrafe): minimalismo lo-fi, in bianco e nero, dove a contare è più l’assenza che le flebili presenze, che sono ora acustiche, ora generate dalle macchine. Si tratta di un disco soprattutto intimista che, a suo modo, è pure denso di uno struggente romanticismo decadente, dove finanche il campionamento di un treno che passa in lontananza riesce ad evocare malinconia, al pari delle note del suo pianoforte.

Fabio Cinti – La voce del padrone (un adattamento gentile) è un’operazione coraggiosa e, anche per questo, merita tutta la vostra attenzione. Il cantautore laziale riprende il capolavoro pop di Franco Battiato e lo reinterpreta, utilizzando poco più di un quartetto d’archi, un pianoforte e un coro. La resa finale è più ariosa dell’originale ma non manca il ritmo: un disco da mettere su la domenica mattina, per lasciarlo scorrere tutto il tempo in ripetizione automatica.

Beach House – 7 è, per l’appunto, il settimo lavoro in studio del duo di Baltimora (Victoria Legrand e Alex Scally) che ha deciso di ripartire daccapo, resettando preconcetti e modus operandi, per costruire un album sfrenato e stratificato – dove lo studio di registrazione gioca una parte fondamentale. Il risultato è, comunque, impeccabile e carico di quelle atmosfere sospese/sognanti tipiche del dream-pop, con ammiccamenti a un’altra grandissima band: i Broadcast. Ennesimo centro pieno.

Autechre – NTS Sessions 1-4 è un capolavoro. Sean Booth e Rob Brown, i due geni mancuniani di casa Warp, si sono incontrati per quattro giovedì consecutivi di aprile negli studi dell’emittente radiofonica “NTS”, per registrare dal vivo otto ore di musica completamente inedita (stampando di conseguenza 8 cd e 12 lp). L’operazione aggiorna ulteriormente la loro IDM – ha ancora senso chiamarla così? – mostrando, se non un pizzico di futuro, perlomeno un presente dalle geometrie (sonore) imperscrutabili. Uno dei vertici della loro carriera.

Il coming soon lo firma Daniel Lopatin / Oneohtrix Point Never con il pezzo “Black Snow”, tratto dal suo attesissimo disco di prossima uscita Age Of. Una curiosità: il video è diretto dallo stesso Lopatin e anche la voce del pezzo – debitamente effettata – è sua, mentre il controcanto è di (udite udite) Antony Hegarty / Anohni.

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