I Sadside Project presentano The Ocean Circus EP

Prima regola: non parlare mai del Fight Club. Seconda regola: non parlare MAI del Fight Club. Terza regola: se, su un evento, c’è come orario d’ingresso le 22.00, potete tranquillamente arrivare alle 23:30 e gustarvi ancora il soundcheck. Dovrebbero scriverlo a caratteri cubitali, al BlackOut. Questo pensavo mentre ero in coda al freddo e al gelo fuori il locale, dopo aver staccato da lavoro e aver corso dall’altra parte di Roma con la mia Micra come solo Ken Block sa fare.

Fortunatamente, la serata mi ha fatto passare l’amarezza della coda in un battibaleno.

Tra amici seduti sui divani e gente che si affrettava a prendere il primo drink gratuito, aprono la serata i Viva Lion, un duo acustico folk-pop con qualche leggera venatura indie. A vederli salire sul palco sembravano Davide Toffolo dei TARM, un po’ più paffuto, accompagnato da un ex componente dei Take That decisamente su di giri. Nonostante io sia un po’ ostico ai gruppi acustici, devo riconoscere che sono stati proprio bravi. Due chitarre che non si calpestano i piedi, ognuna con un rispettivo ruolo e mai ripetitive tra loro. Molto belle le progressioni degli accordi: passaggi da scale minori a maggiori, balzi di tonalità inaspettati ma mai fuori luogo, armonie studiate ed efficaci. Lo stesso non si può dire delle linee vocali, un po’ sottotono e banali, facilmente intuibili. Per il resto, hanno fatto il loro sporco lavoro da apripista, togliendo il gelo dell’attesa con una buona performance, chiusa anche da una galvanizzante cover di 99 Problems di Jay-Z, accompagnati alla batteria dallo stesso Domenico Migliaccio.

Neanche il tempo di uno shot ed ecco che salgono loro, i protagonisti della serata. Dopo aver attaccato il jack e sistemato quella batteria spoglia di tom, Gianluca Danaro e Domenico Migliaccio, a.k.a. Sadside Project, sono pronti per scatenare il delirio.

Per chi non conoscesse il sopracitato duo, ecco una rapida spiegazione (prima, però, vergonatevi almeno un minimo): no, non sono i White Stripes, no, non sono nemmeno i Bud Spencer Blues Explosion, sono una garage rock band che ha voglia di pestarvi le orecchie con riff taglienti e con una batteria cattiva, ma cattiva davvero.

Dopo aver incendiato gli studi Rai di via Asiago, queste bestiole propongono una setlist tutta nuova, proponendo i brani del loro nuovissimo The Ocean Circus EP e qualche anteprima di quel che sarà in febbraio (leggi anche ‘nuovo album’).

Un’esibizione madornale, i nuovi pezzi sono già entrati di prepotenza nella lista dei miei brani preferiti. Un peccato dover aspettare altri due mesi per sentirli!

La chitarra super effettata di Danaro è sempre perfetta, nel suo perenne octaver distorto: mai sbavata, mai un suono fuori posto, mai linee dubbiose. Naturalmente, il tutto seguito da quello stupratore di pelli di Migliaccio, un uomo che non colpisce il timpano, lo martorizza, lo pesta, lo traumatizza finché la bacchetta non è consumata. Sostituire le bacchette con un martello avrebbe lo stesso effetto.

Quasi come fosse un gioco, i due suonano con un affiatamento pazzesco, intuendosi al volo con delle fugaci occhiate dando via a piccole variazioni sul tema che abbelliscono non poco le già fomentanti tracce. Unica, piccola pecca è la poca interazione con il pubblico, quasi fosse un concerto privato per loro due.

Tirando le somme, i Sadside Project sono uno di quei gruppi che vanno visti almeno due volte nella vita, tra le migliori band romane in assoluto, e che sicuramente ci stupirà ancora in futuro. Poco, ma sicuro.

Sì, però, potevano farci entrare prima, ‘tacci loro.

 
E.L.

 

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