Santamuerte @ Sparwasser 30/03/2017

Un misto di Ty Segall, Dick Dale e la colonna sonora di un film di Sergio Leone. La fusione tra garage rock e sonorità sud americane: non è l’idea per il prossimo film di Tarantino, ma il sound del trio pugliese Santamuerte e del loro nuovo LP, Big Black Sister.

L’ultima volta che Cheap Sound aveva scambiato quattro chiacchere con quei bravi ragazzi dei Santamuerte, ci avevano lasciato con un’anteprima del loro video per “We cook snakes tonight” e la promessa di una data romana allo Sparwasser. Prima di recarmi al concerto conoscevo solo due singoli della band, adesso posseggo le copie fisiche di tutta la loro discografia (se non amplissima, comunque difficile da ottenere).

<<Ragazzi, mi dispiace dirvelo, ma dovreste suonare i pezzi più soft verso la fine della scaletta, o comunque abbassare il volume… sapete, i vicini…>> così la manager del locale al batterista/cantante dei Santamuerte, Vincenzo Dalessio, nel momento stesso in cui arrivavo in quel di via del Pigneto 212. <<Tranquillo, diciamo sempre di sì, però non lo facciamo mai…>> questa la sua rassicurazione dopo aver espresso la mia avversione nei confronti di serate a basso tasso di decibel. Questo il mio primo approccio con uno dei membri della band, e meglio di così non potevamo cominciare. Oltretutto è da segnalare che nel repertorio dei Santamuerte non è presente alcun brano soft, almeno del genere inteso dalla responsabile.

Dopo aver conosciuto anche gli altri due membri della band, Vito Mannarini alla chitarra e Giuseppe Pansini al basso, ed esserci scordati i nomi a vicenda un paio di volte, arriva il momento di capire se, oltre ad essere simpatici, questi ragazzi sappiano anche tenere un palco. Dal primo brano della scaletta, “Kazzi a Mazzi”, è facile intuire che ai Santamuerte non interessa un bel niente di quello che potremmo pensare io o il pubblico. Ottimo: sono sciolti e con la giusta dose di quella che, nei pressi del napoletano, chiamerebbero cazzimma. Bisogna aspettare altri quattro brani, tra i quali la bellissima “Empty Room” dall’EP Age of Sorrow, prima di arrivare a “Back to Mexico”, primo singolo estratto da Black Sister. Quest’ultima è sicuramente la chiave del disco, la traccia che apre le porte sul suono del power trio proveniente da Mole di Bari. La chitarra surf del vecchio Dick Dale, con il piglio da spiaggia californiana dei contemporanei Allah-Las, sono il condimento per le radici garage di Vincenzo e le influenze sud americane di Vito.

Il prossimo highlight è sicuramente la dedica a Frank Abagnale (dall’omonimo brano), il celebre falsario, e curiosa fonte d’ispirazione per una canzone: in fondo però, vorremmo tutti essere un po’ come Abagnale, in grado di trasformarci continuamente, urlando <<prova a prendermi!>>. Passa un’altra traccia estratta da Big Black Sister, poi è tempo per “Inside your head”, la mia preferita di tutto il set. Ovviamente non esiste alcuna registrazione di quest’ultima, quindi non sono stato in grado di riascoltarla, e l’unica cosa che ricordo è un riff orecchiabilissimo ed un cambio repentino di ritmo. Aspetto con ansia di sentirla in stereo. Il cerchio, e la serata, si chiudono con “Age of sorrow”, che descriverò utilizzando le parole del chitarrista, una volta sentito il parere dello Sparwasser riguardo al volume: <<Fotte un %&$#, l’ultimo pezzo deve essere una bomba!>>.

All’inizio del concerto, tutti i presenti in sala erano comodamente seduti su sedie e divanetti a godersi la loro birra a basso costo; verso la fine la maggior parte era in piedi a godersi riff e distorsioni.

Dicono che il rock stia morendo, insieme alla sua paladina, la chitarra elettrica, e che ormai il futuro stia nel… la verità è che non lo sa nessuno dove sta andando la musica, ma la presenza di band come i Santamuerte, nel mercato discografico italiano, mi rende sicuramente più ottimista. Questa storia del rock come musica d’altri tempi è, oltretutto, inesatta: mentre produttori e direttori artistici piazzano synth e ritmi anni ’80 ovunque, band come i Fast Animals and Slow Kids, o quella di Motta, fanno sold-out ovunque. Il pubblico ha voglia di ascoltare della buona musica, suonata da bravi musicisti (non quello che noi pensiamo vogliano ascoltare), ed è proprio questo che sono i Santamuerte: degli ottimi musicisti che suonano dell’ottima musica. Motivo per supportarli andando ai loro concerti e comprare i loro dischi, non ve ne pentirete.

Soddisfatti, o “kazzi a mazzi”.

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