REPORT | Satan’s Satyrs @INIT

locandina sata

Curiosità forte e spassionata. Quale altra motivazione per muoversi in un difficoltoso giovedì piovoso di ottobre? Non solo curiosità, ma anche passione non impedisce di accorciare le distanze con il divano e le pantofole. Sembra tutto pronto per affrontare con spensieratezza quasi rilassata questa rassegna musicale.

I numerosi eventi stoner rock/psych/doom a cui ho assistito nella capitale fino ad oggi, sia al Sinister Noise che all’INIT, hanno sempre lasciato intendere molto al pubblico di appassionati del genere (dei generi?). I nomi internazionali (di nicchia e non) non sono mai mancati e ciò anche grazie alla Magical Mystery Van  Events, la quale ha sempre garantito la presenza di numerosi nomi validi del panorama musicale di genere. Con rammarico, però, ho perso la performance live degli Acid Mothers Temple, permessa sempre dalla stessa book di eventi pochi giorni più tardi.

Arrivato in vergognoso anticipo, attendo di fuori l’apertura dei cancelli. Tra una sigaretta e due passi già le mie orecchie odono di sottofondo la varie band che si alternano ciclicamente sul palco per il sound check! Quindi, dopo un’oretta massimo, sembra tutto pronto per l’apertura dell’ingresso! Ammetto con facilità di essere molto più spinto a presenziare all’evento dall’humus culturale della band statunitense, intrisa di grandi citazione di film Exlpoitation di serie B degli anni ’70. Sicuramente anche il sound delL’LP di esordio Wild Beyond Belif (Trash King Productions, 2012) non va affatto a discapito loro, anzi. Un selvaggio assalto frontale in pieno stile garage dei bei vecchi tempi con evidenti sfumature dell’hard rock settantiano statunitense alla Blue Cheer o Cactus, strizzando sicuramente l’occhio a band del calibro dei The Stooges.  Tutte queste influenze hanno una riuscita sicuramente moderna, nel senso che le lezioni del primo grezzo heavy/punk alla Venom di inizio anni ’80 sono evidenti.

Ma ora pensiamo alla serata in sé, la quale ci ha lasciato spiazzati sia in negativo che in positivo.  Iniziano gli italiani Hound, fautori di uno psych rock di radice moderne, con pennellate stoner rock. E’ la prima volta che assisto ad un loro show e non ne rimango molto colpito. La tracce eseguite dall’ensemble mi fanno entrare spiritualmente nel mood giusto della serata, anche se a livello di esecuzione non mi sbalordiscono tantissimo. A tratti mi ricordano i Sons Of Otis. Attenderò ulteriori loro show per affinare la mie impressioni.

La seconda band della serata sono i Night Gaunt, di cui vi ho già ampiamente parlato su questa webzine. Sono una buonissima realtà romana che sta calcando i palchi, molto spesso anche fuori dalla capitale. Il loro è un doom che si rifà alla lezione dei mostri sacri del genere con leggere influenze dei Celtic Frost. Mostrano di maturare show dopo show. Questi suonano per più di una mezz’ora buona senza mai fermarsi. Purtroppo noto una certa stanchezza sul volto dei ragazzi, penso anche dovuta al fatto che dentro all’Init faccia molto caldo e il clima comincia a diventare quasi insopportabile: molti  spettatori, ad un certo punto, sono costretti ad uscire. Contento di aver assistito ad un ennesimo loro show mi appropinquo vicino al palco per assistere alla performance degli headliners, i quali vantano al basso e voce Clayton Burgess, neo bassista degli Electric Wizard. Appena entrano sul palco la mia immaginazione va diretta a quaranta anni fa, nel mondo dell’acido lisergico e degli amplificatori perforati dal volume spropositato. Una carica distruttiva investe il locale come uno tsunami. Tutti i membri si muovo ondeggiando i lunghi capelli con tanto di abiti anni ‘60/’70. Vengono proposti maggiormente pezzi dal nuovo disco in uscita Die Screaming (Trash King Productions, 2014), disco nettamente diverso dal precedente. Anche prevalentemente altera si dimostra il sound del gruppo: non odiamo più quel suono sporco di basso e chitarra, non più quella voce disperata e super riverberata! Noto quindi, tristemente, che il gruppo ha ammorbidito il suo sound. Non sono mancati pezzi intransigenti come il brano di apertura del primo disco Sadist 69Electro Witchwhipper. Comunque la maggior parte dei brani a cui assistiamo appartengono all’uscita di quest’anno. Nonostante questa affievolimento nel sound, comunque, rimango piacevolmente colpito. Senza dubbio la band dimostra di avere le capacità di poter calcare numerosi palchi internazionali proponendo una emulazione di ciò che sono stati i vecchi Sabbath, l’evoluzione vocale del cantante mi sembra rimandare a ciò. Nonostante la professionalità dimostrata li preferivo rozzi e creativi!

Ripensateci ragazzi!

Lorenzo Landriscina

 

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